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Diploma in quattro anni: scettici i dirigenti scolastici

Diploma in quattro anni: scettici i dirigenti scolastici

I presidi degli istituti superiori non si dicono convinti della proposta del Ministro

CIVITAVECCHIA – Si dicono scettici i cinque dirigenti scolastici degli istituti superiori cittadini in merito alla proposta del ministro Fedeli di far sperimentare, per il prossimo anno a cento classi dei licei e istituti tecnici, il diploma in 4 anni. Il bando nazionale per la presentazione dei progetti sperimentali sarà pubblicato a fine agosto dal Miur e le scuole – sia statali che paritarie – potranno candidarsi dal 1° al 30 settembre.

Contrario il dirigente del Marconi Nicola Guzzone. «Per le famiglie e per i ragazzi – ha spiegato – già sono faticosi cinque anni; concentrare tutto in quattro non è semplice». Difficile quindi che il Marconi andrà a presentare un progetto. Perplessa anche Maria Zeno del liceo Galilei. «Sono aperta alle sperimentazioni – ha sottolineato – ma la questione va approfondita bene. La scuola oggi non è più solo didattica, con i ragazzi già impegnati in diversi progetti». «I ragazzi chiedono di più e noi vogliamo dare loro sempre meno? – si chiede la dirigente del Guglielmotti Giuseppa Maniglia (pronta ad essere sostituita a settembre da Annamaria Deni) – la scuola deve accompagnare nella maturazione, insegnare ai ragazzi metodo per raggiungere i risultati. In quattro anni sarebbe impossibile». Parla di una riforma, come spesso accade, troppo semplificata anche Stefania Tinti dell’Iis Viale Adige, che non esclude però un approfondimento con i docenti. «Bene terminare il percorso di studi prima – ha spiegato – ma togliere semplicemente un anno alle superiori non è la soluzione ideale; magari si poteva pensare a due anni di medie, un biennio unificato e tre di specializzazione». Emanuela Fanelli del Calamatta ne parlerà al primo collegio di settembre, istituendo anche una commissione ristretta per valutare la proposta. «Unn percorso tecnico come il nautico, geometra o biotecnologico – ha spiegato – si potrebbe prestare bene, per far accedere prima i ragazzi al mondo del lavoro. Ma accorgiare il percorso non vuol dire usare scorciatoie. E questo aspetto va valutato bene».

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