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Biogas, il Consorzio Pellicano difende la bontà del progetto

TARQUINIA – A seguito del Consiglio Comunale tenutosi a Tarquinia nella giornata di ieri, riguardante il progetto di valorizzazione dei rifiuti organici provenienti da raccolta differenziata con produzione di biometano per autotrazione, il Consorzio Pellicano, dopo attenta analisi del dibattito avvenuto, osserva, rileva e precisa quanto segue:

“Pur comprendendo le difficoltà di un’Amministrazione appena insediata a dibattere un argomento così complesso, va precisato che l’istanza della modifica sostanziale (che ha trasformato il progetto originariodella centrale elettrica a biogas in una bio raffineria per la produzione di biometano per autotrazione) è stato presentato agli inizi del 2015 e che già da quella data l’Amministrazione Comunale aveva disponibili tutti gli elaborati progettuali.

2. Che i combustibili da fonti rinnovabili di terza generazione (provenienti da rifiuti e/o scarti) siano la risposta ambientale più adeguata e al trattamento dei rifiuti e alla riduzione dei gas serra non è una affermazione del Consorzio Pellicano ma della comunità scientifica internazionale. A conferma la quasi totalità delle associazioni ambientaliste di rilevanza internazionale e nazionale sono favorevoli alle bio raffinerie. Non ultimo la legislazione comunitaria e nazionale stanno promuovendo questa tipologia di impianti per diffondere l’uso del biometano quale carburante per autotrazione. Il parere favorevole dell’ufficio VIA, che ha acquisito anche il parere favorevole della ASL, e quello dell’Istituto superiore della Sanità (quest’ultimo espresso su richiesta del Comune di Tarquinia, quando il progetto era ancora di una centrale per la produzione di energia elettrica e dunque maggiormente impattante) sono ulteriore dimostrazione della bontà del progetto presentato.

3. La normativa vigente (e non il Consorzio Pellicano) definisce al comma 6 dell’articolo 208 della legge 152/2006 pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità di detti impianti e recita: “…la regione, in caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione e la gestione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori”. (Strano che un architetto che si autodefinisce conoscitore della materia urbanistica ignori la normativa sugli impianti di pubblica utilità). La legge 152/2006 stabilisce anche quelle che sono le competenze di Regione, Provincia e Comuni; nonché le procedure di VIA e AIA. 

4. In merito alla invocata delibera del consiglio Comunale n° 33 del 2004, non c’è necessità che il Consorzio Pellicano aggiunga qualcosa a quanto ha esposto il TAR Lazio nella sentenza 4734/2016 e già notificata a suo tempo alla Amministrazione Comunale. In detta sentenza il TAR rileva la totale illegittimità della citata delibera.

Ciò chiarito al fine di evitare le strumentalizzazioni politiche su un opera infrastrutturale che va a vantaggio della collettività (da rilevare che il vero scandalo, a nostro sommesso giudizio, è che, già da anni, il Consorzio Pellicano riceve 5.500 tonnellate anno di rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata dell’umido per poi caricarle su autotreni che provvedono a conferirla in impianti al nord Italia, con costi e impronte ambientali molto maggiori del trattamento in loco, con un quantitativo totale, tra rifiuti in ingresso e in uscita, pari quasi alla metà di quanto richiesto in autorizzazione).

Il Consorzio nel confermare la propria disponibilità al confronto istituzionale, si riserva di difendere i propri legittimi interessi nelle sedi opportune”.

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