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Marongiu: “Sprar, urge un consiglio comunale aperto”

Marongiu: “Sprar, urge un consiglio comunale aperto”

Il presidente del forum immigrazione Pd risponde al Sindaco 

di DANILA TOZZI

LADISPOLI – Pronta la replica di Silvia Marongiu che proprio che in qualità di presidente forum immigrazione PD provincia di Roma si occupa di tale problematiche alle parole pronunciate dal sindaco di Ladispoli Grando sul progetto Sprar “Siamo già al completo: non c’è nessuna possibilità di accoglienza”.

“In questi giorni – commenta infatti la Marongiu – torna alla ribalta il tema “accoglienza migranti” /Bando Sprar. Il nostro circolo PD ha spesso ribadito la necessità di affrontare questa discussione aldilà degli schieramenti politici di appartenenza o delle linee programmatiche proposte in campagna elettorale”.  Ecco perché fa richiesta specifica che venga convocato al più presto un consiglio comunale (favorevole lo stesso Grando). Quindi incalza Silvia Marongiu “Attraverso il lavoro del forum immigrazione provinciale abbiamo constatato che dove le istituzioni locali assumono un atteggiamento propositivo e collaborativo, è possibile gestire i flussi dei migranti con metodo e senza esasperare i problemi. I Comuni non possono e non devono essere scavalcati nella fase di studio ed in quella decisionale poiché attualmente nessun ente locale è in grado di anticipare risorse di ogni genere e tipologia. È fondamentale cercare di capire come è possibile programmare con anticipo percorsi adeguati di accoglienza” sempre più indispensabili per non sollevare pregiudizi e molti dubbi nella stessa popolazione ed evitare così atteggiamenti di chiusura e diffidenza, “per il mantenimento della coesione sociale nei territori”. “Oggi si può evidenziare –prosegue la presidente Marongiu -che accedere allo SPRAR è una reale opportunità di prospettive e crescita del territorio su piano culturale, del mercato del lavoro, dello sviluppo di impresa, etc. Nei Comuni che non aderiscono alla rete SPRAR il Ministero degli Interni si riserva di emettere bandi per la ricerca di strutture private e, a quel punto, le amministrazioni comunali non hanno più alcuna competenza. È quello che è già accaduto a Fiumicino e a Civitavecchia o ad Anzio e Nettuno dove, a seguito della mancata adesione, sono stati aperti 5 centri privati e ne apriranno altri a breve. Quindi un privato potrebbe proporre l’affitto di ex alberghi o palazzine intere (concentrando i rifugiati e rischiando di creare “ghetti”). Ecco perché il sistema da utilizzare per l’accoglienza potrebbe essere quello di accoglienza diffusa”. Quindi ribadisce “Non si può accettare un mero conteggio numerico sulla ripartizione dei richiedenti asilo che non tiene conto delle esigenze del territorio. Bisogna ricostruire un clima di fiducia e dare delle garanzie mettendo al centro il welfare come motore di sviluppo sociale ed economico, mettere in campo azioni multidisciplinari e contaminazioni complesse, costruendo forme di parternariato prima di tutto tra i soggetti sociali, ma anche con le Istituzioni.

L’assenso del consiglio comunale all’introduzione della consulta – conclude – era già stato ricercato in altre occasioni e in varie consiliature, incontrando sempre insuperabili resistenze, spesso di natura ideologica. In questo senso è sembrato decisivo lo sforzo di dialogo in particolare con i consiglieri politicamente più distanti da quella che potremmo definire la cultura dell’accoglienza”.

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