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Lavoratori come schiavi a Tarquinia: gli altri tre indagati chiariscono la loro posizione

Lavoratori come schiavi a Tarquinia: gli altri tre indagati chiariscono la loro posizione

Emanuele ieri ha parlato in sede di interrogatorio di garanzia: ''Alcuni operai erano anche amici''. Stessa cosa per Paola Piselli e Talita Volpini che hanno rilevato il loro ruolo marginale  Gli avvocati Pier Salvatore e Francesca Maruccio e Paolo Pirani: «Va fatta una doverosa distinzione tra i vari soggetti per le funzioni effettivamente svolte»

TARQUINIA – Si sono svolti ieri gli interrogatori di garanzia per Pietro Emanuele Costa, 32 anni figlio di Antonino Costa, Paola Piselli 54 anni, ex moglie di Antonino, e Talita Volpini di 34 anni moglie di Emanuele, agli arresti da mercoledì nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza, Compagnia di Tarquinia, che vede coinvolta una nota azienda metalmeccanica di Tarquinia, località ai confini con Civitavecchia. Come si ricorderà i reati contestati vanno dallo sfruttamento dei lavoratori e minacce, al caporalato, alla truffa ai danni dell’Inps e al sequestro di persona.

Antonino Costa, interrogato venerdì, si è avvalso della facoltà di non rispondere giustificata dallo stato di choc che lo vedeva non in grado di riferire con lucidità circa i fatti contestati. Gli altri tre indagati, invece, ieri hanno chiarito le loro posizioni rispetto alle contestazioni, cercando soprattutto di spiegare il loro ruolo all’interno dell’azienda situata nei pressi della zona artigianale di Tarquinia e di dare risposte esaustive alle domande del gip.

Emanuele è stato sentito dalla dottoressa Cialoni, dall’ospedale Belcolle dove è ricoverato per eseguire una terapia.Il 32enne ha evidenziato i rapporti che aveva con i lavoratori, in taluni casi anche di amicizia e frequentazioni fuori dal lavoro, ed ha anche cercato di mettere in evidenza l’incongruenza temporale tra la contestazione dei fatti e il suo lavoro in azienda. Alcune circostanze contestate dall’accusa riguarderebbero cioè un arco temporale durante il quale Emanuele non abitava neanche a Tarquinia, ma a Roma, e lavorava presso un’altra ditta. Sia per questioni patologiche sia per questione documentali, l’attività in azienda di Pietro Emanuele sarebbe avvenuta solo negli ultimi due anni. Questioni di salute lo avrebbero cioè tenuto lontano dalla società per la quale non aveva neanche rapporti gestori. L’interrogatorio avrebbe messo in evidenza tutta una serie di problematiche che ora sono al vaglio del giudice per verificare anche la credibilità di determinate situazioni.

Talita Volpini, da parte sua, ha rimarcato di aver avuto un ruolo assolutamente marginale, limitandosi a qualche bonifico; tale la situazione anche per Paola Piselli che ha potuto riferire nel dettaglio di tutte le contestazioni a suo carico. Paola Piselli risulta indagata anche per truffa ai danni dello stato per questioni dove lei risulta come uno dei soggetti nei confronti della quale ci sarebbe stato il licenziamento e la riassunzione.

Alla luce di quanto riferito, i legali difensori degli indagati, Pier Salvatore Maruccio, Francesca Maruccio e Paolo Pirani, hanno avanzato delle istanze per cercare di dirimere la misura cautelare per tutti e tre.

«All’esito degli interrogatori, – commentano i legali difensori degli indagati Pier Salvatore Maruccio, Paolo Pirani e Francesca Maruccio – cui gli indagati si sono sottoposti, in ragione di quanto apparso sugli organi di informazione ci sembra doveroso intervenire sulla vicenda. Tecnicamente ci troviamo di fronte ad un’ordinanza custodiale che, riguardando fatti ed atti ormai ampiamente definiti nel tempo e nello spazio, avrebbe potuto essere evitata e/o limitata nella sua eseguibilità. Il risalto mediatico ha finito per dare a quanto accaduto una coloritura accesa e toni volutamente enfatizzati rispetto alla realtà dei fatti, così come concretamente appaiono». «Tra l’altro va fatta una doverosa distinzione – hanno detto i legali – tra i vari soggetti per i ruoli rispettivamente rivestiti e le funzioni svolte (e se effettivamente svolte). La questione in assoluto merita un doveroso quanto opportuno approfondimento tendente alla verifica complessiva dei fatti anche nella loro rappresentazione accusatoria. Abbiamo comunque avanzato idonee istanze al riguardo».

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