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''La variante sostanziale al biogas è lo stesso impianto insalubre''

''La variante sostanziale al biogas è lo stesso impianto insalubre''

Prosegue lo scontro tra il Consorzio Pellicano e gli ambientalisti sul progetto che si dovrebbe realizzare all’Olivastro. Simona Ricotti e Gian Piero Baldi continuano a bocciare l’impianto elencando tutte le criticità «Aggiunti solo serbatoi ad alta pressione per lo stoccaggio del gas prodotto»

TARQUINIA – Biogas, scontro tra gli ambientalisti e il Consorzio Pellicano sulla bontà del progetto che potrebbe essere realizzato in località Olivastro. Stavolta a prendere la parola sono Simona Ricotti , responsabile Settore Energia di Forum Ambientalista e Gian Piero Baldi, presidente di Bio Ambiente di Tarquinia e Medico Isde.

«L’impudenza con cui i rappresentanti del Consorzio Pellicano continuano a diffondere informazioni non veritiere o, quantomeno, puerilmente artefatte, rasenta l’incredibile – tuonano gli ambientalisti – Sebbene parte delle loro mistificazioni siano già state portate allo scoperto nelle sedi deputate, ovvero durante la prima seduta della Conferenza di servizio tenutasi in Regione Lazio nell’ambito del procedimento per l’ottenimento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), riteniamo doveroso, per informazione alla popolazione, confutare punto punto le loro mistificazioni».

«La cosiddetta variante sostanziale al progetto Biogas,- spiegano Baldi e la Ricotti – è in pratica lo stesso impianto insalubre di prima classe con l’aggiunta ex novo di enormi serbatoi ad alta pressione per lo stoccaggio del gas prodotto. Asserire che un impianto del genere inquini quanto un auto diesel è affermazione che si commenta da sola. Non è un caso, peraltro, che sia la Asl VT, sia l’Istituto superiore di sanità che gli uffici Via abbiano imposto al proponente controlli e monitoraggi continuativi degli inquinanti aerei prodotti ed emessi da tale industria. I pareri sbandierati dal Consorzio Pellicano per dimostrare la bontà del progetto, non sono affatto tali, infatti la Asl Viterbo, dopo aver dovuto prendere atto dell’esistenza di edifici entro il raggio di trecento metri, ha testualmente affermato che causa carenza documentale, “non è possibile esprimere un compiuto giudizio sotto il profilo igienico sanitario”. L’Arpa Lazio ha fatto notare l’impossibilità, nell’attuale, di potersi pronunciare, soprattutto in relazione al piano di monitoraggio e controllo, vista le lacune nei dati progettuali (flussi in entrata e in uscita, codici CER, etc.) e nelle schede che illustrano il processo produttivo in esame. Il parere dei Vigili del Fuoco, come ben chiarito in sede di Conferenza di Servizio, è quello espresso sull’analisi del vecchio progetto, dove non erano presenti i siti di stoccaggio, ed in quanto tale, non valido».

«Il Consorzio Pellicano – aggiungono – fa inoltre puerilmente finta di ignorare, sperando in un cambio di opinione che siamo certi non interverrà, che la nuova Amministrazione Comunale si è proclamata assolutamente contraria alla centrale Biogas per il tramite di una recentissima delibera consigliare approvata all’unanimità, del parere negativo dell’Ufficio Urbanistico e delle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco durante la prima seduta della conferenza dei servizi per valutazione AIA della centrale, svoltasi il 20 settembre u.s. presso la Regione Lazio». «La vicenda delle distanze dalle abitazioni – dicono inoltre Baldi e la Ricotti – rasenta poi il ridicolo. In una sorta di boomerang declamatorio il Consorzio Pellicano ci rammenta che il Position Paper dell’Isde consiglia come distanza minima tra civili abitazioni e impianto di tale fattispecie 250 mt. Nell’evidenziare che in un atto di ben maggiore importanza nella materia, ovvero il piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio, viene indicata in 500 mt lineari la distanza idonea dall’edificato urbano nel caso di “case sparse” come nella fattispecie, e nell’attesa che i vari enti preposti al rilascio dei pareri, prima fra tutte la ASL, vengano ad accertare in situ la reale antropizzazione all’Olivastro ribadiamo, come peraltro asserito con perizia giurata e facilmente verificabile, che vi è una casa A/3 a distanza zero metri e, cioè, a confine ed altre, via, via, a distanza di 178 mt, 191 mt, 206 mt, 213 mt e via dicendo. Non saranno certo le denunce intimidatorie inoltrate dal Pellicano a modificare tale dato inconfutabile né serviranno, sia chiaro, ad imbavagliarci. Vale infine ricordare, per i non addetti ai lavori, che dalla fermentazione anaerobica della nettezza organica (Forsu) oltre ai gas, si produce, quale scarto finale un materiale, detto “digestato” che altro non è che un rifiuto, poiché deriva da rifiuti, classificato con specifico codice CER. Altro che compost di qualità. Questo rifiuto finale dovrebbe perciò essere eliminato in discarica e non certo smaltito su terreni agricoli di qualità, tanto più se produttori di coltivazioni pregiate, quale quelli di Tarquinia. Tale assunto, ricordiamo, è già norma di legge nelle aree di produzione del parmigiano reggiano».

«Tralasciamo gli insulti gratuiti alle nostre Associazioni, che nascondono solo una profonda mancanza di argomenti ed un astio rabbioso per le puntuali controdeduzioni alle mistificazioni e/o omissioni del Consorzio, una su tutte l’affermazione che tale impianto fa addirittura bene all’ambiente. Affermazioni che se non fossero tragiche sarebbero comiche.Negare l’impatto sull’ambiente di tale impianto, che ribadiamo essere industria insalubre di 1^ classe, e l’effetto sommatoria dello stesso con le altre fonti inquinanti del territorio (dalle centrali al porto, dal deposito di armi chimiche a quello di pet coke, etc) significa non solo negare le evidenze scientifiche ma, soprattutto, porre il proprio profitto dinanzi alla salute della popolazione. Ma, chissà perché, questo atteggiamento non ci sorprende affatto».

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