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''Nella discarica un senso di abbandono''

Sulla querelle di Cupinoro parla Elena Carone Fabiani Per l’attivista negativo l’incontro con Buschini

Sulla querelle di Cupinoro parla Elena Carone Fabiani Per l’attivista negativo l’incontro con Buschini

di GRAZIAROSA VILLANI

 

BRACCIANO – Situazione caldissima per la querelle Cupinoro. Sulla problematica abbiamo rivolto alcune domande a Elena Carone Fabiani del Movimento Fermiamo Cupinoro.

Fermiamo Cupinoro si trova oggi protagonista di una nuova battaglia contro l’ipotesi di realizzazione di due nuovi impianti le cui autorizzazioni sono oggetto di un bando da parte del curatore fallimentare che andrà all’asta il prossimo 21 novembre. Avete avuto un incontro in Regione. Cosa è emerso e vi sentite soddisfatti delle rassicurazioni dell’assessore regionale Buschini? «Il curatore fallimentare della Bracciano Ambiente ha il compito di recuperare più risorse economiche possibili data la circostanza di fallimento, lo si evince, in particolare, entrando in discarica; l’impressione è quella dell’abbandono, non c’è elettricità perché non si pagano le bollette e di conseguenza niente luce né videosorveglianza, vi si accede solo per svuotare, una volta piene, le vasche del percolato. Non c’è un minimo di programmazione di messa in sicurezza e bonifica del sito perché non ci sono più le risorse economiche. Ricordiamo che nel contratto d’affitto stipulato tra l’Università Agraria e la Bracciano Ambiente si legge che, una volta terminata l’attività , il sito va ripristinato e restituito al proprietario così come gli è stato concesso.

Decidere di mettere all’asta gli impianti, dopo due gare andate deserte, rientra nei compiti del curatore ai quali non possiamo opporci ma a noi preme far emergere alcuni aspetti di estrema importanza. Primo tra tutti, la proprietà dei terreni che non è della fallita Bracciano Ambiente ma dell’Università Agraria di Bracciano. Su quelle terre insistono numerosi vincoli, Usi Civici, ZPS, archeologico e paesaggistico.

Il nostro incontro con Buschini può tranquillamente definirsi negativo; abbiamo riscontrato, da parte dell’assessore ed anche da chi lo accompagnava, un atteggiamento poco chiaro e di attesa degli eventi (forse le prossime elezioni?) a dimostrazione che purtroppo siamo prigionieri di una classe politica poco attenta ai bisogni e alle aspettative dei cittadini. La nostra richiesta di revoca dell’AIA non è stata accolta facendo prevalere la necessità di evitare incidenti diplomatici su quella di tutelare una comunità. Il nuovo Piano regionale Rifiuti, preannunciatoci nel corso dell’incontro e che dovrebbe arrivare in Consiglio prima della fine della legislatura, sembra indirizzato sui grandi impianti che noi abbiamo sempre contestato. Inoltre non sembra che la Regione abbia idee nuove sui sistemi di smaltimento. Il modello è sempre quello del famigerato “ecodistretto” con centrale a biogas/biometano per l’organico e impianto TMB con produzione di combustibile da bruciare (o da far bruciare a enti terzi) negli inceneritori, nei cementifici o nelle centrali abilitate. Guarda caso, proprio i tipi di impianti autorizzati a Cupinoro».

Nel corso della campagna elettorale tutti e sei i candidati in campo si sono opposti a nuovi impianti di smaltimento a Bracciano (a dire il vero il candidato Tellaroli ha mostrato una certa apertura se non a Cupinoro). Come giudicate l’operato del sindaco Tondinelli riguardo il caso Bracciano Ambiente e i successivi atti?

«In realtà non tutti i candidati si schierarono per la chiusura definitiva di Cupinoro. Nel programma del candidato Tellaroli si parla di un impianto di selezione dei rifiuti (TMB) con vocazione esclusiva al recupero di materia per riutilizzo industriale (definizione che esclude la produzione di combustibile e l’incenerimento) e viene espressa contrarietà alle centrali a biogas. Nel programma del candidato Testini non c’è un’opposizione di principio alla realizzazione degli impianti (però ci si riferisce anche qui a un TMB senza produzione di combustibile). Purtroppo nell’avviso di asta pubblica il riferimento alla produzione di combustibile del TMB è incontestabile. E nessuno ci dice, anche se in seguito l’impianto non fosse autorizzato a produrre combustibile, che fine farebbero i rifiuti non riciclabili.

Sulla Bracciano Ambiente occorrerebbe capire quanti dei politici che hanno governato questo paese hanno veramente creduto nelle potenzialità dell’unica risorsa produttiva del territorio. Noi abbiamo sempre pensato ed espresso la nostra visione di ciò che avrebbe potuto essere e fare la Bracciano Ambiente ma la storia ci parla di amministratori sordi che hanno legato il destino della società e, purtroppo dei lavoratori, all’industria del rifiuto».

Voi ed altri cittadini avete promosso ricorsi amministrativi ancora pendenti. A che punto sono questi procedimenti?

«Abbiamo impugnato il rinnovo l’AIA, l’appello alla sentenza non definitiva e a quella definitiva è pendente al Consiglio di Stato. E’ pendente avanti al TAR il ricorso sul capping. E’ inoltre pendente avanti al TAR la nomina del commissario ad acta».

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