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Il commento al vangelo della domenica. ‘‘Vegliate, vigilate’’. L’incontro con il Signore è al tempo stesso festa e giudizio

Il commento al vangelo della domenica. ‘‘Vegliate, vigilate’’. L’incontro con il Signore è al tempo stesso festa e giudizio

‘‘Vegliate, vigilate’’. L’incontro con il Signore è al tempo stesso festa e giudizio

di don IVAN LETO

CIVITAVECCHIA – A conclusione dell’anno liturgico, in questa e nelle prossime due domeniche la Chiesa ci propone la lettura di Mt  25, la seconda parte del discorso escatologico, cioè sulla fine dei tempi, fatto da Gesù nei capitoli 24-25. Fate attenzione, vegliate perché non sapete quando è il momento … Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino … Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! La nostra parabola ritrae le usanze matrimoniali palestinesi: il giorno precedente le nozze, al tramonto, il fidanzato si recava con gli amici a casa della fidanzata, che lo attendeva insieme ad alcune amiche. Ma se facciamo attenzione, il nostro racconto presenta molti tratti strani: la sposa non c’è; lo sposo arriva a mezzanotte; si chiede di comprare olio in piena notte; la conclusione è fuori luogo, quasi tragica… In breve, il punto è un altro. Questa parabola è costruita per descrivere la prolungata attesa della venuta gloriosa del Signore Gesù: è lui, il Messia, “lo Sposo che tarda”, e il vero problema è come comportarsi in questa attesa! Come vigilare? “Il regno dei cieli sarà simile…”: con questa frase tipica di Gesù siamo subito condotti nel vivo del racconto. Ci sono dieci vergini che si muniscono delle loro lampade per “uscire incontro allo sposo”. L’evangelista precisa subito l’essenziale: cinque di queste vergini sono stolte, cinque prudenti/sagge. In cosa consiste la differenza? Nel prepararsi o meno all’incontro con il Signore, prendendo con sé l’olio. “Poiché lo Sposo tardava…”: ecco il particolare decisivo della parabola. Il problema è il ritardo della venuta finale di Gesù, un vero e proprio trauma per le prime generazioni cristiane. E noi attendiamo ancora il Veniente oppure – come affermava Ignazio Silone – abbiamo per la sua venuta lo stesso entusiasmo di quelli che aspettano l’autobus alla fermata? “… si assopirono tutte e si addormentarono”. Paradosso: si sta parlando di vegliare, e tutte dormono! Dunque, che tipo di vigilanza è quella a cui Gesù vuole esortarci? Dove sta la differenza tra le stolte e le sagge, se tutte si addormentano? Prima di tentare una risposta, lasciamoci colpire dalla voce che squarcia la notte: “Ecco lo Sposo! Andategli incontro!”. Grido che giunge improvviso a mezzanotte, l’ora più inattesa, in cui il Signore viene e ci sorprende come un ladro nella notte, afferma a più riprese il Nuovo Testamento. All’udire questa voce potente, tutte le vergini, come si erano addormentate, così si destano. Ma ecco che finalmente si manifesta la differenza. Le cinque stolte non hanno olio, dunque sono costrette a chiederne un po’ alle altre cinque. Si sentono però rispondere: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto a comprarvene”. Risposta dettata dall’egoismo? No, è un modo, seppur brusco, per dire che nel giudizio finale ognuno deve rispondere per sé: non si può avere in extremis l’olio necessario, l’incontro con il Signore va preparato prima. Quest’olio o lo si ha in sé oppure nessuno può pretenderlo dagli altri: è l’olio del desiderio dell’incontro con il Signore. Ma finalmente giunge lo Sposo, ed entrano con lui nella sala di nozze solo le cinque vergini sagge. Allora “la porta fu chiusa”, un particolare icastico, che dice in pochissime parole una verità nettissima, anche se scomoda: dentro o fuori, non vi è una terza possibilità!

“Alla fine” giungono le altre cinque vergini, di ritorno dall’acquisto dell’olio, e cominciano a invocare: “Signore, Signore, aprici!”. Egli però risponde risolutamente: “Amen, io vi dico: non vi conosco”, formula tecnica con cui all’interno di una scuola rabbinica il maestro ripudia il suo discepolo. Non è forse una risposta troppo dura? Per le nozze sì, nell’ambito del giudizio no: essa ci ricorda che l’incontro con il Signore è al tempo stesso festa e giudizio. Nell’ultimo giorno, al momento di dare inizio al banchetto del Regno, il Signore Gesù non potrà non mettere in luce la verità della nostra vita, mediante quel giudizio che noi confessiamo nel “Credo” (“di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”), giudizio assolutamente necessario affinché la storia abbia un senso.

 

don Ivan Leto

 

* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia

Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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