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Problema sicurezza al Giovanni Cena

Problema sicurezza al Giovanni Cena

SICUREZZA. La via d’accesso al plesso scolastisco non è di pertinenza della scuola ma comunale e questo impedirebbe la chiusura del cancello d’ingresso. Stanziati dal comune 150mila euro approvati già in consiglio per un progetto proposto della Polizia locale che si svilupperà e verrà poi messo a bando

di TONI MORETTI CERVETERI – Il mondo della scuola non si cheta, trafitto com’è da una miriade di problemi che allarmano i genitori che sembrano non essere più tranquilli in niente, non solo lasciando i figli a scuola ma anche in quella che è la fase di accompagnarli presso l’istituto, all’entrata e all’uscita. Ora il problema della sicurezza per i bambini all’ingresso della scuola Giovanni Cena dove si rischia giornalmente il collasso del traffico, situazione che si trascina da anni venuta alla ribalta quest’anno che arriva una nuova dirigente che pone la sicurezza dei bambini in primo piano? Perchè il problema esiste. Il via vai delle macchine che entravano dentro il cancello e attraversavano l’area del plesso fino a raggiungere la porta della scuola, costituivano un serio pericolo per i bimbi che quel tratto lo facevano a piedi. Ci voleva la “rigidità” del nuovo dirigente per provocare un intervento del vice sindaco che fa un sopralluogo con l’assistenza della polizia locale, che facesse approvare uno stanziamento di 150 mila euro, approvato nello scorso consiglio comunale, che prevede di sviluppare un progetto su una proposta della Polizia locale che verrà messo a bando e si faranno i lavori per risolvere il problema di sicurezza circa la viabilità al Giovanni Cena? Bisognava accedere agli archivi di stato per stabilire che la strada che passa dal Giovanni Cena era comunale e non pertinente al plesso scolastico facendo persistere una pericolosità estrema negli anni? Forse no. Probabilmente bastava un altro approccio al problema e una sua diversa presa in carico da parte dell’assessorato competente che ha lo stesso responsabile da ben otto anni o giù di lì. Le nubi si addensano sull’operato dell’assessorato alla scuola al quale si addebita una certa incompetenza per aver dimostrato di essere costretto a rincorrere le emergenze piuttosto che saperle prevedere con preventive pianificazioni. Il fatto che poi nella persona dello stesso assessore si concentri anche la responsabilità dei servizi sociali, fa il paio con un’altra grave manchevolezza, che è poi quella di non essere stata capace a prevedere in anticipo quella che sarebbe stata una mannaia grave per una parte sensibile e delicata della popolazione scolastica, quella dei bambini diversamente abili, bisognosi di ore assistenza che sonostate tagliate per “improbabili questioni di bilancio”. Anche qui, si imputa una mancanza di tempestività di prevenire il problema operando nei tempi e nei luoghi opportuni. Goffo è stato il tentativo di “addomesticare” le mamme in rivolta con la proposta di un comitato condiviso, poi naufragato dall’evidenza della natura del diritto negato. Ancor più goffo il tentativo in corso di annunci che prevedono una possibilità del reperimento di fondi che tamponino la situazione di questo anno. “Potevano pensarci prima” urla inferocito un genitore, che con la richiesta alquanto “puerile” dal punto di vista mediatico, di allargare alla cittadinanza la partecipazione a quella nobile iniziativa dello sciopero della fame per agevolare l’approvazione della legge sullo Ius Soli anche al riconoscimento di diritti, già riconosciuti dalla Carta Costituzionale, completa il suo sfogo con «dopo tutti i problemi che ci hanno creato, dopo aver tentato di coinvolgerci con una azione di sostegno inopportuna a copertura delle loro incapacità, ora vogliono dispensarci anche la fame. Sembra tanto un modo di ciurlare nel manico». E in questa ultima affermazione si insinua il sospetto che sia stato palesemente minata una gestione dei servizi condotta all’antica, sulla base di clientele diffuse.

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