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San Giorgio, Piero Rosati: ''No alla certificazione e alla legittimazione dei furbi''

San Giorgio, Piero Rosati: ''No alla certificazione e alla legittimazione dei furbi''

Il coordinamento di Areasx di Piero Rosati prende posizione alla luce del recente dibattito sul futuro dell’area  «I soldi sono dei cittadini, l’amministrazione non può difendere chi ha abusato del territorio»

TARQUINIA – Una storia infinita. Sulla vicenda di San Giorgio interviene Areasx, ‘’svolta a sinistra’’ che vede come leader l’ex segretario del Pd Piero Rosati. «Abbiamo seguito con una certa apprensione le notizie apparse sui giornali circa la volontà da parte della pubblica amministrazione “di indire un bando per dare incarico ad un professionista al fine di realizzare un piano di recupero” nella famigerata località San Giorgio. E questo a seguito dell’ennesima riunione utile ad esercitare pressione verso la nuova amministrazione, capitanata per l’occasione da alcuni esponenti della minoranza. Ora vuoi per la genuina buona volontà di alcuni neo eletti amministratori, vuoi per la generosa inesperienza, sembra che il presidente del consiglio e l’assessore dell’attuale maggioranza abbiano preso precisi impegni per porre fine ad una querelle di trentennale memoria. Tutto bene se non fosse che i fondi per trovare le strade che accolgano tutte le intemperanze, motivo per cui sono trenta anni che San Giorgio riempie pagine di cronaca amministrativa, sono di tutti i cittadini. Perché di questo si tratta, indire un bando per la individuazione di un tecnico significa che il Comune, a spese nostre, decide di costituirsi soggetto super partes, allo scopo di dipanare la miriade di interessi privati di persone, che nel tempo, senza autorizzazione, senza permessi, si sono appropriati di un pezzo di territorio e vi hanno costruito delle abitazioni e che, in termini tecnici, si definiscono abusive».

«La situazione – aggiungono Piero Rosati e compagni – è resa ancora più paradossale se si tiene conto del fatto che in questo arcipelago di abusi edilizi, nessuno è intenzionato a mollare un centimetro del suo abuso, o del suo terreno ancora inedificato che, con la redazione del piano di lottizzazione, potrebbe diventare verde pubblico o parcheggio o area da cedere al Comune per servizi collettivi. Ci sono condoni già rilasciati dagli organi competenti; vi sono condoni presentati ma non ancora rilasciati, totalmente respinti o inconciliabili con le attuali normative di salvaguardia del territorio. Tuttavia, l’amministrazione, racconta ai cittadini e ai “lottizzanti” dei tre consorzi che, il percorso del bando e l’utilizzo della legge 457/1978 relativa ai Piani di Recupero, strumento utile alla individuazione di zone, ove, per le condizioni di degrado si rende opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente mediante interventi rivolti al risanamento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso e che, possono comprendere singoli immobili, complessi edilizi e aree, nonché edifici da destinare ad attrezzature, così recitano alcuni articoli della suddetta legge, sono la improbabile via per la definitiva soluzione».

«Ora la domanda è, quale sarebbe l’interesse pubblico affinché la neo eletta amministrazione decide di spendere soldi della comunità al fine di sanare un’area oggetto di abuso edilizio indiscriminato? – domandano da ‘’Areasx’’ – Motivi elettorali? Soddisfare cioè, promesse fatte in campagna elettorale da politicanti senza scrupoli che pur di arrivare agli obiettivi personali, si vendono la fontana di Trevi? Noi crediamo che, fatto salvo chi, procedendo nel rispetto delle norme di legge previste e quanto stabilito dal piano regolatore, abbia già ottenuto pareri positivi e quindi può iniziare a lavorare, la pubblica amministrazione non debba spendere soldi pubblici certificando e sottoscrivendo così il pericoloso concetto circa la giustezza di chi ha abusato del territorio di Tarquinia senza uno straccio di autorizzazione».

«Noi diciamo ‘’no’’ alla certificazione e alla legittimazione dei furbi”, tuonano Piero Rosarti co. –Il Comune deve, a tutela di tutta la comunità, salvaguardare quel pezzo di territorio, vigilando senza tolleranza, affinché si edifichi nella più larga interpretazione della difesa del suolo, dell’ambiente, con i parametri tecnici imposti per la progettazione urbanistica in tale zona con una visione finalizzata, così come prevedono le norme attuali vigenti, al risparmio energetico e, ancor di più, con progettazioni in bio-architettura e costruzioni in bio-edilizia».

«Quindi – conclude Piero Rosati – riteniamo errata la pretesa e la promessa dei nuovi amministratori con la complicità di ex amministratori, perché non corretta sia nei confronti dei lottizzanti abusivi, alimentando false speranze , né nei confronti dei cittadini di Tarquinia che vorrebbero vedere finalmente una diversa sensibilità nella gestione del territorio e non un ennesimo scempio, stile lido».

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