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Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

di don IVAN LETO *

In questa domenica la Chiesa ci invita a celebrare Gesù come Re del cielo e della Terra, Signore di tutto l’Universo. E ci propone un passo del Vangelo di Matteo che raccoglie una parabola raccontata dal Maestro di Nazareth.

A quanti erano pieni di dubbi e domande riguardo la fine del tempo e del mondo come lo conosciamo e sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, il Signore Gesù offre la narrazione di questa parabola.

Dalle sue parole, sembra che per una volta si parli di un Re proprio come di solito immaginiamo un sovrano: potente, glorioso, seduto sul suo trono per amministrare la giustizia: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri.“

Questo Re, divide tutte le genti della Terra tra pecore e capri, cioé tra giusti e malvagi.

La divisione avviene in base al comportamento che questi hanno avuto nella vita: chi ha dimostrato bontà e misericordia, viene accolto per l’eternità nella gioia senza fine. Chi ha avuto il cuore chiuso e duro, viene allontanato per sempre.

Per i giusti, il sovrano ha parole dolcissime e li invita: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.“

Poi si mette ad elencare dettagliatamente il bene compiuto dai giusti.

Viene spontaneo chiedersi: ma questi, cos’hanno fatto di speciale? Leggendo ci accorgiamo che non hanno al loro attivo imprese eccezionali. Al contrario: niente di eroico o di straordinario!

Hanno compiuto gesti molto semplici: a chi ne aveva bisogno, hanno dato da mangiare, da bere, da coprirsi. Hanno consolato chi era triste, sono andati a trovare chi era solo, malato, prigioniero. Il Re della parabola, però, spiega il motivo della sua gioia per quanto hanno fatto i giusti: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me.“  Questa è la frase che fa la differenza: lo avete fatto a me. Mi piace tanto lo stupore dei giusti che si sentono elogiare dal Re. Chiedono: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”

Il bene che hanno compiuto è sembrato loro ovvio, normale. Non l’hanno vissuto come un modo per essere migliori, per sentirsi bravi. Non hanno tenuto la contabilità delle loro buone azioni, dei gesti gentili, dei sorrisi offerti, del pane condiviso. Hanno amato, semplicemente e concretamente.

 

Don Ivan Leto

* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia

Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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