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Il comitato San Nicola: "Fermate il consiglio comunale"

Si torna a parlare della convenzione del consorzio

Si torna a parlare della convenzione del consorzio

LADISPOLI – Si torna a parlare della convenzione del consorzio di San Nicola. A parlarne è il comitato che da anni si batte per il trasferimento completo delle opere al comune al termine della vecchia convenzione. Ma è proprio il comitato questa volta a porre un freno al nuovo accordo tra consorzio e ente comunale.

«La “vecchia” Convenzione – afferma il comitato – è quasi terminata: manca l’atto di trasferimento, dal Consorzio al Comune, delle opere di urbanizzazione, per le quali sono già iniziati i procedimenti di collaudo.

In realtà tra la vecchia e la nuova Convenzione ce n’è una terza (mediana), già stipulata nel Marzo scorso, che non è stata mai attuata per la mancanza del trasferimento delle opere.

Il Comitato San Nicola aveva più volte ribadito che la convenzione mediana non aveva una solida base legale e che, quindi, risultava non regolare».

«Anche l’attuale Sindaco – continua il comitato San Nicola –  all’epoca Consigliere di opposizione, aveva sottolineato in più occasioni, nelle varie commissioni urbanistiche e nei consigli comunali, che quella Convenzione non rispettasse, secondo lui, i criteri di legge. Il Comitato ha supportato il testo della “nuova” Convenzione, in quanto in essa sono inseriti gli aspetti che abbiamo ritenuto fondanti per il futuro del Comprensorio: durata ultraventennale; gestione del verde e delle strade a carico del Consorzio; contributo economico comunale verso il Consorzio; la non obbligatorietà a sostenere costi per la costruzione e la manutenzione di ulteriori opere di urbanizzazione, da parte dei Consorziati». «Se il Consorzio ritirasse gli atti prima della definizione dei collaudi – conclude il comitato – ciò potrebbe comportare un serio rischio per le tasche dei Consorziati. Infatti, il Comune chiede, da una parte, il ritiro della causa e dall’altra potrebbe esigere un esborso molto oneroso ai Consorziati dopo i collaudi. Proprio per quelle opere che, invece, dovevano essere acquisite al patrimonio comunale già da diversi anni».

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