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Marco si sarebbe potuto salvare

Marco si sarebbe potuto salvare

Oggi i consulenti tecnici davanti ai giudici della Corte d’Assise. Sarebbe bastato un soccorso tempestivo senza ritardi e senza ostacoli

LADISPOLI – Il giovane Marco Vannini poteva essere salvato: sarebbe bastato un soccorso tempestivo, senza ritardi o ostacoli. E’ quanto hanno spiegato in aula, davanti ai giudici della I Corte d’Assise, i consulenti tecnici nominati dalla stessa Corte che hanno illustrato le conclusioni della perizia.

Ritardi ed ostacoli hanno ritardato l’intervento di soccorso in favore di Marco Vannini e portato così al suo decesso. E’ una accusa precisa quella mossa oggi dai periti nel processo davanti alla corte d’assise di Roma nell’ambito del processo relativo alla morte di Marco, avvenuta nel maggio 2015 a Ladispoli, dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola esploso dal padre della fidanzata, Antonio Ciontoli.

Nel corso dell’udienza è stato spiegato che «un soccorso attuato secondo modalità e tempi privi di ostacoli e ritardi avrebbe potuto evitare il decesso del giovane con un’alta probabilità». Insomma non venne seguita nessuna linea guida per le ferite d’arma da fuoco. Perché? «Perché sin dall’inizio nessuno spiegò al pronto intervento che la persona era stata colpita da un proiettile. Altrimenti si sarebbe potuto intervenire».

Gli avvocati della difesa Andrea Miroli e Pietro Messina hanno provato a spostare l’attenzione sulla mancata ricerca di un ospedale adatto per l’intervento. «L’elicottero era pronto a portare Marco al policlinico Gemelli, Un Dea di livello 2 adatto a questo tipo di emergenze».

Oltre a Ciontoli (presente ieri in aula) sono sotto accusa la moglie, il figlio e la figlia, quest’ultima fidanzata con Marco. Per gli esperti»“il ritardo nello svolgimento dell’azione di soccorso ha rivestito un ruolo casuale diretto rispetto al decesso». Se poi i Ciontoli avessero detto al 118 cosa era avvenuto, «si sarebbe subito avviata la procedura da codice rosso prevista per le persone ferite da arma da fuoco. In questo modo Vannini avrebbe raggiunto il policlinico Gemelli con l’elisoccorso in un’ora. Il ritardo, invece, che si è sommato, tra la telefonata iniziale dopo l’evento e la descrizione errata di quanto avvenuto, ha raggiunto quasi le due ore».

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