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Ciontoli pronto a querelare il testimone

Ciontoli pronto a querelare il testimone

I legali Miroli - Messina smontano la tesi dell’uomo apparso nella trasmissione ‘‘Quarto Grado’’. Gli avvocati "Non veridicità delle dichiarazioni diffuse"

LADISPOLI – Non sono fondate per i legali della famiglia Ciontoli, avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina, le parole del presunto testimone che nella puntata di Quarto Grado ha affermato che Ciontoli gli avrebbe puntato una pistola lungo la strada Settevene Palo. “Non sono apparse chiare le ragioni della condotta ascritta al sig. Ciontoli, che, ad ogni modo, non è mai stata denunciata e che è stata rievocata, per la prima volta, nel contesto della solita trasmissione televisiva caratterizzata ormai da un chiaro intento denigratorio” affermano i legali. (agg. 24/01 ore 20.55) segue

“CIONTOLI NON HA MAI PORTATO CON SE’ A LAVORO LA PISTOLA”. “È opportuno precisare – continuano Messina e Miroli –  che la propalazione del predetto “testimone” è destituita di ogni e qualsivoglia fondamento. Il sig. Antonio Ciontoli, infatti, in quel periodo, percorreva la strada menzionata dal predetto “testimone” per recarsi al lavoro ove, verità vuole, che non abbia mai portato seco alcuna pistola, non svolgendo, come è pacificamente emerso nel corso del dibattimento, alcuna mansione operativa, ma solo un ruolo d’ufficio che ne rendeva assolutamente inutile il porto. Ma anche a voler prendere in considerazione, a mero titolo esemplificativo (cosa che, ripetesi, non è mai accaduta nella pratica) l’eventualità che avesse voluto portare la propria arma privata al lavoro, egli non avrebbe potuto farla entrare all’interno della struttura perché tassativamente vietato per chi, come il sig. Ciontoli, non svolgeva un ruolo operativo. Altrettanto non praticabile l’altra possibilità e cioè quella di uscire con la pistola per fini privati stante che, in quella data, il porto dell’arma era scaduto. È di tutta evidenza, quindi, la non veridicità delle dichiarazioni diffuse nella nota trasmissione televisiva, la cui origine va ricercata esclusivamente nel clima di odio ingenerato tra gli spettatori dalla continua riproposizione, a senso unico, di una vicenda in maniera semplicistica e contraria alle risultanze processuali, tale da provocare, prevedibilmente, un comune e condiviso sentimento di vendetta sociale, di cui quello “dell’improvvisa emersione” di persone”. (Agg. 24/01 ore 21.30)

CIONTOLI PRONTO A DENUNCIARE IL “TESTIMONE”. “Il sig. Ciontoli, a cui è stato tolto ogni diritto – concludono gli avvocati – essendo la morte sociale di cui è vittima, ben peggiore di qualsivoglia altra pena, nel preannunciare denuncia-querela nei confronti del presunto “testimone”, si augura che vengano espletati tutti gli accertamenti deputati ad accertare la falsità delle dichiarazioni propalate nella citata trasmissione televisiva. Morte sociale che, del resto, viene augurata anche a Martina, che viene ripresa e derisa mentre espleta il suo lavoro di infermiera – lavoro cui, sempre secondo il predetto programma, sembra non aver diritto a svolgere”. (Agg. 24/01 ore 22)

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