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«Federico consapevole che Marco era grave»

«Federico consapevole che Marco era grave»

La constatazione dell’avvocato Celestino Gnazi dopo la testimonianza in aula della dirigente della centrale operativa del 118.  «Altro elemento importante dal medico dell’elisoccorso che ha riferito che dopo le manovre rianimatorie si è risvegliato. Questo dimostra ulteriormente la tesi che si sarebbe potuto salvare»     

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – L’avvocato Celestino Gnazi, legale di Marina  Conte, mamma di Marco Vannini, interviene dopo l’udienza del 29 scorso sul processo  per la morte del giovane, presso la Corte d’Assise di Roma, in cui sono stati ascoltati alcuni testimoni chiamati a deporre dalla difesa della famiglia Ciontoli.  «La dirigente della centrale operativa del 118, Annamaria Matarrese,  ha colto un aspetto, secondo me, molto importante quando  ha fatto la ricostruzione della conversazione telefonica intercorsa tra Federico  Ciontoli e l’interlocutrice dicendo che il giovane prima ha descritto in modo oggettivo che c’era un ferito che presentava dei parametri che avrebbero indotto ad attivare un soccorso da codice rosso. Quando poi l’interlocutrice del 118 gli ha chiesto quali erano le cause di questo stato, Federico si è lanciato in una  spiegazione assolutamente incoerente, tipo quella che potesse essere riconducile ad uno scherzo. Questa motivazione era del tutto incoerente con lo stato oggettivo descritto.  Per questo l’interlocutrice ha chiesto approfondimenti. A quel punto però Federico Ciontoli ha risposto non so, non c’ero. E’ gravissimo quello che ha detto perché descrivendo uno stato oggettivo del ferito che esigeva un soccorso da codice rosso ha dimostrato di essere a perfetta conoscenza della gravità dello stato di Marco. Poi sulle cause ha detto delle evidenti bugie, così incoerenti tanto che l’interlocutrice ha cercato di parlare con qualcun altro. Nel momento in cui Federico ha descritto quello stato oggettivo ha dimostrato di avere l’assoluta consapevolezza della gravità dello stato di Marco». (agg. 31/01 ore 10.30) Segue

LA TESTIMONIANZA DEL MEDICO DELL’ELISOCCORSO. Un’altra annotazione importante riguarda la testimonianza del medico dell’elisoccorso, Giuseppe Tornese.  «I periti della Corte – dice l’avvocato Gnazi – avevano detto che era il medico dell’elicottero che poteva riferire con più certezza sull’ora effettiva del decesso del giovane.  Ebbene il medico ha detto che loro sono rientrati dopo il decollo perché il giovane aveva perso conoscenza e che per questo hanno messo in pratica le manovre di rianimazione e che dopo circa 40 minuti Marco ha reagito e si è risvegliato.  A questo punto sappiamo certamente che il nuovo risveglio di Marco si può collocare attorno alle 2,45». 
Dagli atti era emerso che Marco aveva avuto un arresto cardio-circolatorio attorno alle 2 ed il decesso  veniva constatato alle 3,10. «Se si tiene conto che Marco poteva stare sul tavolo operatorio tra le ore 00,15-00,30 e come hanno detto i periti della Corte che necessitava di un intervento semplice in quanto si doveva interrompere l’emorragia  e che sarebbero stati sufficienti  pochi minuti, è ulteriormente dimostrata  la tesi che si sarebbe salvato».   (agg. 31/01 ore 11)

“MARCO AVEVA INVOCATO AIUTO”. L’avvocato Gnazi evidenzia inoltre  l’importanza di un altro particolare emerso per la prima volta dalla testimonianza del medico e confermato dall’infermiera, Cinzia Manzo, ossia che Marco nella sua lunga agonia avesse invocato aiuto e protezione non solo alla madre ma anche al suo datore di lavoro, Massimiliano. Questa circostanza è già stata evidenziata su queste colonne dalle dichiarazioni rese dai genitori di Marco, papa Valerio e mamma Marina.  
«Ebbene –  dice l’avvocato Gnazi –  il fatto che Marco non ha chiesto la protezione ne del suocero, della suocera e ne della fidanzata induce a pensare che oltre al dolore era intimorito e terrorizzato». 
Per quanto riguarda la richiesta di esperimento giudiziale relativo alla ripetizione dello sparo, da parte della famiglia Vannini, e respinta dalla  Corte, l’avvocato Gnazi specifica: «E’ stata respinta come era anche in previsione. La Corte ha ritenuto sostanzialmente superfluo l’esperimento in relazione all’istruttoria già volta e anche per quanto hanno detto gli imputati».  (agg. 31/01 ore 11.30)

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