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Tatuaggi, Civitavecchia nell’elite nazionale

Tatuaggi, Civitavecchia nell’elite nazionale

Tanti gli studi presenti in città e le persone di ogni età che decidono di mettere indelebilmente inchiostro sul loro corpo. Riflettori puntati sul Family Affair Tattoo dei fratelli Gianluca e Alessandro Modesti: premi e collaborazioni in Italia e all’estero

di ALESSIO ALESSI

CIVITAVECCHIA – Rito di passaggio all’età adulta, identità preconfezionata, voglia di trasgredire o di omologarsi? Magari una moda. Forse il tatuaggio è tutto ciò insieme. Fatto sta che ormai questa pratica, vista anche la diffusione globale amplificata da media classici e social network, è diventata una forma d’arte a tutti gli effetti, che i vari tatuatori sfoggiano in studi privati, fiere, convention e in giro per il web. Civitavecchia non poteva rimanere indietro, e allora ecco il ‘‘boom dell’inchiostro’’ anche qui. Tante le persone di ogni età che decidono di trasformare indelebilmente il loro corpo, molti i tatuatori che popolano la città, alcuni bravi altri meno, senza dubbio però i riflettori sono puntati sul Family Affair Tattoo, lo studio dei fratelli Gianluca e Alessandro Modesti, che con le loro opere stanno oltrepassando non solo i confini di Civitavecchia, ma pian piano anche quelli italiani. Con loro abbiamo fatto due chiacchiere. 

Quando avete iniziato a tatuare e cosa vi ha spinto ad entrare in questo mondo?

Gianluca “Sono tredici anni che ho iniziato, anche se lo studio è aperto da sette. La mia passione nacque vedendo “Cape Fear”, un film con Robert De Niro, dove il personaggio da lui interpretato aveva il corpo tatuato. Anche se l’illuminazione arrivò durante un’estate al mare, quando vidi sulla spiaggia una coppia inglese completamente tatuata: tutti li guardavano con occhi strani, io li trovai affascinanti; così capii che quello era il mio mondo”.

Alessandro “Da quattro anni ho iniziato a tatuare, seguendo la scia di mio fratello; all’inizio ero la sua “cavia”. Prima facevo il programmatore, poi sono rimasto folgorato dal disegno e dalla pittura e, visto che Gianluca aveva aperto uno studio, ho deciso di unirmi a lui per dedicarmi anima e corpo a questa passione”.

Qual è il vostro stile?

G. “Il mio stile è il color e new traditional, una sorta di evoluzione dell’old school, con un effetto maggiormente realistico e dinamico, con più sfumature e colori vivi”.

A. “Faccio realistico, come dice la parola stessa cerco di riprodurre la realtà. A me è sempre piaciuto ritrarre volti e questa tendenza l’ho portata con me quando sono diventato tatuatore”. 

Ormai siete una realtà affermata, ma la vostra fama è destinata a crescere visto che spesso siete in giro per collaborazioni e convention dalle quali tornate anche con premi importanti.

G. “Sono felice che le persone apprezzino i miei lavori, così come sono felice di poter collaborare con altre realtà; da queste esperienze si torna a casa arricchiti sotto il profilo umano e lavorativo. Tante le collaborazioni: a Lecce allo Skin Art di Daniele Angiulli, all’Hive Gallery di Milano, al Piink a Basilea, al 08/15 di Dussendorf, al Loggia Tattoo di Barcellona e al Giokos Tattoo Studio di Barletta. Sì, poi arrivano anche i premi, dal 2013 al 2017 ne ho vinti quindici. Tra le onorificenze più importanti spiccano i primi posti a Pisa nel 2014 con un Best Japan e un Best Color; a Lecce tra il 2016 e il 2017 con due Best Saturday, un Best Color e un Best Neo Traditional; a Cesenatico nel 2017 con un Best Show. Insomma, molte soddisfazioni”.

A. “Cerco sempre di dare il massimo e i risultati arrivano. Collaborare con studi italiani ed esteri e confrontarsi con altri tatuatori è un’importante opportunità di crescita professionale. Se questo poi aumenta la nostra fama, meglio così; anche se l’obiettivo principale è quello di migliorare costantemente. Insieme a Gianluca sono spesso ospite a Lecce allo Skin Art di Daniele Angiulli, al 08/15 di Dussendorf, al Loggia Tattoo di Barcellona e al Giokos Tattoo Studio di Barletta; poi collaboro anche con il Drive Ink di Zofingen, in Svizzera e con il Santos di Gallarate (Milano)”.

Quali sono i tatuatori verso i quali nutrite maggior stima?

G. “In Italia stimo particolarmente Fulvio Vaccarone e Luca Natalini, all’estero due tra i miei preferiti sono Debora Cherrys e Matt Curson”.

A. “Matteo Pasqualin e Riccardo Cassese sono i due tatuatori italiani che preferisco, oltrepassando il confine ho grande ammirazione per i lavori di Dmitriy Samohin, Den Yakovlev e Tony Kreutz; anche se potrei nominarne molti altri”.

Ormai il tatuaggio ha superato quasi tutti i pregiudizi.

A. “Decisamente. Oggi è una pratica socialmente accettata. Da noi entrano ragazzi di 18 anni e adulti di 70. Personaggi famosi e globalizzazione lo hanno definitivamente sdoganato. Tatuarsi è diventata una moda”.

Cosa spinge una qualsiasi persona ad entrare nel vostro studio?

G. “Tante persone entrano e chiedono cosa possono farsi. Ormai tatuarsi è diventato talmente normale che non gli si dà più valore, per tanti è solo una moda; questo probabilmente è il lato negativo dell’evoluzione del tatuaggio”.

Lo studio di tatuaggi è diventato un po’ come le pizzerie in Italia, ce n’è uno dietro ogni angolo.

G. “Così come il tatuaggio, anche fare il tatuatore è diventato una moda, quando dietro a questo mestiere dovrebbe esserci passione, studio e praticantato. Non è possibile che pagando 2500 euro e seguendo 90 ore di corso, dove t’insegnano essenzialmente nozioni igieniche, puoi aprire uno studio. Ripeto, servirebbe prima un apprendistato; e non tutti lo fanno. Per tale ragione si è giunti ad un mercato saturo, dove lavorano anche molti incompetenti”.

Esiste una selezione del cliente?

G. “Noi la facciamo. È importante che il tatuatore abbia una coscienza. Non assecondiamo le richieste per noi scriteriate che fanno alcuni clienti: qualche mese fa entrò in studio un giovane che come primo tatuaggio voleva un pezzo sul collo, io gli dissi di no, in quanto per me la sua era una scelta incosciente, il collo a mio parere è una parte del corpo che puoi toccare solo dopo che hai una certa confidenza con i tatuaggi, altrimenti c’è il rischio di pentirsene”.

Perché il vostro studio è rinomato?

A. “Credo e spero per la qualità dei nostri lavori, per la pulizia e in quanto offriamo una vasta scelta di stili. Del nostro staff fa parte anche Alessio “Canaps” Mancini. Fra le altre cose, a breve opereremo anche un bel restyling dell’attuale studio per offrire ai nostri clienti il massimo”. 

Un giudizio professionale l’uno dell’altro.

G. “Alessandro è un predestinato, ha un talento cristallino, basti pensare che fa lavori eccezionali e sono solo quattro anni che tatua. Fa uno stile difficilissimo e lo fa alla grande. Starà a lui affermarsi, ma posso dire con certezza che è sulla strada giusta”.

A. “Gianluca è stato ed è il mio mentore, a lui devo tanto. Nel suo stile è uno dei migliori, tecnicamente impeccabile; i suoi lavori e i tanti premi vinti parlano per lui. Credo sia arrivato il momento che il suo nome esca definitivamente”.

Avete un sogno nel cassetto?

G. “L’obiettivo è aumentare la qualità dei lavori; tutto il resto poi viene da solo».

A. «Bisogna migliorare ogni giorno e non accontentarsi mai, solo così si può sognare”.

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