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Morte di Pamela, Messina: "Il Ponte distribuisce ai candidati una lettera''

Morte di Pamela, Messina: "Il Ponte distribuisce ai candidati una lettera''

CIVITAVECCHIA – La triste vicenda della giovane Pamela, ennesima vittima della violenza legata al mondo della droga, ripropone il tema della progressiva disattenzione delle istituzioni al disagio giovanile che sfocia troppo spesso nella dipendenza nelle sue varie forme. «In questi giorni l’associazione Il Ponte di Civitavecchia – spiega l’avvocato Pietro Messina – come tutte le altre associazioni legate alla Fict, sta distribuendo ai candidati alle elezioni politiche e regionali una lettera aperta per sollecitare nuovi, più incisivi provvedimenti legislativi ed amministrativi per ritornare a combattere in maniera più efficace un fenomeno sempre più allarmante e devastante.

Lettera aperta alle forze politiche in vista delle elezioni della prossima primavera

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche*

In Italia la questione dipendenze è sempre più relegata ai margini del dibattito nazionale tra le diverse forze

politiche. Sembra vi sia una sostanziale e generalizzata delega agli addetti ai lavori, che però, sia nel

pubblico che nel privato sociale, sono sempre meno e sempre più soli.

Eppure a leggere i dati ufficiali della Relazione annuale sulle droghe al Parlamento, a voler fare lo sforzo di

capire, c’è da restare sconcertati.

Le droghe non solo sono sempre più diffuse e pericolose, ma si evolvono con una rapidità straordinaria, a

fronte di un sistema di contrasto fossilizzato ed arretrato di decenni.

Se da un lato la cannabis e la cocaina rimangono le sostanze più diffuse, con una sempre più preoccupante

recrudescenza dell’eroina, a queste si aggiungono le nuove sostanze, per lo più sintetiche, che hanno

grande appeal soprattutto tra i giovani.

Oltre il 25% dei ragazzi delle scuole medie superiori dichiara di avere assunto almeno una volta una

sostanza illegale e di questi circa il 30% non sa neanche che tipo di droga ha assunto.

Il sistema di contrasto, la rete dei servizi del pubblico e del privato sociale deve continuamente lottare per

la propria sopravvivenza, facendo il possibile con risorse sempre più esigue ed all’interno di un quadro

normativo arretrato ed inadeguato.

Mentre il mondo della droga è quotidianamente in evoluzione, e negli ultimi 10 anni ha visto un

mutamento enorme, nelle forme di dipendenza, nelle sostanze e persino nelle modalità di assunzione, gli

operatori sono costretti ad operare con strumenti di intervento che fanno riferimento ad una normativa di

quasi 30 anni fa, il DPR 309/90, che porta inevitabilmente ad “inseguire” il fenomeno senza mai poterlo

raggiungere.

Un sistema che disconosce il concetto moderno di “salute” e rimane invece ancorato a quello ampiamente

superato di “malattia”, che impone interventi misurabili in termini meramente prestazionali ed

economicistici, che pone al centro il “problema” invece che la “persona”.

Un sistema strutturalmente incapace di leggere la complessità del fenomeno dipendenze, che invece

necessita di interventi altamente qualificati e fortemente connessi ai bisogni mutevoli e variegati del

territorio.

Un sistema, pensato e strutturato molto prima della riforma del Titolo V della Costituzione e che si presenta

oggi fortemente frammentato, con enormi differenze tra le varie regioni, sia in termini di risorse che,

peggio, in termini di tipologia e qualità degli interventi di cura e riabilitazione.

Ed a fronte di tutto ciò solo un assordante silenzio della politica.

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