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Orsomando e De Angelis: «Il Sindaco si dimetta»

Orsomando e De Angelis: «Il Sindaco si dimetta»

Sale di tono la polemica tra i due consiglieri di opposizione e Pascucci che li ha definiti sabotatori. «Accertarsi di eventuali irregolarità come quelle presenti nel comodato d’uso indispensabile per accedere al finanziamento regionale per la realizzazione del lungomare rientra nel nostro mandato di delega dei cittadini a tutelare i propri diritti ed interessi»   

di TONI MORETTI

CERVETERI – Tra il sindaco Alessio Pascucci e di conseguenza la sua amministrazione e i membri dell’opposizione, i consiglieri Salvatore Orsomando, capo gruppo di Forza Italia e Aldo De Angelis capo gruppo della lista Trasparenza e Legalità, il gioco si fa duro dopo le esternazioni fatte nell’ultimo consiglio comunale da Pascucci stesso che li ha bollati come sabotatori delle “buone pratiche” che la sua amministrazione fa per il bene della città e l’esclusivo interesse supremo dei cittadini, tanto ad arrivare da parte dei due oppositori ad una richiesta esplicita di dimissioni con la frase contenuta nella loro ultima nota: «Caro Sindaco scaricare la pochezza e la sciatteria politico amministrativa della sua compagine di governo e della maggioranza consiliare che la sostiene sull’opposizione è l’estremo e disperato tentativo di chi, dopo aver affossato la città, è giunto al suo definitivo capolinea. Sindaco: le dimissioni sono un dovere!» L’elemento scatenante della furiosa polemica in atto, consiste in una opposta visione dei ruoli a cui tutti e tre i personaggi sono stati chiamati ad esercitare per delega ricevuta dagli elettori a garanzia e difesa di loro stessi e dei loro interessi.  Minimizzando si potrebbe riassumere il tutto dicendo che i primi hanno una visione formale, attenta al particolare e con la tendenza  a ricorrere con esposti, denunce e quant’altro pur di rincanalare ogni cosa nell’alveo della chiarezza e della legalità dando importanza anche ad una virgola fuori posto. Il secondo, il sindaco, mostra una tendenza ad avere una visione di insieme come di un quadro dove con disinvoltura utilizza una tavolozza contenente colori che vede solo lui, che cambia quando e come ritiene necessario, fermo sulle sue convinzioni e senza confronto alcuno. Ambedue le parti sono unite da un comune intento; fare gli interessi del cittadino, ma in questo caso devono spiegare allo stesso il motivo del loro operare, ed ecco che è scontro.  La gente normale si aspetta che queste cose vengano gestite e amministrate con il principio del “bonus pater familias”, che tradotto in maniera molto estensiva, potrebbe significare applicare il buon senso. Infatti buon senso avrebbe voluto che, se come dicono Orsomando e De Angelis «Le nostre azioni per fare chiarezza e nel rispetto della trasparenza e legalità, sul finanziamento del Lungomare partono da un accesso agli atti del 2016, al quale è seguita un’interrogazione di marzo 2017 a risposta orale (alla quale non ci risulta Lei abbia mai risposto)», il fatto che si sia prodotto un esposto, non è proprio da considerarsi un atto di sabotaggio. Si parla del chiacchierato contributo chiesto alla regione Lazio per la realizzazione della strada della via dei Navigatori degli Etruschi a Campo di Mare, che impropriamente a tutti piace chiamare lungomare. Il fatto che questa opera sia stata il tormentone di una campagna elettorale, che già da allora è stata data per certa con contributo già preso e cantierizzazione a settembre  e che ad oggi, a bando chiuso, non si ha ancora la certezza che questa opera sia stata ammessa, trascinata da strani palleggiamenti circa integrazione documentale, c’è chi dice inviata, c’è chi dice mai prodotta,  se l’opposizione «fa emergere ciò che non convince, ciò che non sembra utile alla collettività e tutte quelle situazioni che appaiono poco trasparenti, non congrue e potenzialmente deleterie per le tasche dei cittadini di Cerveteri», come sostengono Orsomando e De angelis, più che un atto di sabotaggio, il bonus pater familias lo riterrebbe un atto dovuto. A meno che, a meno che, secondo i canoni della vecchia politica, cosa che dovrebbe essere avversa al sindaco Pascucci, sia stato scientemente programmato che, nel “pacco  regalo” preparato per l’Ostilia sia stato predisposto che si potesse accedere con un vizio di forma come quello di un comodato d’uso sul terreno di cui i titolari dei soldi pubblici non hanno la proprietà non avesse i crismi di una delibera di giunta che lo avesse predisposto e di una successiva delibera, sempre di giunta che lo avesse ratificato, cosa essenziale per accedere al contributo, non mettesse la legittima proprietaria di ricusare e tacciare di illegittimità la procedura tanto da renderlo nullo e ritrovarsi di nuovo proprietaria di quella strada, oggi inguardabile nel contesto, ben messa, attrezzata, fatta per un banale errore coi soldi pubblici. E se poi la Regione rivolesse i soldi indietro? Che si fa? Si chiama in danno l’Ostilia?

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