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Il commento al Vangelo. Cristo combatte il male accogliendo la miseria degli altri

Il commento al Vangelo. Cristo combatte il male accogliendo la miseria degli altri

di don IVAN LETO *

 

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Si termina oggi il primo capitolo del Vangelo secondo Marco, con un’ultima guarigione.

Gesù incontra un lebbroso. In ginocchio (v.40) “Un lebbroso lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi puoi purificarmi” (Mc 1,40). I lebbrosi come ricorda la prima lettura, erano obbligati ad essere coperti di vesti stracciate, capo coperto, gridanti “impuro, impuro” per allontanare ogni passante. Terribile l’ultima frase del Levitico di oggi: “Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dall’accampamento” (Lv 13,46). Per la società del tempo, non poter avere relazioni, era come essere un morto. In questa situazione disperata il lebbroso anonimo di oggi si mette in ginocchio davanti a Gesù. E’ il primo atteggiamento della preghiera, via ogni arroganza, Lui è tutto, io sono niente, posso solo mettermi in ginocchio. Il lebbroso è maestro anche di un secondo atteggiamento positivo della preghiera, l’umiltà nella fede: “Se vuoi puoi purificarmi”. Al contrario, le nostre povere preghiere giornaliere hanno un imperativo: “Gesù fai questo, ricordati di, guarisci, ecc”. In ginocchio, umili e fiduciosi! Lo voglio (v.41) “Lo voglio, sii purificato!” (Mc 1,41). Il Signore dopo aver provato compassione (patire con), va contro la legge di Mosè per ben due volte: “Tese la mano, lo toccò”. Tendere la mano ricorda l’azione di Dio a favore del popolo d’Israele, ma anche la mano che domenica scorsa sollevava la suocera di Pietro. Gesù poi “tocca” il lebbroso: non ha paura di andare contro la Legge, non ha paura di ammalarsi, veramente Gesù è il servo sofferente che prende e porta su di sé le nostre infermità! “Lo voglio sii purificato!”: ai gesti il Signore accompagna la sua Parola. “E subito la lebbra scomparve da lui” (v.42). Gesù vuole la nostra guarigione, la vuole e può farla, senza dubbio! Stupendo il “subito” tipico dell’evangelista Marco, come a sottolineare che quando il Signore vuole una cosa, non bisogna aspettare neppure un attimo! Rimanere fuori (v.45) “Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti” (Mc 1,45). Il lebbroso guarito è reintegrato nella società, Gesù ha “disobbedito” alla Legge toccandolo, ma chiede a lui l’obbedienza nel presentarsi al sacerdote. Ma il Signore, che non ha avuto paura di avvicinarsi agli “intoccabili”, si costringe a starsene fuori, in luoghi deserti. Vi è come un capovolgimento di situazione, ora il lebbroso guarito è tornato in città (forse avrà potuto riabbracciare la moglie e i figli), mentre Gesù ha preso il suo posto nel deserto, nella solitudine. Cristo combatte il male, accogliendo la miseria degli altri e accettando di prendere su di sé la sofferenza di tutti. La solitudine finale oggi di Gesù, rimanda alla solitudine del Getzemani e della Croce, dove sarà abbandonato da tutti. A noi spetta seguire l’esempio del lebbroso che, una volta guarito si mise a “proclamare e divulgare il fatto”. “Proclamare” è il verbo dell’evangelizzazione, è la prima azione di Gesù nella vita pubblica. Che differenza rispetto alla situazione disperata iniziale! Anche per noi malati e prigionieri delle varie lebbre moderne (discriminazioni, arroganza, ricchezza, droghe, alcool, avvilimenti, ecc.), siamo toccati e purificati da Gesù che ci invia ai fratelli feriti, per riconoscere nel loro volto l’immagine del Cristo sanguinante sulla croce. Purificati per annunciare.

 

Don Ivan Leto

 

* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia

Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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