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Crematorio, l’inchiesta va avanti

Crematorio, l’inchiesta va avanti

Dopo la conferenza stampa di Grasso sul piano regolatore cimiteriale i Carabinieri hanno acquisito gli atti venuti alla luce a Pomezia. Sentiti dagli inquirenti i rappresentanti dell’Altair. Previsti nuovi sviluppi nei prossimi giorni

CIVITAVECCHIA – La magistratura inizia a fare chiarezza sulla vicenda del forno crematorio. I primi a muoversi sono stati i Carabinieri, dopo gli articoli della scorsa settimana e la conferenza stampa del consigliere comunale capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso, che ha denunciato come presso l’archivio del Comune gestito da una società di Pomezia fosse stata ritrovata la delibera del 1997 con cui venne approvato il piano regolatore cimiteriale di via Braccianese Claudia, da cui si evincerebbero una ulteriore serie di criticità e difformità per l’impianto ormai in attesa di essere inaugurato.

I militari dell’Arma hanno infatti acquisito, insieme all’integrazione dell’esposto-denuncia di un anno fa inviata dallo stesso Grasso, la delibera numero 287 del 23 dicembre 1997. Un faldone con i relativi allegati è stato poi preparato a Pomezia, per essere spedito al Pincio ed acquisito.
Nel frattempo, vista la temporanea indisposizione del pm titolare dell’indagine, Delio Spagnolo, avrebbe avocato a sé il caso il Procuratore Capo Andrea Vardaro, che nei giorni scorsi, dopo gli articoli usciti sui quotidiani locali e sui siti internet, secondo quanto circola negli ambienti bene informati del Tribunale pare abbia convocato in via Terme di Traiano i responsabili dell’Altair, l’impresa aggiudicataria del project financing per la realizzazione e la gestione del forno crematorio. Ovviamente viene mantenuto il più stretto riserbo sia su quanto sarebbe emerso dalla deposizione, sia su eventuali ulteriori convocazioni che sarebbero partite o che starebbero per partire da parte degli inquirenti.
Una volta sentita l’impresa, infatti, è probabile che per fare ulteriore chiarezza sulla vicenda, si voglia sentire anche la parte pubblica, in questo caso rappresentata dal Comune. Il dirigente che ha seguito gran parte del procedimento amministrativo ora non è più in servizio al Comune di Civitavecchia, avendo  lasciato anticipatamente l’incarico dopo aver vinto un concorso (peraltro neppure da dirigente, ma da semplice funzionario) nel paesino di Acquasanta Terme, meno di 3mila anime in provincia di Ascoli Piceno.
E’ probabile che ora si voglia fare chiarezza sul perché nessuno finora avesse mai fatto riferimento allo strumento urbanistico vigente per il cimitero, ‘‘spuntato’’ dal nulla solo in seguito ad una inchiesta giornalistica di Etrurianews.it. Ci sarà poi da verificare se quanto riportato da oltre un anno negli esposti dei vari comitati di cittadini e poi dai consiglieri comunali Grasso e Piendibene circa i presunti abusi edilizi e le altre irregolarità che caratterizzerebbero l’opera corrisponda a verità. In questo caso, con ogni probabilità, scatterebbe il sequestro del cantiere.
Ma non è da escludere che a questo punto la magistratura voglia fare chiarezza fin dall’inizio, su tutto l’iter che ha visto coinvolti diversi soggetti privati ed ha poi portato all’approvazione del project financing e del relativo contratto con il Comune senza mai coinvolgere il Consiglio Comunale, ma procedendo solo con delibere di Giunta dell’amministrazione Cozzolino, e determinazioni dirigenziali.
Sarà interessante capire anche a quali conclusioni fosse giunto il perito incarito dal pm Spagnolo di verificare la fondatezza di quanto contenuto negli esposti sia sui presunti abusi edilizi che sulla legittimità del titolo edificatorio e la regolarità di tutto l’iter, compresa la ormai famosa delibera 95 della Giunta Cozzolino, viziata dalla mancanza, allora, della autorizzazione paesaggistica, in essa richiamata, e poi mai sanata con un atto equivalente.
Nel frattempo, anche alla luce degli ultimi fatti, ci si chiede anche se sia intervenuta la Polizia Locale, titolata ad intervenire per questioni di carattere urbanistico sul territorio, dopo che lo scorso anno da Roma arrivarono anche gli ispettori della Regione Lazio. Oppure, nel caso in cui ciò non fosse avvenuto, per quale motivo il comandante dei vigili non abbia ritenuto di approfondire una vicenda di dominoi pubblico, che presenta numerosi punti interrogativi, per gli aspetti di propria competenza.
 

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