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IL COMMENTO AL VANGELO. Per conoscere Gesù occorre ascoltare la Parola contenuta in tutte le Scritture

IL COMMENTO AL VANGELO. Per conoscere Gesù occorre ascoltare la Parola contenuta in tutte le Scritture

II Domenica Quaresima

di Don Ivan Leto

 

Dal Vangelo secondo Marco 9,2-10

Questa seconda domenica ci presenta Gesù che, nella solitudine di “un alto monte”, conosce la trasfigurazione del suo volto e di tutta la sua persona. Al cuore dell’itinerario quaresimale la trasfigurazione di Gesù indica il fine a cui tende questo cammino: la risurrezione, l’evento della Pasqua di cui la trasfigurazione è anticipazione e profezia. La luce della trasfigurazione rimanda alla luce della Resurrezione.

 “Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte” (Mc 9,2).

Il testo proclamato a Messa perde l’introduzione “sei giorni dopo”, in riferimento al primo annuncio della Passione: “Gesu incominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto…venire ucciso, e dopo tre giorni risorgere” (Mc 9,31). Si è compiuta la prima settimana da quel discorso, e la trasfigurazione è il primo compimento di quelle parole. Il Signore vuole rafforzare la fede dei discepoli prima della passione.

Gesù sale su un’alta montagna in Galilea, con tre discepoli che saranno i soli testimoni di quanto accade in quel luogo appartato: Pietro, Giacomo e Giovanni. Sono i discepoli chiamati per primi (cf. Mc 1,16-20), sono i testimoni della risurrezione della figlia di Giairo (cf. Mc 5,37-43), sono quelli che Gesù prenderà con sé nell’ora della lotta, dell’agonia al Getsemani (cf. Mc 14,32-42), quando lo vedranno sfigurato dall’angoscia e dalla paura. Come Mosè era salito con tre compagni sul Sinai per “vedere la gloria di Dio” (cf. Es 24,1-11), così anche Gesù sale sul monte: qui però è Gesù stesso a ricevere la gloria di Dio, è lui a essere contemplato dai discepoli come colui che il Padre proclama “Figlio amato”.

 “Apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù”

Questo grande mistero è rivelato innanzitutto dall’apparizione accanto a Gesù di Mosè ed Elia, coloro che rappresentano la Legge e i Profeti, le Scritture dell’Antico Testamento: Gesù, che non è venuto per abolire la Legge e i Profeti ma per dare loro compimento (cf. Mt 5,17), da loro era stato annunciato e ora è testimoniato come realizzazione di tutte le promesse di Dio. Egli risplende della gloria di Dio e rivela la sua vera identità proprio quando è posto tra Mosè ed Elia, quando è cercato a partire dalle Scritture e trovato come colui che compie le Scritture (cf. Lc 24,27.44). Scindere Gesù Cristo dalle Scritture significa non cogliere più lo spessore della storia di salvezza e, nel contempo, vanificare la fede nella risurrezione: “Cristo” infatti “è morto ed è risorto secondo le Scritture” (cf. 1Cor 15,3-4). Vi è reciprocità tra Cristo e le Scritture: se c’è una luce che Mosè ed Elia proiettano su Cristo, indicandolo come colui che realizza la profezia, Cristo proietta a sua volta una luce che illumina le Scritture, le spiega e le conferma nel loro perenne valore profetico. Davvero, come scriveva Girolamo, “ignorare le Scritture significa ignorare Cristo”!

L’Antico testamento senza Gesù è una promessa inadempiuta, Gesù senza l’Antico Testamento è un albero senza radici.

 “Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: Questi è il figlio mio, l’amato: ascoltatelo!

Alcuni Padri vedono nella trasfigurazione un evento trinitario, riconoscendo la presenza dello Spirito Santo nella nube che avvolge Gesù.

Il grande comandamento consegnato a Israele: “Ascolta, Israele!” (Dt 6,4), ormai risuona come: “Ascoltate lui, il Figlio!”, la Parola fatta carne (cf. Gv 1,14), umanizzatasi in Gesù, colui che ha definitivamente narrato il Dio invisibile (cf. Gv 1,18). Per tutti noi, dunque, questo vangelo rappresenta un grande avvertimento: Gesù non può essere la proiezione dei nostri desideri, non è il Dio che noi immaginiamo e costruiamo secondo i nostri desideri, e che quindi amiamo di più perché creato dalle nostre mani. No, egli è il Gesù Cristo secondo le Scritture: per conoscerlo occorre ascoltare la Parola contenuta in tutte le Scritture, di cui il Vangelo è il cuore.

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