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Piazza Grande, la resa del Comune

Piazza Grande, la resa del Comune

La Regione Lazio smonta tutte le questioni presentate dall’ente di Ladispoli Palazzo Falcone revoca la sua stessa decisione dello scorso novembre

LADISPOLI – Di nuovo via libera al Piano Integrato di Piazza Grande.

Il comune ha infatti revocato la sua stessa decisione del 2 novembre scorso con la quale venivano annullati l’approvazione del piano e le successive autorizzazioni a costruire. Un passo indietro che Palazzo Falcone ha fatto passare come una vittoria dei cittadini e che invece nelle carte appare evidente come una sconfitta nel merito. Al di là della rimodulazione del piano integrato, che a questo punto può essere inquadrata come gentile concessione della società costruttrice, nelle ragioni della revoca del provvedimento di stop del comune emergono fondamentali passaggi che aleggiavano da settimane e che il comune non aveva mai reso noto. Nella determinazione infatti è riportato che la Regione Lazio, con nota del 30 novembre scorso, aveva smontato tutte le ragioni utilizzate dal comune per bloccare Piazza Grande. Queste motivazioni sarebbero state prese in considerazione dal TAR nel pronunciamento atteso per maggio con la quasi certa sconfitta dell’ente e la vittoria di Piazza Grande. (agg. 02/03 ore 7.26) Segue

L’OBIEZIONE COMUNALE. «Riguardo all’obiezione comunale circa la presunta riduzione delle aree a standard – si legge nel documento della Regione – a seguito dell’approvazione del Piano deve rilevarsi una non condivisibilità trattandosi come detto di aree che per effetto della decadenza del vincolo preordinato all’esproprio risultano già estranee al computo generale delle dotazioni di PRG”».

GLI STANDARD INTERNI DEL PIANO INTEGRATO. «Sugli standard interni del Piano Integrato – continua la Regione – gli stessi risultano rispettati in quanto l’art. 4, comma 2, del Decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, prescrive che nelle zone omogenee “B” le aree che vanno destinate agli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie, sono computate, ai fini della determinazione delle quantità minime prescritte dallo stesso articolo, in misura doppia di quella effettiva». (agg. 02/03 ore 8)

LA PRESCRIZIONE REGIONALE. «Per quanto riguarda la prescrizione regionale n. 15 che prevedeva l’effettuazione di indagini archeologiche – spiega la Regione – la Soc. Piazza Grande ha dimostrato di aver ottemperato alla prescrizione chiedendo alla Soprintendenza, con nota 20204 del 25 agosto 2017, di poter cominciare e svolgere dette indagini. si attesta che i progetti edilizi previsti dal Piano di Intervento non necessitano di essere sottoposti alle procedure di verifica di assoggettabilità a VIA di cui all’art. 20 del D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. perché non ricompresi nell’allegato IV al ridetto decreto legislativo».

«Per quanto riguarda il contributo straordinario da riconoscere all’Amministrazione comunale – spiega la Regione – la Soc. Piazza Grande S.r.l. ha riconosciuto, come dovuto, di dover integrare il contributo straordinario dovuto con la maggior somma di 175.000,00 e, quindi, obbligandosi a versare un contributo complessivo pari ad 950.000,00 che sarà destinato alla realizzazione di un’opera pubblica per il Comune di Ladispoli».

Al punto 6, tra l’altro, emerge un importante fatto: la conferma della bontà della nostra inchiesta giornalistica svolta nel 2015. La Regione dice infatti che la Soc. Piazza Grande S.r.l. ha riconosciuto, come dovuto, di dover integrare il contributo straordinario dovuto con la maggior somma di 175.000,00. La mediazione tra Piazza Grande ed il comune sarebbe quindi avvenuta con il comune perdente al TAR. Non c’è pertanto da sorprendersi se la modifica del piano integrato nulla toglie in metri quadri e metri cubi al costruttore. La sostanziale modifica riguarderebbe la costruzione di una piscina al posto del campo sportivo con spogliatoi. Una variazione che non comporta nulla alla società la quale, in fase di presentazione del piano integrato, aveva dato massima disponibilità nella scelta dell’opera da realizzare con il contributo straordinario. La famosa trattativa tra Piazza Grande e comune sarebbe stata una via di fuga per quest’ultimo al fine di uscire dalla vicenda prima di andare a sbattere contro il muro del TAR, che avrebbe messo in mano alla società Piazza Grande la possibilità di chiedere al comune un risarcimento ingente per l’indebita revoca dei permessi e lo stop alla costruzione. Un’arma che comunque resta nelle mani della società in quanto nell’atto di ripensamento dell’ente è scritta nero su bianco l’inconsistenza delle ragioni poste dal comune.

Voci di corridoio direbbero inoltre che sarebbe stato il comune a farsi vivo per aprire la trattativa, dopo che durante tutta l’estate scorsa l’invito della società ad approfondire la questione era stato rifiutato dall’amministrazione comunale. Il comune di Ladispoli resta quindi sotto scacco, a meno che non abbia firmato da parte della società un impegno a non adire a procedure di rivalsa. (Agg. 02/03 ore 10)

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