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Il commento al vangelo. Non trasformate la casa di mio Padre in un mercato

Il commento al vangelo. Non trasformate la casa di mio Padre in un mercato

III DOMENICA DI QUARESIMA

COMMENTO DI DON IVAN LETO

Il tempio di Gerusalemme era la gloria massima dei giudei e il centro di unità del popolo. I sommi sacerdoti, che si attribuirono in modo esclusivo il potere di controllare il funzionamento del tempio, molto presto se ne approfittarono in beneficio proprio. Al tempo di Gesù, controllavano la vendita di animali – agnelli, buoi e colombe – per i sacrifici, l´imposta religiosa e il cambio della moneta (si poteva pagare l´imposta solo con moneta ufficiale del tempio). Il tesoro del tempio funzionava come una banca, nella quale si depositavano le grandi fortune e, inoltre, il tempio possedeva grandi estensioni di terra; era la prima impresa di Palestina.

Gesù non si oppone al culto esterno; egli stesso partecipa a molte celebrazioni nel tempio. Ama il tempio di Gerusalemme e lo chiama “la casa di mio Padre”. La Pasqua era la festa della liberazione. Ricordava il passo dalla schiavitù alla libertà (Es 12,1-28; Lv 23,5; Nm 9,10 14, Dt 16,1, ecc). Però questa Pasqua “dei giudei” non era già erede di quella, ma una festa manipolata dai dirigenti, con il pretesto del culto a Dio, per sfruttare il popolo.

Il tempio senza animali per i sacrifici è quello che annunciò uno degli antichi profeti, Zaccaria. Egli disse che nei tempi del Messia non ci sarebbero stati commercianti nel tempio (14,21). Con la venuta degli ultimi tempi cambierà il culto.

Il tempio, come casa di Dio, deve essere un luogo di silenzio e preghiera per i visitatori di Israele e per i popoli del futuro.

Il gesto di Gesù si inserisce nella denuncia che i profeti avevano fatto del culto, così come si manifestava nei sacrifici; un culto ipocrita accompagnato dall´ingiustizia. Gesù si presenta con un flagello nella mano (il flagello di corde era un conosciuto simbolo messianico): lui è il Messia, e come tale si mostra. Però quello che fa e quello che dice va molto più in là di quello che tutti speravano.

Gesù distrugge tutta quella montatura. Allo stesso tempo, cacciando gli animali, sta indicando che ormai non serviranno per dare culto a Dio. Dio, lo avevano detto i profeti molti secoli prima, non aveva bisogno del sangue degli animali; ciò che egli voleva, era che gli uomini praticassero la giustizia e il diritto (Is 1,11-17).

Però Gesù non denuncia solamente il culto che copre l´ingiustizia, ma dichiara nullo il culto che è, in sé stesso, la legittimazione religiosa dell´ingiustizia e del crimine. Non propone una riforma del culto, ma l´abolizione.

Dopo la risurrezione i discepoli comprenderanno lo spirito con cui Gesù aveva agito: “Lo zelo per la tua casa mi divora” (Salmo 69,10).

Don Ivan Leto

 

* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia

Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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