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Pd alla finestra

Pd alla finestra

Per ora la fotografia è quella di un Pd ‘alla finestra’. “Non siamo noi a dare le carte”, ripete Ettore Rosato in Transatlantico. Nessuna richiesta nella telefonata con Matteo Salvini ieri e nell’incontro con i 5 Stelle oggi sulla presidenza delle Camere, nessun accenno alla questione governo. “Noi non chiediamo nulla e non ci è stato offerto nulla. Siamo d’accordo sul metodo, ovvero che le presidenze delle Camere vadano a 5 Stelle e centrodestra. Poi, quando ci faranno un nome, faremo le nostre valutazioni”, spiega ancora Rosato.

E se “ci saranno candidature convincenti”, il Pd farà la sua parte: “Se ci sarà un nome che abbia un profilo autorevole e di garanzia, il Pd potrebbe votarlo”. Come il leghista Giancarlo Giorgetti o, si ipotizza, una new entry 5 Stelle come Emilio Carelli, per quanto riguarda la Camera. “Ma i nomi li devono fare loro e se c’è un accordo Lega-M5S, i presidenti se li eleggono anche da soli, il nostro sostegno a fini numerici non è rilevante”.

Lo sarebbe se il Pd decidesse di appoggiare uno dei due ‘vincitori’: magari uno schema ‘tutto al centrodestra’ con Giorgetti alla Camera e Paolo Romani al Senato. Se ne parla nei capannelli a Montecitorio. Un modo per rompere l’avvio di un possibile patto Lega-M5S che si trasferisca anche sul governo. Chiacchiere da Transatlantico, in una primissima fase di avvio della partita istituzionale delle prossime settimane. Per ora, i dem restano fermi sulla linea dell’opposizione, votata in Direzione. Sebbene, dopo Dario Franceschini, oggi anche Carlo Calenda nomini il ‘governo di tutti’ come possibile soluzione in caso di stallo e se indicata dal capo dello Stato.

Il Pd deve stare all’opposizione”, dice Calenda a Porta a Porta. E aggiunge: “Non so se a un dato momento Mattarella proporrà un governo di transizione e allora, in quel momento, se tutti i partiti decidono di appoggiarlo credo che anche il Pd dovrebbe sostenerlo, nell’ottica di una responsabilità condivisa per fare la legge elettorale e tornare a votare”.

Calenda continua a muoversi nel magma del Pd post elezioni. Dove si fa sentire anche Nicola Zingaretti che anche oggi ha ribadito la disponibilità a correre quando ci sarà il congresso del Pd. Calenda sabato parteciperà ad un’iniziativa organizzata dalla minoranza dem di Gianni Cuperlo, con Maurizio Martina e Andrea Orlando. Il ministro continua a mettere le mani avanti su un suo possibile coinvolgimento in prima persona nella segreteria dem.

“Non penso che una persona che si iscrive al Pd dopo due giorni possa correre a fare il segretario, e non penso che lo possa fare nemmeno nei prossimi sei mesi. Un partito è fatto di militanti e strutture sul territorio. Le cose si fanno passo per passo. Il momento adesso è davvero un momento esiziale, in cui il Pd rischia davvero tutto”. Piuttosto, per Calenda, un leader il Pd già ce l’ha ed è il premier Paolo Gentiloni che oggi, dopo giorni di silenzio, è tornato a parlare del futuro politico del Paese. “C’è bisogno di serietà e coraggio se no non si riesce a dare un futuro a un Paese che ha potenzialità straordinarie e rispetto al quale dobbiamo avere il massimo della fiducia”.

Il reggente Martina, intanto, ha iniziato il giro per i circoli Pd: “Questa di Ostia è una prima tappa di un percorso che faremo in tutti i territori. Ripartire da qui vuol dire ripartire da tanti cittadini comuni che hanno bisogno di trovare il Pd”. Mentre per quanto riguarda le dinamiche interne, la gestione collegiale di Martina è attesa dalla minoranza alla prova dei fatti e il primo banco di prova sarà quello dei capigruppo.

I renziani sono per eleggere Lorenzo Guerini alla Camera e Andrea Marcucci alla Camera. Uno schema troppo ‘sbilanciato’ per gli orlandiani che vorrebbero uno dei loro alla guida del gruppo o magari alla vicepresidenza di una Camera, se verrà mantenuta la prassi di affidare un ruolo all’opposizione nell’ufficio di presidenza.

Di questo, dice Rosato, non si è parlato con i 5 Stelle. “Nel 2013 noi votammo per Di Maio, ma non abbiamo chiesto nulla, nè abbiamo ricordato la prassi. Sta a loro scegliere”. (Adnkronos)

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