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Luciani: ''Pronti a bloccare il porto''

Luciani: ''Pronti a bloccare il porto''

Il presidente della Cpc non usa mezze misure, servono risposte chiare e immediate per far uscire lo scalo dalla crisi in cui versa. Fari puntati su container e automotive 

CIVITAVECCHIA – “Siamo pronti a bloccare il porto se non arriveranno risposte chiare, la pazienza è finita”. Lo ha detto il presidente della Compagnia portuale di Civitavecchia Enrico Luciani nel corso di una conferenza fiume. Uno sfogo, un grido d’allarme per un porto che, nonostante tutto, si rifiuta di voler crescere nonostante le potenzialità. “I porti italiani sono in crescita – ha continuato Luciani – ma lo scalo di Civitavecchia continua a rimanere bloccato in una secca”. Interporto, caso Privilege, banchine container, automotive e completamento della trasversale Civitavecchia – Orte. Sono alcuni degli argomenti che il presidente della Cpc ha affrontato. 

“Ci siamo stancati di assistere a questo lento stillicidio – ha detto Luciani – e la crisi si sta allargando a macchia d’olio. Saremo molto attenti a quello che verrà ma siamo pronti a lottare per il nostro lavoro e per il bene del porto. Il nostro è un grido di dolore che arriva dopo un inverno disastroso in cui siamo passati dal fare 12 -13 treni a settimana a 2 dall’inizio dell’anno. Parleremo con i vertici dell’Adsp, che so stanno lavorando, per vedere se hanno una strategia consona per risolvere questa crisi”.

I numeri snocciolati dal presidente della Cpc nel corso della conferenza non convincono, ed è proprio questo il suo dilemma. Perché tutti i porti italiani crescono mentre quello di Civitavecchia non riesce ad uscire dalla secca in cui è sprofondato? “Bisogna invertire la rotta – ha detto Luciani – non è possibile che un armatore come Msc a Civitavecchia che è il porto di Roma movimenti soltanto 75mila teus e la statistica non è propriamente reale. Vogliamo che Civitavecchia faccia quello che è nelle sue corde e passi a 300mila teus, la quantità minima che possiamo fare e che taglierebbe la disoccupazione di tutto il territorio. Per quanto riguarda l’automotive – ha continuato – abbiamo firmato un contratto di 5 anni con Grimaldi ma se il lavoro non viene rimane soltanto carta e anche qui parliamo di un mercato che è in crescita con Grimaldi che investe su Savona. Il nostro porto è dimenticato”.

Altro punto preso in esame è l’Interporto, dove si va per la settima asta e “nessuno – ha evidenziato Luciani – dice niente. Come per il completamento della Civitavecchia – Orte, un’opera strategica. Il territorio deve scendere in campo. Stiamo parlando di una strada che collegherebbe Civitavecchia a Kiev. Servono – ha sottolineato Luciani – soluzioni nell’immediato che guardino agli interessi del porto che è fermo dal 2015. In tutto questo non si sente la voce del sindaco Antonio Cozzolino. Si fanno post per dire che venti buche sono state tappate e nessuno parla delle centrali su cui pesa la dimissione e non si parla del dopo, del futuro. È stato – ha concluso duro – un inverno disastroso e noi un altro così non lo vogliamo e non lo accettiamo”. Luciani è stato chiaro il porto soffre ed è bloccato, non riesce a sviluppare le sue potenzialità e a soffrirne maggiormente è l’occupazione.

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