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«Sono ottimista e confido nella giustizia»

«Sono ottimista e confido nella giustizia»

Queste le parole di mamma Marina in attesa dell’udienza di oggi con la requisitoria del pubblico ministero. Affronta con fiducia questa giornata ricordando il solenne giuramento fatto al figlio al momento dell’estremo saluto. Se i  tempi saranno coerenti e ci sarà spazio si prosegue con l’arringa di uno degli avvocati di parte civile, Celestino Gnazi, legale della donna   

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Sono molto fiduciosa, non penso che il pubblico ministero possa tornare indietro dopo quello che è emerso. Tanto più che la perizia collegiale ha stabilito che Marco si poteva salvare, quindi poteva tranquillamente sopravvivere. Io credo che il pm chieda una giusta condanna. Sono tranquilla e fino all’ultimo non mi voglio creare problemi. Se poi ci saranno li affronterò dopo. Al momento sono ottimista e confido nella giustizia».
Queste le parole di Marina Conte, mamma di Marco Vannini, sentita ieri pomeriggio, il giorno prima dell’udienza chiave che si terrà oggi, sul processo  per la morte del figlio, presso la Corte d’Assise di Roma, con la requisitoria del pubblico ministero Alessandra D’Amore. Marina sembra si sia ripresa dopo che negli ultimi tempi  non è stata molto bene. Ha riacquistato energia e battagliera come sempre affronta questa giornata nutrendo fiducia, che non l’ha mai abbandonata, nella giustizia che ha promesso a Marco al momento dell’estremo saluto. La mattina prima del funerale, infatti, all’ospedale Sant’Andrea Marina di fronte a quel corpo inerte ha fatto una solenne promessa. (Agg. 21/03 ore 6) Segue

“HO GIURATO A MIO FIGLIO CHE AVREBBE AVUTO GIUSTIZIA”. «Sono stata lì con lui fino a che ho potuto e mentre si chiudeva quella bara ho fatto il giuramento – ci aveva raccontato a suo tempo Marina – e gli ho detto: avrai giustizia. Ho giurato che avrei fatto tutto il possibile affinché ottenesse giustizia. Marco stai tranquillo, gli ho detto, come sempre mamma ha risolto i tuoi problemi. Quando ne aveva qualcuno si rivolgeva sempre a me. Tu lo sai che mamma è forte e riuscirà a far emergere la verità per te. Puoi stare certo che fino a quel giorno non avrò pace. Lotterò con tutte le mie forze fino all’ultimo respiro». 
Marina ha ricostruito la sua vita su questa promessa esorcizzando con questo atto quello che di incredibile per lei ha rappresentato la vicenda di suo figlio. E nonostante i momenti drammatici che ha passato, la disperazione e il dolore lancinante che udienza dopo udienza si riacutizzava nel sentire i testimoni,  la costrizione di rivivere momento per momento quegli attimi che la facevano sentire nel pieno di uno tsunami, nonostante i mesi di attesa che l’hanno lacerata dentro, era retta da un’unica certezza:  «Io sarò forte per mio figlio» ha sempre detto Marina. Probabilmente ha ritrovato nelle vicende riemerse in tribunale soluzioni che hanno fortificato il suo pensiero, forte del fatto che non ha mai chiesto vendetta, ma soltanto verità e giustizia. (agg. 21/03 ore 7,30)

L’UDIENZA. Oggi, verso le ore 10, in aula si inizia con la deposizione dell’ultimo testimone della difesa, il generale Camporini. A seguire la requisitoria del pm Alessandra D’Amore. Se i tempi saranno coerenti e ci sarà spazio dopo la requisitoria del pm si prosegue con l’arringa di uno degli avvocati di parte civile. A parlare per primo sarà l’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina.  
La valutazione si sposterà necessariamente nei momenti successivi allo sparo, e la Corte valuterà  i comportamenti  e le conseguenze da questi arrecati. La chiave del processo sarà quella di stabilire se il ritardo dei soccorsi può essere determinato da una colpa, da una sottovalutazione, da una semplice negligenza oppure si può ipotizzare una colpa così grave da sconfinare nel dolo, quindi se l’accusa insisterà nella conferma del capo di imputazione di omicidio volontario nei confronti dei quattro componenti della famiglia Ciontoli.(Agg. 21/03 ore 8.30)

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