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Processo Vannini, chiesta la condanna per tutti

Processo Vannini, chiesta la condanna per tutti

Ventuno anni per Antonio Ciontoli, 14 anni per Maria Pezzillo, Martina e Federico. Due  anni per Viola Giorgini Il pm D’Amore: «Gli imputati hanno mentito ostinatamente» VIDEO

LADISPOLI – Chieste cinque condanne per la morte di Marco Vannini, 21 anni, avvenuta il 18 maggio 2015 a Ladispoli raggiunto da un colpo di arma da fuoco sparatogli da Antonio Ciontoli, padre della fidanzata del giovane. Davanti ai giudici della prima Corte d’Assise di Roma, il pm Alessandra D’Amore ha sollecitato una pena a 21 anni di carcere per il capofamiglia Ciontoli, sottufficiale della Marina Militare.(agg. 22/03 ore 00.30) segue

LE RICHIESTE DEL PM. Chiesti 14 anni per la moglie Maria Pezzillo e i due figli, Martina (fidanzata di Vannini) e Federico. La famiglia Ciontoli è accusata di concorso in omicidio volontario. Nel processo è imputata anche la fidanzata di Federico Ciontoli, Viola Giorgini, per la quale l’accusa chiede due anni di carcere (con sospensione della pena) per omissione di soccorso. Dure le parole il aula della Pm D’Amore nella sua requisitoria. «Gli imputati – ha detto D’Amore –  hanno mentito ostinatamente con una ricostruzione dei fatti parziale».  La Pm ha poi ripercorso i fatti della sera fatale in cui ha perso la vita il giovane. Dalla ricostruzione del Ciontoli, alle intercettazioni, alle testimonianze dei vicini, fino alle dinamiche al Pit di Ladispoli. Per la PM inoltre Martina sarebbe stata presente in bagno. Per D’Amore quella di avallare la ricostruzione del Ciontoli è una scelta precisa. «Non siamo qui per vendetta, ma per giustizia» ha affermato l’avvocato Coppi davanti ai giudici per il caso della morte del giovane Marco.(agg. 22/03 ore 01.20)

L’AVVOCATO DEI VANNINI. «Hanno tolto alla famiglia di Marco di decidere della sua vita – ha continuato l’avvocato – Non ci possono essere dubbi sulla condanna di Antonio Ciontoli. Seppure Marco fosse morto, nonostante i soccorsi tempestivi, non saremmo in corte d’assise come ha detto la Pm. Antonio non si fece istruire quando acquisì l’arma, anche se non è un indizio di colpa. Quell’episodio è sintomatico della sua personalità che ha avuto l’apice la sera del 17 maggio 2015 e addirittura preme il grilletto sebbene Marco avesse paura. La sua colpa sarebbe rimasta se avesse chiamato i soccorsi ma sarebbe stata molto attenuata».(Agg. 22/03 ore 2)

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