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Pd, Mecozzi e Magliani rimettono in riga il partito

Pd, Mecozzi e Magliani rimettono in riga il partito

I due dem spronano al cambiamento tramite meritocrazia e ascolto della cittadinanza: “È necessario in prima battuta dire basta alle riunioni nelle case, ai caminetti, dove partecipano pochi e si fanno strategie su chi vive e muore politicamente”

CIVITAVECCHIA – Mirko Mecozzi e Manuel Magliani hanno presentato un documento al direttivo del Pd invitandolo a cambiare rotta. Una sorta di dichiarazione di intenti molto dura contro la direzione presa negli ultimi anni dal partito locale dem.

“Chi aderisce a questo documento – si legge nel testo – riconosce come strada maestra la selezione secondo criteri meritocratici, senza veti correntizi, convinti che ci sia bisogno delle migliori proposte e delle migliori intelligenze al servizio del partito e della città per sviluppare un rapporto ed una proposta credibile”.

Non lasciano tanto spazio all’immaginazione Mecozzi e Magliani che spingono il Pd di Civitavecchia verso nuove strade in vista delle prossime amministrative. (agg. 27/03 ore 12.16) Segue

I PROBLEMI CHE AFFLIGGONO LA CITTA’. “Riteniamo – proseguono – che la selezione del candidato Sindaco debba passare imprescindibilmente dalle primarie, con la più ampia apertura possibile”.

Una lunga riflessione su quanto è stato sbagliato dal Pd, sia locale che nazionale, un partito uscito fortemente punito dalle urne. Proprio da questo risultato dovrebbe partire il rinnovamento, secondo Mecozzi e Magliani. Un miglioramento che dovrebbe puntare sui giovani e sulla meritocrazia ma, soprattutto, sul dialogo con la cittadinanza, sull’ascolto di chi un domani sarà chiamato a dire la sua nei seggi.

“Gli inviti all’unità – incalzano Mecozzi e Magliani – non sembrano frutto di una reale volontà in tal senso, bensì del trauma subito dal voto e del pericolo effettivo di estinzione del Pd. Questa sensazione è corroborata dal fatto che non sappiamo cosa vogliamo per questa città e come vogliamo strutturare la proposta del nostro partito alla città, non  abbiamo risposte. Poi vedremo, faremo, penseremo: non è il momento adesso dobbiamo fare l’unità. Questo è un fatto grave – sottolineano i due dem – che rappresenta la degenerazione della politica e della classe dirigente che non parla più neppure al suo interno per quanto è intenta in operazioni di marcatura serrata uomo a uomo, tutti in trincea allineati e ben coperti per evitare di scoprire le carte. Esempio della mancanza di ogni forma di dialogo costruttivo con la cittadinanza (oltre che fra gli stessi dirigenti del partito) è rappresentato, a livello locale, dalla citazione di nodi che affliggono la comunità da anni quali terme, porto, Italcementi, tirati fuori in modo assolutamente approssimativo, dimenticando – ricordano Mecozzi e Magliani – che il centrosinistra quando ha governato si è lacerato profondamente sulla visione degli scenari legati a queste tematiche”.(agg. 27/03 ore 13.23)

L’INVITO AL DIALOGO E ALL’APERTURA. I due dem invitano al dialogo e all’apertura in tal senso da parte di tutti gli esponenti del partito. Un cambiamento radicale che non deve né spaventare, né essere punito.

“Nel processo di cambiamento molte delle responsabilità – si legge ancora nel documento -ricadono sui più giovani e sulla classe dirigente che dovrà necessariamente farsi carico di quelle problematiche che non sono state risolte, facendo certamente tesoro dell’esperienza di chi precedentemente ha affrontato queste spinose questioni. Sono i più giovani che devono assumere l’iniziativa, diventare cuore pulsante del partito, offrire un contributo in grado di operare e ricucire quel rapporto con l’opinione della cittadinanza che manca da troppo tempo. Non ci possiamo permettere il copia e incolla di vecchi programmi elettorali dove si parla delle solite linee di sviluppo e si vendono libretti dei sogni triti e ritriti”.

Mecozzi e Magliani propongono una campagna di ascolto per rimodulare le esigenze della comunità. “Per favorire ciò – tuonano i dem – è necessario in prima battuta dire basta alle riunioni nelle case, ai caminetti, dove partecipano pochi e si fanno strategie su chi vive e muore politicamente, ci dobbiamo imporre la buona regola di frequentare la sede istituzionale del circolo. Le idee i confronti fra dirigenti stessi e militanti devono avvenire dentro il circolo possibilmente aggregando i cittadini, dando prova dell’impegno profuso, fin dalla fase embrionale della proposta, nell’interesse della collettività. Chi aderisce a questo documento – concludono duri – riconosce come strada maestra la selezione secondo criteri meritocratici, senza veti correntizi, convinti che ci sia bisogno delle migliori proposte e delle migliori intelligenze al servizio del partito e della città per sviluppare un rapporto ed una proposta credibile. In tale contesto tutti hanno diritto legittimamente ad aspirare ad un ruolo, e, prima ancora a farsi portatori di idee e progetti per la città, senza che ciò debba spaventare al punto da essere stigmatizzato come personalismo o ambizione”. (Agg. 27/03 ore 14)

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