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Caso Vannini, la difesa: "Assolvete tutti, tranne Antonio"

Caso Vannini, la difesa: "Assolvete tutti, tranne Antonio"

Al processo per la morte di Marco Vannini è stato il giorno delle arringhe difensive. Secondo i legali tutti sono stati tratti in inganno dalle dichiarazioni del capofamiglia. Ma la famiglia del ragazzo insiste: "Sia data una pena adeguata, per la crudeltà dimostrata"

LADISPOLI – Ora i fari sono tutti puntati sul 18 aprile: è il giorno che arriverà la sentenza di Primo Grado per gli imputati del caso Vannini. Intanto si è tenuta presso la Corte d’Assise di Roma la penultima udienza che vede alla sbarra la famiglia Ciontoli, più Viola Giorgini, per la morte del ragazzo cerveterano di 20 anni.

Gli avvocati di entrambe le parti hanno presentato le loro arringhe davanti al Collegio giudicante, presieduto da Anna Argento e dal giudice a latere, Sandro Di Lorenzo. Nella precedente udienza di marzo il pm di Civitavecchia, Alessandra D’Amore, aveva chiesto per omicidio volontario con dolo eventuale 21 anni per Antonio Ciontoli, 14 per la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico e aveva chiesto anche 2 anni per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, accusata per omissione di soccorso.

«Chiediamo una pena adeguata di tutti gli imputati – ha detto di fronte ai giudici il legale dei Vannini, Celestino Gnazi – in considerazione della crudeltà dimostrata verso Marco. Solo dopo alcune ore si parla di un colpo di arma da fuoco. Eppure è emerso che la vicina di casa ha sentito lo sparo e le urla disumane di quel povero ragazzo. Era dovere degli imputati intervenire. Marco dopo il ferimento poteva essere operato e salvato, come stabilito anche dai periti della Corte. Ma Ciontoli ha impedito a Marco di salvarsi, condannandolo, e gli altri in casa non hanno interrotto il nesso causale che ha portato al decesso. Erano tutti consapevoli della gravità della situazione. Martina per parlare del proiettile sul corpo di Marco doveva per forza essere lì».

 «Martina non era lì, – ribatte sempre davanti ai giudici Andrea Miroli – qui si chiedono 14 anni di carcere per colei che ha perso il fidanzato e per la quale si invoca la morte sociale. Tutti nella casa sono stati tratti in inganno da Antonio Ciontoli che vivrà con questo dramma per sempre. Non vi è dubbio che abbia agito con una condotta orripilante per egoismo, ma se avesse saputo che Marco fosse morto non avrebbe agito così».  L’altro legale Pietro Messina ha chiesto l’assoluzione per tutti tranne che per il capofamiglia Antonio Ciontoli. Un’ulteriore richiesta alla corte della difesa alla Corte affinché Ciontoli «venga giudicato per omicidio colposo e non per omicidio volontario con dolo eventuale». 

Marco Vannini era morto il 18 maggio del 2015 dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola nella casa della sua fidanzata a Ladispoli. Di quello sparo si era assunto la responsabilità Antonio Ciontoli, il papà della ragazza.

Tutti gli imputati però erano presenti nella villetta ladispolana dei Ciontoli. Agli operatori Ares del 118, chiamati due volte dai Ciontoli, è stato omesso di dire che Marco era stato ferito con un’arma da fuoco. Secondo i periti della Corte «Marco poteva essere salvato se soccorso in tempo».

Questa perizia potrebbe alla fine rivelarsi decisiva in questo processo.

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