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«E’ il giorno più triste della nostra esistenza»

«E’ il giorno più triste della nostra esistenza»

IL CASO. I genitori di Marco Vannini ricordano il figlio strappato drammaticamente alla vita che oggi avrebbe compiuto 23 anni. Mamma Marina: «Pensare al suo compleanno senza il ‘‘buongiorno ma’’ è devastante ed avverto un vuoto incolmabile». Papà Valerio: «Quando vado in moto mi succede di sentirlo dentro di me ma non udire la sua voce mi fa tornare alla realtà»     

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «E’ la giornata più brutta della vita mia. Dovrebbe essere la giornata più bella perché si festeggiava la nascita di mio figlio. Invece, è diventata la più tremenda e difficile da trascorrere perché senza di lui non c’è più niente da festeggiare. Marco non c’è più. Sembra assurdo pensarlo, farsene una ragione ma è difficile cercarlo e non trovarlo. A noi manca tanto. Pensare che è il suo compleanno e lui non è tra noi, è devastante. Oggi avrebbe compiuto 23 anni».
Marina Conte, mamma di Marco Vannini, ricorda la nascita dell’unico figlio, strappato drammaticamente alla vita appena diciannovenne: «Mia sorella Anna mi aveva chiesto se lo potevo far nascere lo stesso giorno che è nata lei. Così ho deciso di fare un parto cesareo programmato per quel giorno ed avremmo potuto festeggiare alla grande: compleanno di nipote e zia. E’ nato all’ospedale di Bracciano. Ogni istante della giornata non faccio che pensare a lui. In questo periodo gli dico: ‘’Marco fra pochi giorni ci sarà la sentenza  e spero che ti arrivi un bel regalo”».  La voce di Marina si incrina nel ricordo del figlio. Il suo viso si rilassa e i suoi occhi si illuminano all’improvviso quando continua  a parlare di lui: «Era un ragazzo meraviglioso. Era il figlio, il nipote, il cugino che tutti avrebbero voluto avere. Aveva sempre una parola di conforto per tutti. Era una persona solare, amava la vita, amava il mare, amava le moto. E soprattutto amava vivere». Ma quegli occhi ridiventano cupi quando sconsolata dice: «Purtroppo è scomparso per cause che ad oggi ancora non sappiamo e penso non sapremo mai. E’ tremendo e logorante  non sapere la verità».
Se pensa a suo figlio quali sono i ricordi più ricorrenti che affiorano?
«Sono tanti i ricordi che ho di Marco. Pensare a lui è sempre bello.  Ma ciò che mi manca di più è quel ‘’buongiorno ma’’ alla mattina quando si alzava, e poi quando mi chiedeva ‘’che hai fatto a pranzo ma’’,  perché lui era una buona forchetta e quando facevo l’amatriciana alzava il dito e diceva ‘’ok, grazie mamma’’. Mi manca tutto. Mi manca il suo profumo. Vivo solo di ricordi. Era un figlio veramente eccezionale. Quando guardo l’album e vedo le sue foto mi ricordo esattamente ogni occasione di quando le abbiamo fatte, il perché le abbiamo fatte e quello che ci eravamo detti. Però non avere quel  ‘’buongiorno ma’’ mi da una sensazione di un vuoto incolmabile, per cui sbrigo velocemente le faccende di casa e corro subito al cimitero. E come se quel buongiorno ce lo diamo lì».  
Cosa pensa dello striscione dedicato a Marco appeso sulla facciata del palazzo comunale?  
«La cittadinanza di Cerveteri e il sindaco Pascucci hanno voluto manifestare la solidarietà per la famiglia e ciò mi ha reso molto felice. E’ la prova che nessuno dimentica mio figlio. E’ un segnale forte per dire che come noi non molliamo non molla neanche la cittadinanza di Cerveteri. E’ fondamentale avere vicino le persone in questo momento così difficile. E’ un grande sostegno per andare avanti e per avere questa benedetta giustizia. Io sono fiduciosa, lo sono sempre stata, ma non nascondo che questi dell’attesa sono i giorni più lunghi della mia vita». 
Papà Valerio, dal canto suo inizia col sottolineare la tristezza di questo compleanno del figlio che non c’è più: «Una giornata cupa perché è un compleanno che non possiamo festeggiare. Non avevo mai previsto nella mia vita che potesse accadere. E’ vero che stiamo vivendo solo di ricordi e di delusioni ma è sconcertante la realtà dei fatti che ti dice che tuo figlio non c’è più. Marco era una persona estremamente viva, bella dentro. La sua scia riempiva la casa. Era vivace, a volte incontenibile nella sua allegria. Ora, non sentire la sua voce procura un senso di vuoto incolmabile. Cerco di non pensarci anche perché a me piaceva tanto fare i regali a Marco, per vedere la sua faccia, lo stupore e la gratitudine nei suoi occhi. Mi hanno strappato pure questo piacere. Uno dei tanti. Le feste e le ricorrenze per noi non esistono più perché vuote di significato e quando arrivano non vediamo l’ora che passino».
Se pensa a suo figlio quali sono i momenti più intensi che ha vissuto con lui?
«Quando condividevamo la passione che ci univa. Marco era un amante delle moto come me e in questo periodo che cominciavano le belle giornate tiravo fuori la moto e lui non vedeva l’ora e mi diceva ‘’dai papà andiamo a fare un giro’’. Io poi gliela facevo pure portare. Era un piacere immenso. Sono appassionato di moto da quando ero piccolo e condividere con lui quella passione era il massimo. Adesso, quando vado in moto mi succede, soprattutto con il casco integrale chiuso, di sentire Marco dentro di me e che guida lui la moto. Me lo sento dentro. E’ come se fosse con me. E’ una sensazione bellissima. Però poi non sento la sua voce. Non mi parla. Ed è questo che mi fa ritornare alla realtà. In quei momenti è fantastico ma poi il vuoto nuovamente mi assale».  
E lei Valerio, cosa pensa dello striscione dedicato a Marco appeso sulla facciata del palazzo comunale?  
«Mi ha fatto un immenso piacere. E’ un modo di ufficializzare praticamente quello che già vive nell’animo delle persone: giustizia per Marco. Cerveteri come Ladispoli ci sono stati sempre molto vicini in questo periodo. Poi, per il lavoro che faccio, incontro molte persone, ognuno mi chiede, mi fa coraggio. Molti mi esprimono la loro rabbia. Sono scandalizzati per quello che è successo e tutti aspettano come me una sentenza che sia anche un buon  esempio per tutti. Sono in molti ad attendere un forte messaggio morale. Certe cose vanno punite adeguatamente e in maniera efficace». 
Nell’ultima fase del processo, c’è stato un momento che l’ha indignata particolarmente?  
«Mi tormentano le parole dei legali della difesa quando hanno detto che noi non potevano sapere come mio figlio si comportava a casa dei Ciontoli. Come dire che noi non conoscevano nostro figlio oppure che fra noi non c’era dialogo. E’ assurdo. Questa è la cosa più brutta che è stata detta. Hanno offeso mio figlio, la sua educazione e la sua moralità. Hanno gettato fango su una persona che non c’è più. E’ un fatto veramente umiliante. E’ come quello che sta affogando, vai a salvarlo e ti tira giù. E’ scorretto. Uno dovrebbe avere anche la dignità e la consapevolezza di ciò che dice. Comunque aspettiamo il 18 con la speranza di un  verdetto adeguato».

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