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Ciontoli: «Dio mio quanto odio.  Aiutaci»

Ciontoli: «Dio mio quanto odio.  Aiutaci»

Processo Vannini, dalla trasmissione Quarto Grado il rilancio delle dichiarazioni su Fb Fanno scalpore le parole affidate ai social dell’uomo condannato a 14 anni Nel post anche un pensiero a Papa Francesco: «Grazie per la speranza che mi doni»

LADISPOLI – C’è grande incredulità tra i membri del gruppo Giustizia e Libertà e tra tutti coloro che sono vicini alla famiglia di Marco Vannini per quanto espresso da Antonio Ciontoli sul proprio profilo facebook. 
Quanto scritto potrebbe essere interpretato dai più come una provocazione. Antonio Ciontoli, nelle sue parole, invoca Papa Francesco.
“Santo Padre grazie per la speranza di vita che mi doni, ma un grazie particolare perché le tue Sante iniziative hanno aperto il cuore a chi ne ha tanto bisogno…Amore non odio” e “Dio mio quanto odio. Aiutaci”.
Queste le frasi affidate da Antonio Ciontoli al proprio profilo social (riprese pubblicamente a livello nazionale dalla trasmissione Quarto Grado), prima e dopo la sentenza dello scorso18 aprile.  
Frasi che, senza dubbio, sono state recepite dalle tante persone vicine ai Vannini come la provocazione di un uomo che, comunque, è stato condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario. La famiglia Ciontoli, ricordiamolo, si è sempre sentita vittima e si è sempre lamentata per l’odio che le è stato rivolto.
Sono passati quattro giorni dal 18 aprile, data in cui la corte d’assise ha pronunciato la sentenza con cui ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni, il resto della sua famiglia a 3 anni e assolto Viola Giorgini. In questi giorni sono state molteplici le interpretazioni della sentenza. Piena di enfasi quella del giornalista Carmelo Abbate a Quarto Grado:  “Una sentenza vigliacca, che manca di coraggio. Le sentenze si rispettano, ma in democrazia si possono criticare. Questa sentenza, a mio avviso, risolve la questione tra addetti ai lavori. 
Addetti ai lavori che risultano tutti vincitori: vince la difesa dei Ciontoli perchè Viola è stata assolta, i 3 membri della famiglia vedono derubricata l’accusa a omicidio colposo e Antonio Ciontoli si becca le attenuanti. Vince anche la difesa dei Vannini perchè l’avvocato Gnazi ha fatto un ottimo lavoro, portando a casa un successo notevole spostando la discussione da omissione di soccorso ad omicidio. Gli unici sconfitti sono mamma Marina e papà Valerio, perché la sentenza ‘se ne fotte di loro’ già nel momento in cui scinde due destini: quello dei familiari del Ciontoli considerati, alla fine, spettatori quasi incoscienti e quello di Antonio considerato l’artefice massimo. Ma se il sig. Ciontoli è l’artefice massimo allora la pena deve essere consona, dura. Invece ottiene le attenuanti. Perché è incensurato? In questo modo però, non si giudica il comportamento dell’imputato dopo il reato: ha mentito e depistato le indagini. E si becca le attenuanti? Per questo, a mio modo di vedere, è una sentenza vigliacca”.
Una vicenda che, come ovvio, è destinata a proseguire: i legali della famiglia Ciontoli hanno già fatto sapere che ricorreranno in appello per chiedere omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l’assoluzione per il resto della famiglia. Stessa cosa potrebbe fare il PM Alessandra D’Amore per impugnare la sentenza di primo grado. 
Ora non resta che attendere le motivazioni della sentenza per farsi un’idea più chiara sul verdetto emesso dalla corte.

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