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Dopo la sentenza esplode la rabbia nel web

Dopo la sentenza esplode la rabbia nel web

PROCESSO VANNINI. Migliaia e migliaia di italiani non risparmiano severe critiche ai giudici che l’hanno emessa; la parola più usata: ‘‘vergogna’’. Diventa virale l’hashtag ‘‘non in mio nome’’. Tapezzate le vetrine dei negozi di Ladipoli e Cerveteri con il manifesto che esprime la volonta di dissocciarsi da quel verdetto ritenuto iniquo e pericoloso       

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Dopo la sentenza di primo grado per l’omicidio di Marco Vannini la protesta esplode nel web. Tante, tantissime persone dal nord al sud dell’Italia si sono trovate unite nel manifestare la loro indignazione e a contestare una sentenza ritenuta assurda. Una vera e propria sollevazione popolare che ha reso incandescente da alcuni giorni siti ufficiali, pagine di cronaca nera, gruppi privati di migliaia di italiani che hanno seguito la vicenda  non risparmiando severe critiche ai giudici che l’hanno emessa. Migliaia e migliaia i commenti infuocati e rabbia, rabbia, tanta rabbia. La parola più usata in assoluto: “vergogna”. Solo in un post del gruppo ‘’Giustizia e verità per Marco Vannini’’ alla provocazione lanciata da una donna consistente nello scrivere ‘l’epiteto ‘’vergogna’’, hanno aderito in poche ore in quasi quattromila e cinquecento. Scandalizzati per quello che è successo a quel giovane sorridente, gioioso e di grande moralità, tutti aspettavano che la giustizia si rivelasse più severa con una sentenza che fosse un monito e un buon  esempio per tutti. Era richiesto un forte messaggio morale che non è arrivato. (Agg. 22/04 ore 10.30) segue

CARMELO ABBATE. Tra i commenti di autorevoli personaggi spicca quello di Carmelo Abate di Quarto Grado che definendo la «sentenza vigliacca e codarda» sembra abbia interpretato al meglio  il sentimento comune. «Una sentenza – dice Carmelo Abate – che risolve la questione tra addetti ai lavori. Ne escono tutti vincitori. Esce vincitore la difesa di Ciontoli perché Viola Giorgini viene assolta, perché i tre in qualche modo vedono derubricata l’accusa da dolosa a colposa, meno grave, perché Ciontoli si becca le attenuanti. Esce vincitore la difesa dei Vannini perché l’avvocato Gnazi porta a casa un successo notevole. La questione partiva sul binario dell’omissione di soccorso e l’avvocato Gnazi l’ha spostata sul binario dell’omicidio, e quattro persone sono state condannate per omicidio. C’è un’unica grande sconfitta mamma Marina. Perché questa sentenza vigliacca e codarda se ne fotte letteralmente di mamma Marina».
E tanti si sono dissociati da questa sentenza scritta nel nome del popolo italiano lanciando l’hashtag ‘’non nel mio nome’’ che nel giro di qualche giorno è diventato virale. Un modo per far sentire al mondo intero che quel popolo non si identifica in quella sentenza e continua a chiedere ‘’Giustizia per Marco’’.  (Agg. 22/04 ore 11)

“IO SONO MARCO, NONINMIONOME SULLE VETRINE DEI NEGOZI DI LADISPOLI”. Tra i  primi ad aderire il comitato commercianti di Ladispoli che ha tappezzato le vetrine dei loro negozi con il manifesto con scritto ‘’Io sono Marco, noninmionome’’. «Marco ha gridato e nessuno l’ha soccorso – scrivono in un comunicato – Marina ha gridato ma la giustizia l’ha ignorata. Quanto ancora dovrà gridare questa famiglia per essere ascoltata? Quando viene pronunciata una sentenza il giudice la declama in ‘’Nome del Popolo Italiano’’, la sentenza del caso Vannini non rappresenta buona parte del popolo italiano. Marina non si sente più cittadina di questo Stato, ma non è lei a doverne prendere le distanze, Ladispoli, i commercianti di Ladispoli hanno scelto di dar voce al grido disperato di questa famiglia. Perché: Io sono Marco, sono Marina, sono Valerio, sono una cittadina italiana, sono un cittadino italiano, sono un commerciante e nessuno rimarrà in silenzio. I commercianti di Ladispoli stanno affiggendo alle loro vetrine il loro No alla sentenza Vannini, perché Marco e la sua famiglia meritano rispetto, perché una sentenza del genere è pericolosissima, insegna ai giovani quanto poco valga una vita spezzata senza senso. La categoria rimane vicina e sostiene la battaglia della famiglia Vannini perché tutti siamo Marco».
L’iniziativa è stata immediatamente recepita e fatta propria anche dai commercianti di Cerveteri. Già nelle vetrine dei negozi del centro storico e di piazza Aldo Moro è affisso il manifesto con la foto di Marco sorridente e con l’hashtag noninmionome. (agg. 22/04 ore 11.40)

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