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Un migliaio di persone alla Necropoli

Un migliaio di persone alla Necropoli

TURISMO. Nel weekend gruppi familiari francesi e tedeschi per conoscere, studiare e approfondire la storia degli Etruschi. Nel weekend gruppi familiari francesi e tedeschi per conoscere, studiare e approfondire la storia degli Etruschi. Manca ancora una rete infrastrutturale per l’accoglienza    

di TONI MORETTI

CERVETERI – La primavera sembra ormai esplosa con le sue belle giornate di sole che preannunciano un’estate calda, si presume capace di far dimenticare l’inverno appena passato, foriero di scherzi termici che hanno un pò scombussolato ritmi vitali consolidati ad un clima mite che accompagnava in armonia vita e colture, si sa speciali in questa terra. E questo accenno di normalizzazione fa ben sperare a chi ha investito nella promozione del territorio dal punto di vista turistico.  A chi aspetta proprio che la clemenza del tempo  sia da stimolo a chi  nel mondo, grazie alla promozione fatta a livello internazionale è venuto a conoscenza dei tesori che la storia ci ha lasciato in eredità e da noi custoditi, saranno i posteri a dire se con merito o con demerito. L’ultimo, si dice, da questo punto di vista è stato un week end soddisfacente. La Necropoli è stata invasa da un migliaio di persone. Molti i gruppi familiari francesi e tedeschi hanno seguito con interesse l’ottimo Medaino e i suoi ragazzi, ormai più che specializzati nel guidare, condurre, presentare, spiegare e rendere attuali e divertenti oggetti e cose che migliaia di anni fa appartenevano ad un popolo, quello Etrusco, che è stato “culla” di civiltà.  Ma ci assale subito un ansia irrefrenabile se pensiamo a quanto può essere ricettivo questo meraviglioso territorio per quelli che sono i bisogni prosaici di chi viene a trovarci. C’è da mettersi le mani nei capelli infatti, se pensiamo ai supporti infrastrutturali per l’accoglienza, in verità scarsi o del tutto assenti e quei pochi, dicasi bad&breakfast o agriturismi, non interagenti e per niente interfacciati tra loro.  Allora, all’osservatore attento che tiene alle sorti ed allo sviluppo di un territorio che nasconde oro vero sotto i piedi, viene spontanea la riflessione di quanto capaci possano essere quelle componenti sociali, classi dirigenti e imprenditoriali che in qualche modo hanno nelle loro mani le sorti e lo sviluppo dello stesso. Viene alla luce un groviglio di interessi che vanno dal possesso di terreni che vogliono essere valorizzati da imprenditori che perseguono fini personali e non sviluppati in armonia con altri elementi per raggiungere l’obiettivo di una idea di città che purtroppo non c’è. Non si è stabilito infatti che tipo di città si vuole. Non si è individuato infatti su quale idea culturale deve insediarsi anche lo sviluppo di idee urbanistiche che creano armonie ricorrenti ad uno sviluppo che valorizzi aspetti produttIvi capaci di dare impulso e significato all’economia  di un paese potenzialmente ricco ma dilaniato da una crisi globale dalla quale non si esce.  Responsabilità? Ci sono e sono di tutti. L’attendismo degli imprenditori fa il paio con l’attendismo di una classe politica incapace di farsi coinvolgere. Magari con spinte dal basso in progetti plurali che soddisfino le aspettative di tanti giovani relegati al “muretto”, condannati  a sperare in un “reddito di cittadinanza” pronto a spegnere la sua creatività ed il suo entusiasmo.  La situazione è paradossalmente quella di un gatto che rincorre la sua coda.  Un osservatore attento lancia allora una idea e al tempo stesso una provocazione: Vuole una classe politica coscienziosa lanciare un concorso di idee per una città come la vogliamo da qui ai prossimi trenta anni? Cosa vogliamo che essa sia, l’indirizzo produttivo che vogliamo darle.  Certo, bisognerebbe immaginare che si sospendano per un attimo gli appetiti singoli e ci si concentri verso la realizzazione di una idea che risolva il problema della fame collettiva, con totale soddisfazione di tutti.

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