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Cerveteri celebra la liberazione

Cerveteri celebra la liberazione

Atteso l’intervento di Massimo Saltamerenda in rappresentanza dell’Anpi  

di TONI MORETTI

CERVETERI –  Il 25 aprile 1945 è la data dell’insurrezione. Quel mattino un po’ ovunque in tutto il nord Italia, riecheggiò la parola d’ordine “Arrendersi o perire”. Ma questa parola continuò a ripetersi anche nei giorni successivi a quel 25 aprile del 1945.  Il Comitato di liberazione nazionale alta Italia con sede a Milano, presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, proclamò quel giorno l’insurrezione in tutti i territori occupati dai nazifascisti.  Fu così che i partigiani attaccarono con metodi da guerriglia i presidi fascisti e tedeschi risalendo la penisola e imponendone la resa. Fu festa per la popolazione quando il 26 aprile a Milano entrò un’autocolonna di partigiani e quindi il CLNAI prese il potere in nome del popolo Italiano e in nome di quel popolo, le prime decisioni. Condannò a morte tutti i gerarchi fascisti, Benito Mussolini incluso, che verrà fucilato tre giorni dopo. Con quella esecuzione, visto e tramandato come un atto di liberazione , si metteva fine a venti anni di dittatura, a cinque anni di guerra, una vera rivoluzione che avrebbe portato entro un anno al referendum, quello del due giugno del  1946, dove tutti gli elettori, comprese le donne, hanno potuto scegliere tra Monarchia e Repubblica.
Oggi Cerveteri festeggia il 25 aprile. Si accinge a farlo con un segno distintivo che troneggia con discrezione ma per questo non poco visibile, sulla porta principale del vecchio palazzo comunale, oggi sede degli uffici del sindaco e di alcuni alti funzionari E’ affisso infatti alla porta un adesivo con su scritto: ”Qui c’è un sindaco Antifascista”. Fu a suo tempo una risposta ad una provocazione di alcuni rigurgiti sporadici di forze eversive e un pò confuse pervase da effetti nostalgici fuori dal tempo e dalla storia. Un segnale, quell’adesivo, che comunque bisogna tenere alta la guardia senza lasciarsi trascinare dalla retorica di una necessaria riconciliazione. Il fascismo, non è l’adesione ad una idea di parte, è un modo d’essere. E’ un modello culturale che prevede l’uso della forza per prevalere ed imporre le proprie ragioni con conseguente riduzione fino all’eliminazione delle libertà elementari come quelle di critica e di espressione.
Oggi, dallo spirito e dalle espressioni anche lessicali del rappresentante della città e del rappresentante di diritto storico della commemorazione della giornata, Massimo Saltamerenda dell’ Anpi, Associazione nazionale partigiani italiani, con la quale, c’è stata una lieve polemica sul ruolo centrale voluto dare alla Chiesa Cattolica nella celebrazione della giornata laica per antonomasia, con la celebrazione della messa, potremo accorgerci se c’è coscienza vera della natura e di ciò che è stato il fascismo o si è disposti a cadere nella trappola sempre tesa di una demagogica festa di riconciliazione. 

 

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