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Piani integrati, resa dei conti

Piani integrati, resa dei conti

Spine nel fianco del prossimo consiglio comunale. "Osteria nova", tutto bloccato o arrivano le ruspe? Oltre alla Regione esiste il Piano Territoriale proviciale

LADISPOLI – L’amministrazione Grando come metterà mano ai piani integrati presentati durante la vecchia amministrazione? Vi sarà nel breve termine una presa d’atto di mancata attuazione, e determinazione di inconciliabilità con i nuovi indirizzi pianificatori dell’Ente, così come paventato in campagna elettorale circa la revoca di alcune operazioni già in essere, oppure le proposte degli imprenditori troveranno soddisfazione? Non solo Piazza Grande (e Punta di Palo) dunque, a Ladispoli: il consiglio comunale dovrà fare i conti anche con piani integrati cosiddetti «minori», e con altri invece ben più corposi, come «Osteria Nova» ad esempio. 

Per Osteria nova si era parlato di oltre 300.000 metri cubi di costruzioni private su circa 40 ettari di terra tra l’Aurelia e nei pressi del bosco di Palo (oasi wwf e sito di Importanza Comunitaria). Per dare anche «al profano» una dimensione di quanti sono 300mila metri cubi, consideriamo che un palazzone di oltre 10 piani come l’ex Hotel Royal, torre di babele sul mare, vanta “solo” 15.000 metri cubi circa, un ventesimo della volumetria globale che sarebbe stata prevista dal progetto “Osteria”. 
Sono molti i dubbi – bipartisan – che insistono su questo piano integrato, come su altri, di cui si stenta a parlare. Si attende da mesi ad esempio l’intervento del consigliere Pizzuti Piccoli, M5S, in materia urbanistica, così come si ricorda l’opposizione implicita, tradottasi in atti politici palesati dalla linea delle scorse elezioni, del consigliere Loddo.

Quello che ad oggi ci si chiede, e che dovrebbe chiedersi anche una avveduta commissione urbanistica con componenti del Movimento 5 stelle e dell’amministrazione di Centro destra, è se, questa “Riqualificazione Ambientale”, come viene definita, risulterebbe in linea con gli standard e dunque col Prg adottato nel 2010, flagellato da oltre 400 osservazioni che non si è ancora probabilmente del tutto esaminate, tra uno spostamento e l’altro nel settore urbanistica. Per capire meglio di cosa parliamo dobbiamo osservare come Osteria Nova rientri in un programma di più ampia variante generale, che almeno su carta offrirebbe un disegno da ulteriori 5milioni di metri cubi. Certo il tempo passa, e la Variante generale, almeno in teoria, potrebbe essere inattuabile, in quanto non sarebbe stata avallata in via definitiva dalla Regione nei tempi tecnicamente previsti.  
Osteria Nova, ad esempio, sempre in teoria, avrebbe i requisiti per restare verde pubblico e privato, con indice di fabbricabilità praticamente prossimo allo zero. Perché allora i comitati hanno manifestato di avere tanta paura, all’epoca, in campagna elettorale, tanto da invocare una sorta di referendum – o un surrogato – come nel caso di Piazza Grande? 

Ma vediamo su quali direttrici chi immaginiamo vorrebbe «cementificare» dovrebbe muoversi, e quali grattacapi dovrebbe risolvere. Innanzitutto regolarizzare i pareri degli enti sovracomunali. 

 Oltre alla Regione esiste il Piano Territoriale Generale della Provincia (ora città metropolitana, che è anche più «in»), piano vincolante, in quanto imporrebbe ai Comuni di adeguare ad esso i propri piani regolatori generali.  
E dunque Osteria Nova sarebbe classificata, proprio da codesto piano provinciale, come un’area di interesse naturalistico e ambientale, con destinazione a verde ed indice di edificabilità nullo? 
Un altro elemento che il cosiddetto «partito del cemento», senza colore politico, dovrebbe valutare bene, è lo sblocco della VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, materia di recente applicazione legislativa statale e di matrice europea. 

 La Vas mancherebbe per Osteria Nova, così come per altre zone, nonostante le numerose richieste di regolarizzazione di aree che meriterebbero altresì di essere sistemate perchè già abitate e sanate, ma che evidentemente interessano molto meno sotto il profilo speculativo e si lasciano ancora in balia di ladri e randagi.
Ma se si mettesse al microscopio Osteria Nova, ci si accorgerebbe di una cosa abbastanza strana, ovvero che anche il Piano territoriale paesaggistico regionale, oltre a quello provinciale, qualificherebbe codesta zona come paesaggio agrario di continuità, ed anche i bambini potrebbero sapere che per le abitazioni rurali il rapporto di edificabilità (ammesso che si faccia l’agricoltore in sede, e ci si iscriva alla camera dei produttori agricoli) è di100 mc. ogni 10.000 metri quadrati. Giusto un’abitazione per il contadino e la sua famiglia, con annessa stalla e ricovero bestiame, tutto a debita distanza di lupara dalla casa del vicino. 
In sintesi l’uso meramente residenziale, in relazione agli indici di cubatura, ed in rapporto allo stato delle pratiche attuali, dovrebbe risultare prossimo allo zero. La formazione della rendita speculativa in grado di condizionare la politica dunque, e l’ulteriore annientamento dell’agricoltura, sono forse solo alcuni degli elementi più temuti da cittadini e comitati, insieme all’aspetto idrogeologico e la carenza di servizi per il futuro. E’ noto comunque che il piano prevedrebbe standard più elevati rispetto alla media ladispolana.

Non è noto se al residenziale potrebbero affiancarsi operazioni commerciali di grossa entità. Altra cosa nota, di cui parleremo a breve, sarebbe la contropartita in termini di opere pubbliche (ad esempio un altro ponte di collegamento).
Insieme al pericolo per il bosco di Palo, unico polmone verde rimasto della città di Ladispoli oggetto anch’esso della vicinanza di un altro piano integrato di cui non si parla spesso, Punta di Palo, ed insieme all’oasi di Torre Flavia, zona anch’essa adocchiata da «cucchiara» e «maleppeggio», Ladispoli sembra sotto assedio, tra corteggiamenti e potenziali ulteriori deturpazioni, in lungo e in largo, nei pochi fazzoletti di terra rimasti liberi.

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