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Il 17 maggio la fiaccolata per Marco

Il 17 maggio la fiaccolata per Marco

CASO VANNINI. Appuntamento alle ore 21 in piazza Aldo Moro per arrivare fino a Largo Almunecar. Mamma Marina: «Chiedo solamente giustizia per mio figlio perchè abbia finalmente un riposo sereno. Io e mio marito Valerio aspetteremo tutti in piazza. Non so ancora se parlerò e cosa eventualmente dirò»    

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Scendiamo in piazza insieme a mamma Marina e papà Valerio per chiedere Giustizia per Marco. La fiaccolata si terrà giovedì 17 maggio alle ore 21 a Cerveteri. Si partirà da piazza Aldo Moro per poi concludersi a Largo Almunecar. Non mancate» e si chiude con l’hasthag ‘’noninmionome’’. Questo è il breve  comunicato ufficiale della famiglia Vannini, annunciato da Alessandro Carlini, cugino di Marco, in un post sul gruppo Facebook ‘’Giustizia e Verità per Marco Vannini’’, per la fiaccolata programmata per contestare la sentenza di primo grado che ha inflitto condanne ritenute alquanto miti alla famiglia Ciontoli (agg. 28/04 ore 11.40) segue
 

Mamma Marina: «Sarà una fiaccolata pacifica per chiedere giustizia per mio figlio. Chiedo solamente giustizia perché Marco abbia finalmente un riposo sereno. Io e mio marito Valerio aspetteremo tutti in piazza. In questo momento non so dire se parlerò o cosa eventualmente dirò quella sera. Ho sentito la testimonianza nella trasmissione ‘’Chi l’ha Visto’’ di quella mamma che ha seguito il processo di mio figlio e che ha vissuto una dramma analogo al mio che diceva che la vita di un figlio non può valere 14 anni di carcere. E ciò ha aumentato la mia determinazione per continuare a lottare per Marco. Per questi casi drammatici ci devono essere delle pene più severe». 
«Sono molto frastornata – continua mamma Marina – in questo periodo e non sto bene. E’ un momento particolare il mio. Mi sento proprio vuota. Sembra che niente abbia un senso. Vorrei proseguire questa battaglia per Marco. Ci deve essere qualcuno che mandi a tutta la comunità una parola buona, un messaggio positivo per garantire pene certe ed eque. Non c’è da dire niente. Scendiamo in piazza e basta. Sono tante le persone che come me si sono indignate per questa sentenza. Sono contenta che la gente mi stia vicino e manifesti con il ‘’noinmionome’’ la loro solidarietà. Mi hanno telefonato dai paesi del circondario perché vogliono aderire mettendo i manifesti sulle vetrine. E’ una cosa per me molto bella, però leggere e vedere nelle vetrine dei negozi il volto di mio figlio mi fa male. Mi fa rivivere quel giorno. E’ come se mi ritrovassi nell’aula quando è stato letto il verdetto.  E cerco di sfuggire a questo per non pensare più a quel giorno per me tanto drammatico. Anche vicino casa c’è un enorme manifesto bellissimo. A vederlo mi viene da piangere. In un attimo è come rivivere il passato. Ed è molto doloroso. Mi fa lo stesso effetto della telefonata al 118. O come quando in una delle ultime udienze del processo è emerso che Marco mi chiamava disperatamente. O quando i vicini di casa dei Ciontoli hanno testimoniato sulle urla disumane di mio figlio. Per non parlare poi di quando è stato detto che Marco poteva essere salvato».  (Agg. 28/04 ore 12.30)

IL DOLORE DI MAMMA MARINA. Mamma Marina è affranta, piange e la sua voce si incrina nel ricordare quei momenti drammatici e sconvolgenti. Parole che ancora risuonano come una grande esplosione nel suo cuore trafitto dal dolore.  Questo è forse il momento più difficile per Marina. Dopo quella sfogo in aula alla lettura della sentenza è come se si è aperta una voragine. Quel dolore trattenuto è esploso con tutta la sua forza.  Così se da una parte le fa piacere vedere attorno a sè tanta solidarietà dall’altra forse per paura di ritornare ed essere attanagliata in quel baratro di ricordi si rifugia nel vuoto. C’è quasi un rifiuto a pensare a quel giorno.  «In questi giorni è difficile per me anche uscire di casa. Vedere Cerveteri tappezzata con i manifesti con la foto di mio figlio mi fa una certa impressione. Marco era una persona così semplice. Quando vado al cimitero cerco di evitare le vie del centro per non vedere quei manifesti che mi ricordano che mio figlio non ha avuto giustizia”, conclude mamma Marina.  (Agg. 28/04 ore 13)

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