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Caso Vannini, l’odio dentro una busta

''Avvertimento'' ai legali della famiglia Ciontoli: recapitata una busta con insulti e un proiettile. Sotto accusa la pressione mediatica VIDEO

''Avvertimento'' ai legali della famiglia Ciontoli: recapitata una busta con insulti e un proiettile. Sotto accusa la pressione mediatica VIDEO

LADISPOLI – «Sentenza vergognosa! Dato che la giustizia non esiste sarà fatta in un altro modo. A Marco l’ogiva non è stato visto?????? Chi lo sa se a te e al tuo avvocato corrotto lo vedranno, siate maledetti!!! Intanto vedetevelo come sarà! Ha ragione Carmelo Abbate non basta la giustizia ci deve essere vendetta e qualcosa di spietato per un vigliacco come te e così anche per il tuo avvocatuccio! Siete un covo di vipere! Meno male che c’è gente come Nuzzi, Sciarelli e La Boiardi che stanano le carogne come voi! La memoria del povero Marco sarà onorata!». 

E’ questo il messaggio contenuto all’interno della busta recapitata all’avvocato Andrea Miroli, legale della famiglia Ciontoli nel processo per l’omicidio di Marco Vannini. Insieme alla lettera il legale si è visto recapitare anche parte di un proiettile, calibro 9, contenuto sempre nella busta.

Della vicenda ora si stanno occupando i Carabinieri della Stazione di Civitavecchia che per scoprire chi abbia potuto commettere il gesto hanno acquisito anche le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza poste nell’androne del palazzo in cui si trova lo studio del legale.

Molto probabilmente, infatti, la busta sarebbe stata imbucata a mano, «dato che il francobollo che vi è apposto – ha spiegato lo stesso legale – non è stato timbrato» (come solitamente avviene in caso di invio tramite le poste, ndr). (agg. 06/05 ore 7) segue

IL COMMENTO DEGLI AVVOCATI. Quanto avvenuto, per l’avvocato «‘è espressione di un modo di intendere la giustizia che non è quella che si evince nelle aule di Tribunale». Colpa del «processo virtuale» che «ha come conseguenza questo, ossia affrontare in maniera avulsa, rispetto a quelle che sono le risultanze del dibattimento». Insomma: «E’ indifferente quanto si evince dal dibattimento». Non solo: per l’avvocato Miroli il gesto dimostra come «forse tutti insieme abbiamo travalicato i limiti del consentito, di quello che può essere detto e fatto».

Un confine dunque sottile tra processo mediatico (dove chi parla dovrebbe sapere che «quando si proferiscono certi discorsi a un pubblico di milioni di persone, poi le conseguenze – ha detto Miroli – non vengono valutate; ma quando si arriva a determinate sentenze si arriva poi a criticare i giudici, gli avvocati») e il processo svolto all’interno delle aule del tribunale. «Effettuerò una precisa battaglia sul punto – ha concluso Miroli – cercando di interessare anche quelle che sono le massime autorità». 

E proprio su quanto avvenuto soprattutto nel processo mediatico, ad intervenire è anche l’avvocato Messina: «C’è chi in tv ha rimarcato espressioni come “sentenza codarda”, “sentenza vigliacca” ripetendo questo concetto con una violenza verbale che mi ha scombussolato. Questo è quello che temiamo di più perché il condizionamento dei magistrati sarebbe la fine dello Stato di diritto». (Agg. 06/05 ore 8)

IL COMMENTO DI PLACANICA. Dello stesso avviso anche il presidente della Camera Penale di Roma, Cesare Placanica: «Voler fare un duplice processo al di fuori dell’area giudiziaria – ha detto – può creare un grande problema: si sedimenta nell’opinione pubblica un determinato fatto.

Quando poi, nella sede processuale si raggiunge un dato che contrasta con quello che si è sedimentato nel giudizio sommario, si ha un problema».

Placanica si dice preoccupato «per i giudici», ponendo come esempio il caso Meredith quando nell’opinione pubblica si era ormai sedimentato il giudizio che «Amanda e Raffaele erano colpevoli». Subito dopo la sentenza «a Perugia i giudici furono insultati perché ormai si era sedimentato questo concetto».

Per Placanica bisogna dunque porre attenzione nel racconto di determinati fatti perché «nel bene o nel male bisogna fare una riflessione e capire che possa esserci gente che prescinde dai dati assodati nella sede propria (i palazzi di giustizia, ndr) e che quindi può essere influenzato». (agg. 06/05 ore 9)

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