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Grando-Trani, è scontro sulla Flavia Servizi

Il consigliere comunale aveva sollevato un possibile danno erariale a causa della nomina di un revisore unico della partecipata, al posto del collegio dei revisori. Modifica non avvallata dalla Camera di Commercio di Roma. Il consiglio comunale ha rivisto la delibera sospendendola

Il consigliere comunale aveva sollevato un possibile danno erariale a causa della nomina di un revisore unico della partecipata, al posto del collegio dei revisori. Modifica non avvallata dalla Camera di Commercio di Roma. Il consiglio comunale ha rivisto la delibera sospendendola

LADISPOLI – E’ scontro a palazzo Falcone tra il primo cittadino Alessandro Grando e il consigliere comunale Eugenio Trani. Nelle settimane scorse quest’ultimo aveva posto i riflettori sulla questione Flavia Servizi. Con una delibera, l’amministrazione comunale, a causa delle dimissioni di uno dei sindaci del collegio revisore, aveva deciso di procedere alla nomina del revisore unico. Decisione non avvallata dalla Camera di Commercio di Roma, come aveva evidenziato il consigliere Trani che aveva parlato in quell’occasione di possibile danno erariale. Durante l’ultimo consiglio comunale, poi, l’amministrazione comunale aveva proceduto alla sospensione della delibera con la quale si nominava il revisore unico, tornando di fatto al collegio dei sindaci e disponendo la ricerca e nomina del terzo componente dell’organo e all’individuazione dei supplenti.

 Per il consigliere, la decisione presa dall’amministrazione, non era dunque che la conferma che la sua denuncia fosse dunque vera. A replicare alla questione,. chiedendo le dimissioni del consigliere di minoranza, è stato proprio il primo cittadino ladispolano. “La vicenda relativa al cambio sull’organo di revisione della partecipata comunale nasce come sempre da qualcosa di sbagliato che è stato commesso da chi ci ha preceduto, cioè da Trani quando si tratta di bilanci e di partecipate. Il collegio dei revisori di Flavia Servizi, che doveva essere composto da 3 membri effettivi e da 2 supplenti, è stato nominato dalla precendente amministrazione in maniera anomala: sono stati nominati solo i 3 titolari, senza i 2 supplenti necessari, e non è mai stato pubblicato alcun decreto da parte dell’ex sindaco, atto obbligatorio per la nomina ufficiale. A pochi mesi dal nostro insediamento uno dei 3 membri del collegio dei revisori ha rassegnato le proprie dimissioni ma, non avendo a disposizione alcun supplente, non poteva essere rimpiazzato”. 

“In quel momento ci siamo resi conto della mancanza anche del decreto sindacale. Essendo in carica un collegio nominato con queste carenze – ha proseguito Grando – abbiamo approfittato dell’occasione per cercare di risparmiare soldi pubblici, di fatto dimezzando i costi, passando da un collegio di 3 membri ad un revisore unico. Tale procedura si sarebbe conclusa con la trascrizione della modifica richiesta dalla Flavia Servizi da parte della Camera di commercio che, però, ha chiesto di avere da parte del giudice delle imprese un giudizio di merito. Il classico teatrino in cui prima la Camera di commercio accoglie favorevolmente l’iscrizione di un collegio dei revisori incompleto e senza decreto sindacale e poi rallenta l’unica procedura valida attuata dalla società partecipata comunale. Questa è l’Italia! Il nostro operato è stato quindi assolutamente corretto sia dal punto di vista normativo che giuridico e non avremmo avuto alcun problema ad attendere il pronunciamento di merito del giudice delle imprese. L’unica difficoltà poteva essere rappresentata dalle tempistiche, vista la lentezza che caratterizza queste procedure e la necessità da parte della Flavia Servizi di approvare il bilancio entro poche settimane. Così abbiamo semplicemente rimandato il passaggio da un organo di revisione di 3 membri ad uno composto da un revisore unico, posticipando l’avvicendamento alla scadenza naturale del mandato del Collegio”. (agg. 08/05 ore 13.37) segue

CONSIGLIO COMUNALE, E’ ANCORA SCONTRO TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE.  Il primo cittadino punta poi i riflettori su quanto accaduto giovedì scorso in consiglio comunale. In questi giorni infatti non sono mancate le polemiche sul ritardo nella riapertura dei lavori. Dopo la consegna degli encomi alla Capitaneria di Porto, i consiglieri di minoranza, resisi conto che la maggioranza da sola non avrebbe garantito il numero legale, hanno abbandonato l’aula. Il consiglio è ripreso dopo circa un’ora. Una vicenda sulla quale ha acceso i riflettori prima il Sindaco Grando, parlando dell’annullamento dei Piani Integrati, e bacchettando l’opposizione per il comportamento tenuto; e poi le opposizioni (dal Pd al Movimento 5 Stelle, fino ad arrivare al gruppo consigliare Ladispoli Città). Proprio il gruppo consiliare Ladispoli Città, di cui fa parte Trani, ha fatto sapere di aver sottoposto “l’anomalia” del consiglio comunale al Prefetto di Roma per valutarne la regolarità o meno.(agg. ore 08/05 ore 14)

GRANDO: “TRANI CHIEDA SCUSA E SI DIMETTA”. Sull’argomento è nuovamente tornato ancora una volta il primo cittadino: “Per quanto riguarda il rispetto verso i cittadini che hanno aspettato per 50 minuti l’inizio, il consigliere Trani potrebbe spiegare loro come mai ad un certo punto della seduta si è alzato dal suo posto e si è andato a nascondere fuori dall’aula consiliare. La maggioranza era tutta lì pronta ad argomentare le sue baggianate. Scappando in quel modo – ha sottolineato Grando –  Trani ha mancato di rispetto verso i cittadini che erano in attesa dell’apertura del Consiglio comunale e ha mancato di rispetto nei confronti dei suoi elettori, che lo hanno votato per vederlo prendere delle decisioni e per proporre qualcosa di utile per la città. Il consigliere Trani ha mancato di rispetto verso le società che dopo il tornado che ha colpito Ladispoli hanno lavorato per riparare i danni e che ancora aspettano che Comune dia loro i soldi dovuti. Quei soldi che per essere liquidati aspettavano gli atti formali che Trani da assessore al bilancio non ha fatto, ma che abbiamo fatto e approvato noi mentre lui si nascondeva. Prima che abbandonasse il palazzetto comunale ho chiesto al consigliere Trani di rimanere in aula almeno per discutere i debiti fuori bilancio che la sua amministrazione, non la nostra, aveva generato, per rispetto nei confronti di quelle società. La sua risposta è stata “non sono miei elettori” e ha proseguito verso l’uscita. Questo è il consigliere Trani, uno che pagherebbe i debiti fuori bilancio solo ai suoi elettori. Un comportamento inqualificabile. Chieda scusa e si dimetta, Trani non merita di ricoprire il ruolo di consigliere comunale”.(agg. 08/05 ore 14.30)

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