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S. Michele lancia lacrime dal cielo

S. Michele lancia lacrime dal cielo

Una pioggia improvvisa fa annullare la processione  

di TONI MORETTI

CERVETERI – C’è qualcosa che serpeggia, che viaggia sottopelle in questa città che va al di là della normale dialettica politica di parte, tra una opposizione che va sempre più aggiustando il tiro ed una maggioranza che resiste nel dare segni di cedimento ma che si sente, si palpa che manca di una guida univoca  raccordata dal talento e dal carisma di un capo che segue ormai due obiettivi di carriera: uno che non può stare dentro il comune, perché non è consentito, come per esempio si poteva auspicare, che Pascucci concorresse per un terzo mandato, e l’altro che gioco forza, si colloca proprio fuori dal comune, senza lasciare il tempo ad una classe dirigente addestrata e assuefatta all’obbedienza del capo, vuoi per il suo talento, vuoi per il suo carisma, non ha ancora sviluppato gli anticorpi per una vita indipendente, così come succede ai bimbi quando non si cibano più del latte materno.  Si ha come l’impressione che il geniale disegno politico di Alessio Pascucci fosse concepito e spalmato su due mandati, come se avesse previsto, come poi è avvenuto, che avesse centrato l’obiettivo del secondo. Nel primo ha disegnato le linee guida di una città diversa, che si svincolasse dai gioghi del passato cambiando equilibri ed interessi che hanno letteralmente disorientato, valorizzando le tradizioni antiche trattandole con la velocità di uno smartphone e chiedendo alla gente e agli addetti ai lavori, la sua classe dirigente ad elaborare e a metabolizzare il tutto alla velocità degli algoritmi. 

Nel corso del secondo mandato ci si rende conto però che il metabolismo non ha risposto a quanto richiesto e che da una parte troviamo gente che vaga nell’incomprensione che dilaga nell’intolleranza e una classe dirigente palesemente nei guai in quanto non all’altezza di completare una trasformazione che voleva una città all’apice d’Europa, ai vertici del turismo internazionale, capace di mobilitare quanto necessario per assicurare, lavoro, sicurezza, servizi efficienti o perlomeno al passo con le aspettative. Una classe dirigente capace di supportare il volo di un leader che intanto aveva sviluppato, sulla stessa falsariga, un progetto di come governare diversamente l’Italia e verso il quale è già volato. I suoi, senza paracadute, senza gli anticorpi del latte materno, si trovano a doversi azzuffare tra loro perlomeno per assicurarsi il ruolo di capo classe, e lo fanno come lo sanno fare, ricorrendo ai sistemi più certi e più rassicuranti dei nonni, che intanto non avevano smesso di tenere tesa la tela e nell’attesa, passano il tempo inventandosi delle cose che quando non sono surreali nella pochezza dei contenuti, riescono a sconfinare nell’osceno. Un caso eclatante si è avuto nelle due serate dei festeggiamenti prima della processione del Patrono, San Michele Arcangelo. 

Un palco montato in piazza Aldo Moro ha ospitato un gruppo che tra un hally hally e l’altro che faceva esibire i presenti attempati di quanto appreso in “paesanissime” scuole di ballo ha somministrato ad un pubblico generalista composto anche da bambini coi genitori che pur volendo non potevano cambiare canale, delle gag scurrili e oscene anche per un orecchio da bar sport.  Il Santo, il giorno della sua processione, all’ora della processione, ha fatto sì che su Cerveteri si posasse una nuvola che scaricasse tanta acqua, si come quella di Fantozzi tanto da impedirla. Che fosse la sua maniera indignata di protestare e di dire laicamente che non voleva essere ipocritamente onorato da certa gente e dalla sua sensibilità?

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