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Sciopero in porto, alta l'adesione

Sciopero in porto, alta l'adesione

Braccia incrociate per 24 ore per dire no all'autoproduzione e tutelare l'equilibrio occupazione che vige ora negli scali. Ritardi e navi bloccate  VIDEO

CIVITAVECCHIA – Una giornata di disagi e di ritardi. Uno sciopero meno duro rispetto a quanto accaduto in altri scali, come quello di Genova, che stanno vivendo all’interno dei propri confini i problemi e le criticità contro le quali sono scesi in campo portuali e marittimi. Anche a Civitavecchia, comunque, l’adesione alle 24 ore di braccia incrociate indetto dalle segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil è stata alta, attestandosi attorno al 90% nello scalo, scesa al 50% per quanto riguarda i dipendenti di Molo Vespucci. Soci delle imprese articoli 16, 17 e 18, dipendenti dell’Autorità di Sistema Portuale, lavoratori marittimi dipendenti delle società e dei servizi tecnico nautici: tutti si sono fermati contro l’autoproduzione. (agg. 11/05 ore 11.38) SEGUE

L’AUTOPRODUZIONE – “Cosa significa? – ha spiegato Angelo Manicone della Filt Cgil – vuol dire deregolamentare un mondo ed esporre i lavoratori alla scarsa sicurezza: e noi questo non possiamo certo permetterlo”. In sostenza si vorrebbero sostituire i portuali con i marittimi. “A questi ultimi – ha aggiunto – viene chiesto, dopo il ciclo di navigazione, di fare un lavoro che non è il loro, senza adeguata preparazione e professionalità, impegnandoli in attività di scarico e carico navi, proprie invece dei portuali”. (Agg. 11/05 ore 12.36)

GLI INTERVENTI – E massiccia è stata la partecipazione, anche al sit-in organizzato a Molo Vespucci, della Compagnia portuale. “Quello di oggi è un ottimo risultato – ha sottolineato il presidente Enrico Luciani – siamo qui a difendere il lavoro. E vogliamo lanciare un segnale forte, sperando che venga recepito a livello nazionale; quello che nella portualità non si può rompere un equilibrio necessario alla quotidiana operatività delgi scali, con imprese, lavoro ed armatori che insieme collaborano senza che uno sovrasti l’altro. Eppure sembra esserci una forza che mira a riconquistare un monopolio all’interno del porto: e questo non lo possiamo consentire”. L’autoproduzione viene dal passato e lì, secondo i lavoratori, deve rimanere, proprio per non minare quel clima di serenità “che a Civitavecchia soprattutto – ha aggiunto Luciani – dura dall’entrata in vigore della legge 84/94, con il ruolo del lavoro riconosciuto da tutti, dalle imprese e dall’Autorità portuale”. 

Authority presente questa mattina soltanto con un rapido passaggio del segretario generale Roberta Macii che, per qualche minuto, si è intrattenuta con i rappresentanti di Uiltrasporti e Filt Cgil, Gennaro Gallo ed Angelo Manicone, e con gli stessi vertici della Cpc.   

Le navi, merci e passeggeri, hanno subito dei ritardi, costrette a fermarsi in banchina per tutta la duarata dello sciopero: sono stati garantiti soltanto i servizi essenziali ed è stato scaricato soltanto il materiale deperibile, come impone la legge.  

“Se non ci saranno le risposte adeguate – hanno spiegato i sindacati ed i lavoratori – andremo avanti nella battaglia: questa infatti potrebbe essere soltanto la prima di una serie di iniziative per lavorare nel diritto e nel rispetto delle regole che ci siamo dati, soprattutto in piena sicurezza, a difesa del lavoro”.  (Agg. 11/05 ore 13.58)   

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