Pubblicato il

IL COMMENTO AL VANGELO. L’annuncio del Vangelo a tutta la creazione

IL COMMENTO AL VANGELO. L’annuncio del Vangelo a tutta la creazione

13 maggio 2018
Ascensione del Signore

*di Don Ivan Leto

Mc  16,15-20

Gesù appare al gruppo dei Dodici privi di Giuda, agli Undici dunque, mentre stanno a tavola. Costoro che, chiamati da Gesù alla sua sequela, erano stati coinvolti nella sua vita e avevano appreso da lui un insegnamento autorevole per almeno tre anni, ma che nell’ora della passione erano fuggiti tutti e lo avevano abbandonato, nell’alba pasquale avevano ascoltato da Maria di Magdala l’annuncio della resurrezione di Gesù, ma a lei “non credettero”; anche i due discepoli di Emmaus avevano raccontato come il Risorto si era manifestato sulla strada “sotto un altro aspetto” “ma non credettero neppure a loro”. Per questo, quando Gesù “alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore (sklerokardía), perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. Gli Undici in verità sono ancora nella situazione di incredulità che Gesù aveva rimproverato ai suoi oppositori, scribi e farisei, e agli abitanti del suo villaggio di Nazaret. Gesù, nonostante il persistere di questa poca fede invia proprio loro in una missione senza confini, veramente universale. Una missione cosmica, si potrebbe anche dire: “Andate in tutto il mondo e annunciate la buona notizia a tutta la creazione”. Dovunque andranno, in tutte le terre e in tutte le culture, i discepoli di Gesù devono annunciare la buona notizia, proclamare il Vangelo a tutta la creazione. In tal modo Gesù indica certamente l’orientamento universale della predicazione ma chiarisce anche che la buona notizia riguarda ogni creatura. Non ci sono più le barriere del popolo eletto di Israele, non ci sono più i confini della terra santa: davanti a quei poveri discepoli titubanti c’è tutta la creazione e ogni creatura! Il Vangelo non può essere contenuto né in un popolo, né in una cultura, e neppure in un modo religioso di vivere la fede nel Dio unico e vero: gli inviati devono lasciarsi alle loro spalle terra, famiglia, legami e cultura, per guardare a nuove terre, a nuove culture, nelle quali il semplice Vangelo potrà essere seminato e dare frutti abbondanti. Certo, di fronte all’annuncio del Vangelo, si può “credere” o “non credere”, aderire al Signore Gesù o rifiutarlo: per noi il mistero è grande e non siamo in grado di leggerlo compiutamente. Gesù afferma: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, chi non crederà sarà condannato”, ma solo lui, il Signore, può vedere e giudicare chi crede e chi non crede. Infatti, credere in Gesù, aderire a lui è una risposta che può essere data soltanto dall’imperscrutabile cuore di ogni persona. Dopo questo mandato agli Undici, “il Signore Gesù fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. Questa la conclusione del vangelo secondo Marco. Gesù fu elevato dalla potenza di Dio in cielo, accanto a lui, e si assise alla sua destra quale Messia e Signore profetizzato da David nel salmo 110. Tra l’ascensione e la parusia finale il Signore Gesù non è però assente ma è presente più che mai, quale soggetto della missione della chiesa tra le genti. Alla chiesa spetta credere ed essere sempre evangelizzata: allora sarà capace di evangelizzare efficacemente, mostrando con segni e parole che Gesù opera in lei e con lei, offrendo a tutta l’umanità la salvezza.

Don Ivan Leto
 
* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia 
Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

 

ULTIME NEWS