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Un fiume di gente alla fiaccolata per Marco

Un fiume di gente alla fiaccolata per Marco

Circa diecimila persone  sfilano per le vie cittadine al grido ‘‘non in mio nome’’ urlato come un tormentone. Mamma Marina: «L’ho sentito vicino quando ho visto una stella brillare nel cielo e ringraziava per quello che si stava facendo»  

di G. OLZAI e T. MORETTI

CERVETERI – Partecipazione straordinaria alla fiaccolata in ricordo di Marco Vannini per protestare contro una sentenza ritenuta iniqua e ingiusta. Circa 10mila persone hanno sfilato lungo le vie cittadine al grido di «Giustizia, giustizia!» intercalato dall’espressione «Vergogna, vergogna!» diretta più che a soggetti precisi ed identificabili, ad una situazione che si era venuta a creare. La richiesta civile e ordinata era rivolta a chiunque potesse garantire una giustizia equa attraverso il trionfo della verità. Una verità che veniva sottolineato serve a Marco, serve alla sua mamma e al suo papà e ha tutti quelli che gli hanno voluto e continuano a volergli bene. Si sentiva dalla invocazione costante del suo nome gridato dal cuore: «Marco! Marco! Marco!».  Tantissimi, come i genitori, indossavano magliette bianche con la foto di Marco. Ad aprire il corteo lo striscione con la foto di Marco e la scritta @noninmionome giustizia per Marco Vannini come a dissociarsi da quel popolo in nome del quale era stata emessa quella sentenza. L’hashtag diventato virale nel web «Non in mio nome», filo conduttore della manifestazione, è stato urlato come un tormentone. Significativi altri due striscioni contenenti uno la scritta «Noi avremo la nostra giustizia in questa vita o nell’altra»  e l’altro «Il popolo italiano vuole giustizia» che si sintetizzavano il malcontento popolare. L’enorme serpentone di donne, uomini, anziani e bambini molti dei quali tenevano per mano un palloncino bianco, si muoveva avvolto da una serata dal clima clemente, si può osare accogliente, quasi fosse un presagio e al tempo stesso una benedizione. Nonostante l’asprezza del tema si coglieva dai commenti personali di capannelli e piccoli gruppi di conoscenti, l’essenza della necessità di partecipare. Sembrava tutti avessero capito che quella luce che tenevano nelle loro mani fosse necessaria ad illuminare le menti, ad aiutare a distinguere il bene dal male, la vita dalle umane miserie con le quali in questo caso era stata barattata. Una lezione di civiltà morale che pretende di incontrarsi col diritto in quanto fonte d’ispirazione della norma, abbattendo l’originale sillogismo della morale e del diritto che non si incontrano mai. Una serata che si è conclusa con gli applausi scroscianti della folla quando mamma Marina indicando una gigantografia di Marco diceva: «Vedete la foto di mio figlio, il suo sorriso. Io credo che con questa fiaccolata Marco vuole lasciare un messaggio alla nostra società. Forse non è morto invano, perché  la sua purezza, la sua compostezza, il suo essere stato una persona amata e conosciuta che ha dato sempre una parola buona a tutti, ci vuole dire che deve cambiare qualcosa in questa nostra Italia».

FAMILIARI

Mamma Marina: «Ho provato delle emozioni stupende. Mi sono sentita amata da tutti. Ho avvertito l’amore che tutti nutrono per Marco e che nessuno lo dimentica. Lo sentivo vicino a me quando ho visto una stella luminosa che brillava nel cielo. Era come se lui fosse lì e diceva a tutti grazie per quello che state facendo. Una sensazione meravigliosa, vedere una comunità unita nel dolore. E’ vero che il dolore ce l’ho io, però l’ho avvertito in tutti. Ho visto mamme piangere  che mi venivano vicino e mi dicevano “signora, è coraggiosa, è forte, continui così, lo faccia anche per noi perché noi siamo mamme come lei’’. Erano tutti arrabbiati. E’ stata tutta un’emozione. Certo non nascondo che avrei preferito essere dentro casa mia e averci mio figlio vicino. Però, probabilmente, Marco ha voluto mandare un messaggio a questa società. Marco amava tanto la storia. Quando andava a scuola era la sua materia preferita. E sicuramente nella storia lascerà un segno facendo cambiare qualcosa».
Papà Valerio: «La fiaccolata è stata stupenda. C’è stato un flusso di gente che era  inaspettato. Evidentemente è entrata nel cuore delle persone. Non perché siamo bravi ma perché quello che è successo è di uno squallore allucinante. E dopo tutte le porcate fatte quella sera in quella casa, non dico che sono stati premiati, ma tre anni ai familiari, che praticamente non si fanno un giorno di carcere, e soprattutto Viola che sta fuori è assurdo. Viola aveva un telefonino col quale giocava tutto il giorno e poteva fare una chiamata al 118 quella sera, così non si arrivava a questo punto. Marco sarebbe tra noi se l’avesse fatto. Nessuno può dire che lei non c’entra niente. Spero che ci sia un appello e che vengano riviste le punizioni per queste persone. E’ umanamente inaccettabile che una persona che si macchia di un reato del genere possa passarla liscia». Alla domanda circa l’emozione provata a vedere tanta gene, papà Valerio risponde: «Pensavo a cosa Marco avrebbe detto di noi. Siamo persone semplici, umili mai avremmo fatto una cosa così eclatante con tante persone e Marco penso ci avrebbe guardato sbalordito – dice sorridendo – e sicuramente ci avrebbe detto qualcosa. Mia moglie ha una grande forza, nonostante tutto quello che sta passando, riesce ad avere la sua grinta nell’affrontare la cosa. Ci sono poche persone così. Io faccio da spalla. Le persone mi dicono che il mio silenzio parla. Sentivo il calore delle persone perché è quello che aiuta me in modo particolare non solo ad andare avanti ma anche a trovare il coraggio di esprimere i miei sentimenti. E’ come se loro me lo chiedessero, volessero una conferma. Alla fiaccolata ho avuto emozioni belle tra virgolette perché la causa purtroppo è bruttissima. Vedere tutte quelle persone che ci stavano vicino e in sintonia con le nostre idee come se si sentissero toccati come fossero dei familiari, è stato molto bello». 
La zia Anna Conte: «Sono molto emozionata, molto commossa e mi auguro che sia l’inizio di qualcosa di buono non solo per noi ma anche per le altre persone per ottenere giustizia. Speriamo si arrivi alla verità anche se a me sembra così palese. Tanta gente ha preso parte al nostro dolore. Ha partecipato e spero che ci aiuti con la presenza a far ottenere a Marco la giustizia che si merita». 
Lo zio Roberto Carlini: «Siamo pienamente sodisfatti per l’esito di questa manifestazione. Siamo riusciti a far scendere in piazza circa 10mila persone che con la loro presenza hanno testimoniato la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia ma soprattutto si sono distaccati da una giustizia non giusta che ogni giorno, a parte il caso di Marco, viene rappresentata nei vari casi. La gente è stanca. E’ stanca e quando può, coglie l’occasione per scendere in piazza e manifestare. Ma la cosa che ci ha fatto ancor più piacere è vedere i sindaci che si sono uniti a noi indossando la fascia tricolore. Erano i sindaci dei comuni limitrofi che rappresentano centinaia di migliaia di persone. Questo ci ha fatto immensamente piacere perché significa che anche le istituzioni si sono schierate dalla nostra parte».
Il cugino Alessandro Carlini: «Vedere ieri sera quante persone sono scese in piazza per chiedere giustizia per Marco è stata per noi un’emozione immensa. Non potremmo mai dimenticare quello che state facendo da tre anni per la nostra famiglia. Spesso la gente ci ferma o ci scrive per dirci che siamo un esempio per tutti e che siamo una famiglia speciale. Beh lasciateci dire che le persone speciali siete voi e che in questi anni ci avete insegnato veramente tanto rendendoci delle persone migliori. Volevamo ringraziare tutte le persone presenti ieri sera a Cerveteri, Roma, Milano, Pavia, Sanremo, Reggio Calabria, Olbia, Cagliari, Arezzo, Bologna, Tor San Lorenzo, ma anche tutte quelle che non hanno potuto partecipare ma che con il cuore erano lì con noi. Chi di dovere non potrà far finta di non vedere quello che è accaduto ieri sera!!! Noi non molleremo mai!»

SICUREZZA

La presenza delle Forze dell’ordine era imponente ma discreta.  La presenza delle autorità dell’Arma dei Carabinieri nella persona del comandante della compagnia di Civitavecchia, il capitano Marco Belillo e del dirigente del commissariato della Polizia di Stato, sempre di Civitavecchia Nicola Regna, facevano capire subito quanta e quale attenzione aveva attirato questa manifestazione, con buoni  e corretti intendimenti da parte degli organizzatori, ma comunque figlia dei social, attraverso i quali aveva avuto adesioni mai viste per questo territorio e che hanno quindi imposto la valutazione di variabili di non poco conto, vista la difficoltà ad identificare il target dei partecipanti. I presupposti erano chiari. Si manifestava contro una sentenza  di un tribunale ritenuta ingiusta appellandosi al sacrosanto diritto della critica senza però mai mettere in discussione che comunque le sentenze vanno rispettate e accettate, pilastro del nostro ordinamento giuridico. Quanti avevano capito il vero senso della manifestazione? Quanti potevano essere quelli che non volevano capire e che potevano approfittare della grossa ribalta offerta dall’evento tentando di strumentalizzarla e di cambiarne volto e significato? Il rischio c’era e le autorità se ne sono fatte carico ai massimi livelli. E’ stata l’occasione per il comandante Belillo di conoscere personalmente mamma Marina,  che le ha presentato personalmente il comandante della caserma di Cerveteri il luogotenente Polizzi, mite e allo stesso tempo tenace e grintosa, che ha reagito come solo l’istinto di una femmina sa reagire quando fai un torto al figlio. E Marco, il figlio, il torto lo ha subito e questo si al di là di ogni ragionevole dubbio. Sarebbe congettura impegnare parole per spiegare che sentimento può aver suscitato quella mamma addolorata e arrabbiata sul giovane comandante Belillo. Ma non si può negare che durante il corteo Marina attorniata come in una sorta di scorta dal giovane comandante, dal luogotenente Polizzi e dagli altri funzionari della Polizia di Stato, aveva un’aria tranquilla, si sentiva palesemente al sicuro.
Renato Bisegni, responsabile dell’ufficio della Protezione Civile di Cerveteri: «La risposta delle associazioni del volontariato è stata al di sopra di ogni aspettativa. Hanno risposto all’appello circa cento unità appartenenti alle associazioni locali e dai paesi limitrofi  formando  uno staff che ha reso sicuro in ogni  aspetto l’evento eccezionale occorso a Cerveteri.  Ad intervenire per ogni esigenza delle circa diecimila persone che hanno partecipato alla fiaccolata trenta uomini divisi in due squadre antincendio, due moto mediche con alcuni nuclei sanitari a piedi che seguivano il corteo. Erano presenti poi due  punti di assistenza medica presidiati da personale specializzato di Assovoce di Cerveteri e dalla CRI di Santa Severa. C’erano inoltre i volontari dell’associazione “Misericordia” di Santa Marinella con un ambulanza e altre due ambulanze erano presenti rispettivamente della CRI e della Assovoce. Le Guardie Ecozoofile di Fare Ambiente, si adoperavano poi a controllare i varchi e gli accessi in città supportando la Polizia locale a rendere il traffico più fluido ed ordinato. La soddisfazione che si è avuta a fine serata – conclude Bisegni  – è stato di aver preso atto della risposta che c’è stata dalle associazioni di volontariato, della macchina che ha funzionato in modo perfetto e che una serata da considerarsi eccezionale per il volume di persone che ha portato a Cerveteri si è svolta senza incidenti di nessun tipo  per i quali si è dovuto intervenire». C’è da dire che tanto non stupisce vista la cura che della Protezione civile ha avuto il suo ex comandante Marco Scarpellini, da qualche mese in pensione, e dalla competenza di chi ne ha raccolto il testimone: Renato Bisegni. Il nucleo comunale è impegnato infatti in corsi di formazione  e di simulazioni pressochè continui, soprattutto nelle scuole, formazione diretta ai docenti e agli allievi per le emergenze che possono presentarsi improvvise che possono sembrare banali ma altamente pericolose se non si conoscono le tecniche e i metodi di intervento.

SINDACI

Alessio Pascucci, Cerveteri: «Quando mi sono insediato nel ruolo di Sindaco, ho giurato fedeltà e rispetto della Costituzione, nella quale credo fermamente. Ma oggi non posso non dire che quando abbiamo letto la sentenza di primo grado di questo processo, abbiamo sentito nel nostro cuore che fosse una sentenza non legata alle parole giustizia e verità». 
Alessandro Grando, Ladispoli: «Sono orgoglioso di rappresentare la mia città in questa circostanza che purtroppo rimarrà per sempre legata a un evento tragico. Questa piazza ha dimostrato di essere una piazza matura, ha rappresentato la propria rabbia nella maniera giusta. Questa manifestazione rimarrà per sempre nel mio cuore. Continueremo a far sentire il nostro amore alla famiglia di Marco finché non avrà ottenuto giustizia e verità».
Bruno Bruni, Manziana: «Il tema di questa sera è amaro, molto amaro. Come amministrazione abbiamo intitolato a Marco una panchina nei giardini pubblici in una posizione dove si vede l’infinito, e da dove si vede la casa dove è nato Valerio»
Luca Testini, vicesindaco di Bracciano:  Esalta l’esempio del dolore e dell’amore della famiglia Vannini e dice: «Questo farà in modo che Marco rimanga sempre presente nel cuore di  ognuno di noi» 

 

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