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Si respira storia al parco della Resistenza

Si respira storia al parco della Resistenza

L’architetto Correnti solleva dubbi sulla riqualificazione. Parte dell’Aurelia nova e pilastri del ‘700 all’interno dell’area

CIVITAVECCHIA – Recintato e pronto per essere rimesso a nuovo, il Parco della Resistenza sembra conservare al suo interno importanti pezzi di storia, e non solo. Chissà se i civitavecchiesi ne sono a conoscenza. E chissà se anche il Comune, dando l’ok per l’avvio della riqualificazione in ottemperanza alla modifica delle prescrizioni Via di Tvn disposte dal Ministero dell’Ambiente, abbia preso in considerazione o meno proprio questi aspetti, legati proprio al recupero e alla tutela della storia. (agg. 23/05 ore 9.30) segue

LE PRESENZE NEL PARCO. Aspetti, tra l’altro, messi in evidenza dall’architetto Francesco Correnti, per quarant’anni dirigente del Pincio all’Urbanistica ed alla Pianificazione del Territorio il quale, carte alla mano, ha sottolineato le importanti presenze all’interno del parco. A partire quella ‘‘Aurelia nova’’ che vede nel viale del parco un tratto del lunghissimo rettifilo – da Zampa d’Agnello a Ponte del Diavolo – di quella arteria traianea che conduceva fino a Montalto di Castro, «e che era affiancata – ha spiegato l’architetto – da singoli sepolcri, da tempietti e da necropoli, che i proprietari dell’area, la famiglia Antonelli, vollero mettere in evidenza con la caratteristica sequenza di pilastri cuspidati che trovammo tutti, così come sono, nel prendere in consegna l’area nel 1972, in quegli anni del Settecento in cui, come ricorda padre Jean-Baptiste Labat, le famiglie dei notabili civitavecchiesi riscoprivano le antiche origini della città e ne tramandavano i fasti”. Il progetto di prevede di trasformarli in pilastroni ricoperti da una sottile lastra di marmo, secondo Correnti poco adatta per l’esterno e per valorizzarli.

E sempre nel parco sono presenti anche dei blocchi di pietra ritrovati durante gli scavi per il collettore fognario a largo Plebiscito, dove sorgeva la Porta Romana di Pio V Ghisleri: blocchi che formavano gli appoggi del ponte in legno che si sarebbe voluto ricostruire proprio al parco, ma mai realizzato per la mancanza di fondi. Avanzando dubbi anche sulla volontà di spianare la montagnola presente o realizzare il chiosco al centro del parco e non dove si trova ora, nei pressi dell’ingresso di viale Togliatti, Correnti invita quindi al rispetto e alla tutela dei luoghi, ricordando come dovrebbe essere  una buona regola quella di non modificare assolutamente o, se indispensabile, il meno possibile, quelle che sono le caratteristiche architettoniche e strutturali di un’opera pubblica: l’intervento deve solo eliminare l’eventuale degrado dei materiali e ripristinare lo stato originario, per non snaturarla, per evitare di demolire opere che sono state espressione di un momento storico di quella collettività e per le quali comunque sono stati spesi soldi pubblici. (Agg. 23/05 ore 10)

LA TUTELA STORICA. Nella diatriba tra Pincio ed Agraria, legata agli usi civici, si inserisce quindi anche il dibattito sulla tutela storica sul quale ha cercato di fare luce – già due anni fa quando i cittadini vennero chiamati a presentare osservazioni al progetto – lo stesso Correnti. Bisognerà capire se il Comune vorrà tenere conto o meno di queste osservazioni e se abbia già dato indicazioni sulla possibile valorizzazione di questi elementi presenti all’interno dell’area. (Agg. 23/05 ore 10.30)

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