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Maltrattamenti, la maestra patteggia

Maltrattamenti, la maestra patteggia

L’insegnante della scuola materna di  Tarquinia accusata di maltrattamenti aggravati a settembre andrà in pensione. Si chiude  una vicenda che aveva gettato l’intera città nella costernazione Gli avvocati Maruccio e Piras: «Una scelta processuale dettata da ragioni umane»

TARQUINIA – Patteggiamento con la pena sospesa.  Potrà finalmente andare in pensione a settembre e dimenticare tutta questa brutta storia, la maestra accusata, dopo 40 anni di brillante carriera,  di maltrattamenti nei confronti di bambini di 3 e 4 anni frequentanti la scuola materna di Tarquinia presso la quale insegnava. 
Una vicenda che ha segnato profondamente la città etrusca e la stessa insegnante che a pochi mesi dalla pensione si è trovata a dover rispondere di pesanti accuse. Si chiude così un processo scaturito dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Tarquinia su coordinamento della Procura di Civitavecchia, pm Alessandra D’Amore. Martedì in udienza, in sostituzione della D’Amore, era presenta la dottoressa Zavatto.
La maestra, difesa dagli avvocati Pier Salvatore Maruccio e Giancarlo Piras, ha optato per il patteggiamento alla luce del precario stato di salute nel quale è precipitata a seguito della vicenda.  (Agg. 26/05 ore 6) segue

IL CHIARIMENTO DEI LEGALI. «Non si tratta pertanto di un’ammissione di colpa – chiariscono i due legali – ma di una scelta processuale dettata da ragioni principalmente umane che inevitabilmente sono connesse con quelle processuali». 
«Le vicende processuali – spiega l’avvocato Pier Salvatore Maruccio –  non possono essere considerate  separate e distinte dalle vicende umane. Ogni vicenda processuale può essere letta in vari modi e questo anche e soprattutto indipendentemente da quelle che sono le sentenze. Perché al di là di ogni cosa, bisogna comunque avere rispetto di quelle che sono le situazioni umane che sono a monte. La nostra assistita, indipendentemente da quelle che potevano essere certamente le nostre idee e le nostre opinioni, è stata fortemente debilitata da questa vicenda. L’ha sofferta in ragione di due considerazioni, che sono quella esplicitamente umana e quella altrettanto importante che è professionale. Non dobbiamo dimenticare che questa signora ha insegnato per anni e si trova a 65 anni alle soglie di una pensione maturata nel tempo con grande dignità, così come noi l’abbiamo vissuta e l’abbiamo vista; e anche in virtù delle idee e delle opinioni  delle persone che hanno telefonato e hanno manifestato la loro solidarietà». «Improvvisamente – aggiunge Maruccio – scoprire in una persona come qualcosa di assolutamente negativo è stato qualcosa di estremamente drammatico. Per cui noi siamo e continueremo ad essere vicini alla signora sia sul piano personale sia in ragione di quello che evidentemente ha sempre dato alla scuola e ai bambini; e questo non va e non può essere trascurato. Diversamente, daremmo una lettura di parte e una lettura che mal si concilia con la storia delle persone».
«È stata una scelta processuale  legata anche allo stato fisico della donna che da ottobre non esce di casa. – rimarca l’avvocato Giancarlo Piras – Abbiamo scelto di mettere un punto. Dal nostro punto di vista vogliamo scindere la scelta processuale dai fatti stessi. Questa vicenda peraltro era stata ridimensionata già dal tribunale del Riesame».  (Agg. 26/05 ore 7)

I FATTI. Come si ricorderà, si parlò di schiaffi, strattoni e tirate d’orecchie nei confronti di bambini di 3 e 4 anni. 
E ancora urla e rimproveri che secondo l’accusa alcuni piccoli alunni avrebbero subito. La maestra che in tanti anni di insegnamento non aveva mai dato segnali i comportamenti inadeguati, era stata per questo accusata di maltrattamenti aggravati. Il provvedimento di sospensione dall’insegnamento e della misura cautelare personale interdittiva è stato ordinato dalla Procura di Civitavecchia a fine gennaio 2018  ma i fatti contestati riguardavano lo scorso anno con indagini avviate dalla Guardia di Finanza di Tarquinia nel marzo 2017.
Tre mesi di indagini, partite proprio dalla segnalazione di alcuni genitori, culminate a maggio 2017, quando sono scattate le intercettazioni ambientali e le videoriprese disposte dall’autorità giudiziaria. Un mese di riprese, dalle 8 del mattino alle 14 che, secondo l’accusa, «avevano «permesso di confermare come la maestra avesse usato violenze fisiche e psicologiche nei confronti dei piccoli alunni». (agg. 26/05 ore 7.30)

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