Pubblicato il

CSP ai dipendenti: non ti pago

La società si è opposta al pignoramento di un dipendente. Secondo De Leva deve pagare HCS, che però è in concordato e non può pagare. In fumo i risparmi di 320 dipendenti o contenzioso destinato ad affondare l'azienda?

La società si è opposta al pignoramento di un dipendente. Secondo De Leva deve pagare HCS, che però è in concordato e non può pagare. In fumo i risparmi di 320 dipendenti o contenzioso destinato ad affondare l'azienda?

CIVITAVECCHIA – CSP non risponderà dei crediti dei lavoratori maturati presso le preesistenti società (HCS, Città Pulita, Ippocrate, Argo). Parliamo del TFR e di tutti gli altri crediti degli oltre 370 lavoratori.

Stavolta sono bastate poche ore per smentire gli impegni assunti da Cozzolino, durante il Consiglio comunale del 28 maggio.

Ormai la prassi sembra consolidarsi. L’amministratore di CSP ed il Sindaco dicono una cosa ma ne fanno una altra. Così oggi in Tribunale si è avuta la smentita ufficiale agli impegni assunti da Cozzolino nei confronti dei dipendenti. Un lavoratore vantava, infatti, un credito nei confronti di HCS srl, con un titolo già divenuto esecutivo. CSP, subentrata ad HCS, avrebbe quindi solo dovuto pagare. Ecco però il colpo di scena. CSP si è opposta al pagamento dichiarando che non intende pagare per i crediti maturati dai lavoratori prima del 8 settembre 2017, data del passaggio del servizio. Quei crediti il lavoratore dovrà chiederli ad HCS … che però è in perenne concordato da oltre due anni (la Legge prevede una durata massima di nove mesi) e non può pagare.

Ora, va da sé che l’opposizione al pignoramento ha zero possibilità di sopravvivere al giudizio del Giudice, dal momento che CSP è solidamente responsabile ad HCS perché lo stabilisce la Legge (art. 2112, comma 2 del codice civile). Legge che non può certo essere superata dall’accordo tra HCS e CSP.

Ma il segnale per i 370 dipendenti del gruppo è chiarissimo. CSP, al contrario di quello che dice il Sindaco, non intende pagare quanto maturato presso le vecchie società. CSP non intende pagare quindi il TFR, gli altri crediti e non intende pagare nemmeno quanto assegnato ai lavoratori dal Giudice … si pensi, in questo senso, che 40 lavoratori circa hanno vinto, pochi giorni fa, la causa su il famoso “integrativo” aziendale e si accingono a richiederlo a CSP.

Quasi sicuramente CSP non lo pagherà ed i lavoratori saranno costretti a tornare dal Giudice per una azione esecutiva. Allo stesso modo, con ogni probabilità CSP non pagherà nemmeno il TFR. Insomma un muro di gomma per i dipendenti, nonostante le rassicurazioni sempre meno convincenti dell’attuale Sindaco. E’ chiaro che chi vorrà i suoi soldi (spesso i risparmi di una vita: quelli del TFR) dovrà ricorrere ad un Giudice con dispendio di risorse e rinviando quindi nel tempo l’incasso di quanto guadagnato. L’enorme contenzioso (almeno 320 cause di lavoro) non farà che accelerare la fine prematura della CSP.

D’altra parte ormai, dopo la prima opposizione al lavoratore che chiedeva conto di un credito maturato presso HCS, CSP non potrà certo tornare indietro. Dovrà opporsi anche agli altri 320 dipendenti che chiedessero i propri soldi. Se assumesse, infatti, un atteggiamento diverso verso gli altri dipendenti, accollandosi il debito per TFR o integrativo aziendale, fornirebbe al primo lavoratore “opposto” la prova provata della discriminazione nei suoi confronti, fornendo una arma a quest’ultimo che vale notevolmente più dei 12.000 euro circa del pignoramento opposto.

Insomma De Leva e Cozzolino non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio. E siamo sull’orlo di un altro disastro. Quindi o CSP cede e paga il primo dipendente che la ha pignorata o si ritroverà 320 contenziosi che – comunque vada – segneranno la fine della società (solo le spese legali sommeranno a non meno di un milione di euro).

In questo senso le preoccupazioni e le soluzioni del Consigliere Massimiliano Grasso, espresse con forza in Consiglio comunale, appaiono sempre più convincenti.

Occorre una profondissima riforma della società comunale che non può esaurirsi nel cambio della denominazione sociale. Occorrono soprattutto degli amministratori che non si improvvisino in ruoli per i quali non hanno nessuna competenza ed esperienza.

Insomma come direbbe il buon Gino Bartali: “è tutto da rifare”.

ULTIME NEWS