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Giostra delle Contrade, Letizia Benedetti: "Le due espulsioni sono un'ingiustizia"

Giostra delle Contrade, Letizia Benedetti: "Le due espulsioni sono un'ingiustizia"

La rappresentante della Contrada San Pancrazio  racconta nel dettaglio quanto accaduto domenica scorsa: «Scelte le peggiori sanzioni» «La sentenza si basa su un regolamento irregolare di un comitato che si autocostituisce. Non esiste un organo giurisdizionale competente»

TARQUINIA – Due espulsioni ingiuste che non hanno motivo di esistere. La Contrada San Pancrazio contesta così,  a gran voce,  la decisione del Comitato Giostra delle Contrade in merito alla squalifica di due cavalieri.
«Quella che ci troviamo a subire non è altro che una grandissima ingiustizia. – afferma Letizia Benedetti in rappresentanza della Contrada San Pancrazio  – La contrada San Pancrazio è la contrada che ha vinto più palii in assoluto nella storia di questa manifestazione, pertanto la più temuta e naturalmente la più scomoda per le altre contrade, soprattutto per quelle che puntano a vincere per forza e ad ogni costo».  «Un piano studiato a regola d’arte», per Letizia Benedetti che annuncia di voler andare a fondo della vicenda, anche atteaverso avvocati, contestando la decisione della presidente del Comitato Giostra delle Contrade Benedetta Tosoni accusata, tra le altre cose, di adottare due pesi e due misure, e di «incapacità di gestire la manifestazione in modo democratico e tutt’altro che imparziale rispetto alle contrade partecipanti alla manifestazione». (agg. 03/06 ore 20.56) segue

LA RICOSTRUZIONE. Letizia Benedetti ricostruisce nel dettaglio quanto avvenuto domenica scorsa quando è scoppiato il diverbio all’origine delle squalifiche: «Domenica scorsa, 27 maggio, dalle ore 18,30 alle ore 19,30, come da programma pre-stabilito in una delle riunioni del Comitato e delle contrade,- spiega Letizia Benedetti – il campo gara doveva essere a disposizione della Contrada San Pancrazio per la Provaccia. Non appena i nostri cavalieri hanno fatto il loro ingresso in campo con i propri cavalli, la stessa presidente, aiutata (guarda caso!) dalla delegata di un’altra contrada, si apprestava a nastrare un telo sull’asta corrimano che delimita il campo gara, cosa che disturba le prove, mette a rischio la sicurezza dei cavalli e dei cavalieri rischiando di compromettere l’esito della gara di domenica. Il tutto sotto gli occhi testimoni di tante persone, tra cui (guarda caso!) esponenti di altre contrade».
«Alla richiesta cortese ed educata di sospendere quell’attività da parte di uno dei cavalieri, – prosegue Letizia Benedetti –  la presidente ha risposto in modo aggressivo e maleducato, dicendo che non si sarebbe affatto tolta perché lì era lei a comandare, che avrebbe deciso lei stessa quando fermarsi e quando continuare. Tale risposta ha suscitato la reazione prima del capitano della contrada, poi quella di uno dei cavalieri che, visto l’arrogante perseverare della presidente nell’attività di allestimento, con tono molto animato ha intimato la stessa ad allontanarsi, finalmente con successo. Non vi sono stati contatti fisici di alcun genere, tantomeno insulti».
«Ad un’azione di arroganza ed ignoranza – afferma la rappresentante della Contrada San Pancrazio – è corrisposta una reazione che non poteva che essere come è stata, al fine di salvaguardare la sicurezza di tutti e proseguire con la provaccia. Un semplice diverbio verbale che però non è stato altro, per la presidente, che un’occasione per penalizzare la contrada San  Pancrazio e favorire così quelle 2-3 contrade che le stanno tanto a cuore. 
Guarda caso dai giorni a seguire, proprio quelle 2-3 contrade andavano sbandierando in giro e nei bar la sentenza ancor prima che venisse ufficialmente comunicata, cosa che ha scatenato la “rissa” (al bar ndr) di cui tanto si parla».
«Una sentenza – dice Letizia Benedetti – proclamata come ultimo punto nell’ordine del giorno della riunione di giovedì 31 maggio, emessa sulla base di un “regolamento irregolare”, in mano ad un Comitato che si auto-costituisce, auto-elegge e contenente articoli relativi a sanzioni disciplinari scritte di proprio pugno. Regole dunque imposte alle contrade senza possibilità di intervento e ricorso e, ancora più grave, senza una terza parte incaricata del giudizio finale». (Agg. 03/06 ore 21.30)

UN COMMENTO SU UN REGOLAMENTO. «Non esiste infatti – riferisce la Benedetti – in questo regolamento alcun accenno ad un organo giurisdizionale competente, incaricato di dare il giudizio finale ed eventualmente punire chi ha sbagliato. Vale a dire che la presidente e ciascun membro del comitato sono immuni da qualsiasi punizione o sanzioni, mentre le contrade devono subire le sanzioni, anche ingiustamente come in questo caso. E se il “regolamento irregolare” prevede tante possibili sanzioni da applicare, il comitato naturalmente ha scelto per noi le peggiori: 2 anni di squalifica per il cavaliere che ha intimato l’allontanamento dal campo gara della presidente e 1 anno di squalifica per il capitano, con la sola motivazione che essendo il capitano è responsabile di tutto quello che avviene nella propria contrada.
Basti pensare che negli ultimi tempi, il capitano di una delle contrade tanto amate dalla presidente, al termine della gara dello scorso anno, ha sottratto e si è portato a casa una delle lance usate in gara. Cosa che, chi è nella manifestazione sa quanto importante e prezioso sia quest’oggetto, averlo a disposizione a casa per un anno di allenamenti. Ovviamente questo fatto non è stato punito, nemmeno oggetto di discussione.  Se questa non è ingiustizia, ditemi voi cos’è. La squalifica dei nostri cavalieri è una cosa che ci fa male e ci rattrista, proprio perché si è in questa manifestazione da sempre. Questa manifestazione dovrebbe essere vissuta come un momento di festa per tutti, soprattutto per chi tutto l’anno lavora e spende soldi per la sua buona riuscita. Sarà il tempo a darci ragione, è solo questione di tempo». (Agg. 03/06 ore 22.30)

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