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Caso Vannini, Marina: "Nessun commento, mi affido al procuratore"

Caso Vannini, Marina: "Nessun commento, mi affido al procuratore"

Così la mamma di Marco dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado. ''Leggere i motivi della concessione delle attenuanti mi hanno sconvolto e lasciato senza parole''   

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Lascio commentare al procuratore capo e al pubblico ministero che dovranno valutare le motivazioni della sentenza ed eventualmente trovare i motivi per ricorrere in appello. Per quanto mi riguarda, io personalmente  non ho parole. Torno a ripetere che Marco è stato ucciso per la seconda volta. Marco confidava nella giustizia, noi confidavamo nella giustizia e invece non c’è stata come speravamo. Non è che ora che sono uscite le motivazioni la situazione cambia. Non sono un avvocato, ne un pubblico ministero, e tantomeno un procuratore e quindi non mi rimane altro che affidarmi a loro. Spero che ci sia l’appello. Dalle carte ci sono tutti i presupposti per poterlo fare. Purtroppo questa, secondo me, è stata una sentenza che non ha avuto il coraggio di condannare adeguatamente  un’intera famiglia». (agg. 16/06 ore 9.30) segue

Mamma Marina e i dubbi sulle attenuanti. Questo è quanto ha dichiarato Marina Conte, mamma di Marco Vannini, sentita dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado.  La più grande perplessità di Marina si riscontra nei motivi per i quali sono state concesse le attenuanti generiche, così motivate, come si legge in sentenza:  “Considerati, per tutti gli imputati per i quali è stata pronunciata condanna, la pregressa e del tutto regolare condotta di vita e la loro incensuratezza, l’evidente occasionalità e irripetibilità della vicenda, lo stesso legame affettivo esistente tra ciascuno di loro e la vittima e, quindi, la drammaticità, anche per loro, dei fatti in cui sono rimasti, in vario modo, coinvolti, possono essere loro riconosciute le circostanze attenuanti  generiche”.  (agg. 16/06 ore 10)

Marina: «Il dolore vero è il nostro». Non è d’accordo Marina perché «queste motivazioni – dice – non bilanciano adeguatamente l’immenso dolore arrecato alla mia famiglia. Non riesco a capire che attenuanti ci possono essere per il loro dolore. Questo lo vivo come un oltraggio a me e mio marito. E’ paragonabile al nostro dolore? E’ come un controsenso riconoscere delle attenuanti a chi non ha fatto niente per salvarlo. Mi ha sconvolto quando si parla di dolore quando poi tra le altre cose non hanno mai menzionato mio figlio. Nessuna parola buona nei suoi confronti. Non hanno mai detto per esempio a Marco gli volevamo bene. Ogni volta che hanno parlato di mio figlio hanno detto ‘’la cosa’’. E’ quindi inaccettabile un’attenuante perché soffrono a causa della morte di mio figlio. Noi soffriamo per la sua morte. Marco non c’è più. Aveva vent’anni  ero pieno di vita. Quando ho letto la sentenza non ho battuto ciglio nel senso che leggevo le motivazioni pur con animo polemico però quando sono arrivata alle attenuanti concesse anche per il dolore l’ho vissuto come un oltraggio. Loro (i Ciontoli) non hanno fatto niente,  non mi hanno mai detto niente e hanno continuato a mentire spudoratamente. Tranne quel giorno in udienza quando ha parlato il capofamiglia che si è girato verso di me e mio marito dicendo che ci aveva rovinato la vita ma aggiungendo che l’ha rovinata anche a lui e alla sua famiglia. Martina addirittura non si è mai girata, non mi ha mai cercato, mai detto una parola di conforto a me e mio marito. E mi parlano di dolore? Il dolore vero è il nostro». (agg. 16/06 ore 10.30)

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