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«Una sentenza dove si dice tutto e il contrario di tutto che però lascia ben sperare»

«Una sentenza dove si dice tutto e il contrario di tutto che però lascia ben sperare»

CASO VANNINI.   Il commento dello zio di Marco dopo il deposito delle motivazioni. Roberto Carlini: «Non condividiamo nel modo più assoluto il ruolo che viene attribuito ai familiari di Antonio Ciontoli; non sono arrabbiato perchè ci sono tutti gli estremi per un ricorso in appello»  

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Ho letto le motivazioni  e onestamente devo dire che è una sentenza dove si dice tutto e il contrario di tutto. Intanto, lascia ben sperare, nel caso in cui la Procura decida di ricorrere in appello. Sarei stato più preoccupato se fosse stata una sentenza blindata, ferrea e inattaccabile. Invece, sono speranzoso». Queste le parole di Roberto Carlini, lo zio di Marco Vannini dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado. Roberto cognato di mamma Marina, perché marito della sorella Anna, sempre a fianco della famiglia nel seguire la vicenda, è come un fiume in piena nel commentare la sentenza. Nell’analizzare la posizione dei familiari di Antonio Ciontoli dice:  «C’è poco da dire. Si afferma, come nelle motivazioni, che non si erano accorti ma allo stesso tempo che  si dovevano accorgere  di quanto accaduto soprattutto in considerazione del fatto che Marco  urlava disperato. Da un colpo d’aria non poteva far uscire sangue, e far urlare una persona in modo disumano come viene poi evidenziato tanto che addirittura le urla strazianti si sentivano nell’appartamento dei vicini. Quelle urla non potevano essere state provocate da un colpo d’aria». Roberto attacca anche «il fermo convincimento»’ della Corte che nel bagno fossero presenti solo il capofamiglia e Marco, in quanto ritiene «che quanto dichiarato da Martina non sia stato tenuto in debito conto poiché giudicate frutto di uno stato emotivo particolare».  Non lo convince anche il fatto che «gli altri non si siano resi conto della gravità della situazione».  (agg. 17/06 ore 10.15)

LE OSSERVAZIONI SULLA POSIZIONE DI VIOLA GIORGINI. A sostegno di ciò ricorda che:  «Nel corso delle due telefonate quando Marco strillava e chiedeva aiuto, si sentivano le voci degli altri che stavano lì presenti. Questa mancata attribuzione di responsabilità la rifiuto». Non mancano poi alcune osservazioni sulla posizione di Viola Giorgini (fidanzata di Federico), per la quale la sua posizione di ospite all’interno della famiglia la rende estranea alle dinamiche dei fatti. «Ma se lei era un ospite – dice Carlini – quindi che facciamo? Un ospite può  assistere tranquillamente ad un omicidio, magari avere una parte in causa, però è un ospite e quindi di conseguenza estranea dalla famiglia? Una ragazza che era fidanzata da diversi anni che viveva con loro me la chiami ospite?  E poi Viola estranea?  Però intanto Viola ha detto a Federico nelle intercettazioni ambientali in caserma  ‘’ti ho parato il culo’’.  E quando dice che: ‘’forse Marco l’abbiamo spostato  troppo’’, che vuol dire? Non si è resa partecipe dell’azione? Quindi la sua assoluzione è un cazzotto nello stomaco. Ci sono tanti punti che non condivido. Però nello stesso tempo non sono arrabbiato. Non sono arrabbiato perché, secondo me, ci sono tutti gli estremi  per un ricorso in appello. E quindi che si possano rivedere i ruoli e le imputazioni di queste persone». A questo punto Carlini sottolinea che: «Mentre per il Ciontoli la motivazione è stata abbastanza dettagliata anche a livello tecnico, quello che a me dispiace è il ruolo attribuito dalla Corte ai familiari. Non sembra essere affatto così».  Un punto che sconvolge i componenti della famiglia Vannini ed anche Roberto sono in generale la concessione del le attenuanti generiche. «La cosa pure che mi ha lasciato amarezza è quando  in uno dei motivi si evidenzia che sono stravolti dal dolore. Per l’ennesima volta, sempre a comprendere e giustificare l’atteggiamento e lo stato emotivo degli imputati. Invece, per quello che riguarda Marina e Valerio, che ripeto, come ho sempre detto, sono condannati all’ergastolo per la sofferenza,  non si è tenuto affatto in considerazione questa valutazione. Benissimo, loro soffrono perché comunque Marco era morto ma d’altra parte c’è una famiglia che è distrutta».   (agg. 17/06 ore 11)

“STONA LA CONCESSIONE DELLE ATTENUANTI AD ANTONIO CIONTOLI”. Non mancano, infine, perplessità sul fatto che in sentenza non si fa alcun riferimento alla testimonianza del maresciallo Roberto Izzo, comandante della stazione dei Carabinieri di Ladispoli, tanto che si chiede Carlini: «Allora quello che dice Izzo? Ma non vale manco la sua testimonianza? Questo mi lascia perplesso, ma allo stesso tempo, ripeto,  fiducioso. Perché comunque sono elementi che poi dovranno essere discussi, credo, nell’eventuale appello. Qui non si parla di Izzo. Non si parla della veridicità delle dichiarazioni di Martina. Poi si dice che magari i familiari sono stati indotti nell’errore. Ma quando sono arrivati gli operatori del pronto soccorso stavano tutti li intorno. E’ vero che parlava uno solo? Visto che parlava solo il capofamiglia. Ma stavano tutti lì. Sono parte in causa e va bene. Ma stare intorno ad un ragazzo che urla come un cane vogliamo credere ancora che credevano al colpo d’aria dopo che anche Federico ha trovato il bossolo? E dai, è assurdo. Però senza critiche, andiamo avanti.  Ma ripeto, tutto sommato, a parte le attenuanti è stata una descrizione molto puntuale,  precisa e ben motivata per quanto riguarda la responsabilità del capofamiglia. Di Antonio Ciontoli che possiamo dire? Solo che stona la concessione delle attenuanti. Secondo il mio modesto avviso, proprio perché Marco era un componente aggiunto della famiglia, le attenuanti dovevano essere tramutate in aggravanti. Però non sono state contestate a suo tempo. Siamo fiduciosi e aspettiamo. Tanto sono tre anni che aspettiamo. Per adesso potremmo dire che abbiamo preso solo schiaffi. Poi entrando nel merito della sentenza e non delle motivazioni, ci lascia, come abbiamo detto a suo tempo, l’amaro in bocca. Non condividiamo nel modo più assoluto il ruolo che viene attribuito ai familiari». Roberto Carlini chiude la lunga conversazione ricordando le parole del giornalista Carmelo Abate, dette sulle motivazioni della sentenza nella puntata di venerdì scorso a Quarto Grado: «E’ una cosa  veramente vergognosa che mi fa perdere la fiducia che ho nella giustizia». (agg. 17/06 ore 11.30)

 

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