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«Fine alle “chiacchiere” allestite sulla vicenda»

«Fine alle “chiacchiere” allestite sulla vicenda»

CASO VANNINI. I legali dei Ciontoli commentano le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise di Roma. Si va verso l'Appello

LADISPOLI – Con le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Roma è stata messa «la parola fine a molte delle “chiacchiere” allestite dai vari programmi televisivi e articoli di stampa» sulla vicenda relativa all’omicidio di Marco Vannini. In primis, sulla posizione di Martina Ciontoli. Ne sono convinti gli avvocati Pietro Messina e Andrea Miroli, legali della famiglia Ciontoli che hanno così commentato le motivazioni della Corte. «L’imputata, sulla scorta dell’ormai noto stralcio delle intercettazioni ambientali, per tre anni – scrivono i due legali – è stata tacciata di mentire poiché accusata di essere presente in bagno al momento dello sparo». Tesi, come tengono a sottolineare Miroli e Messina smentita dalla Corte che ha così demolito «l’asserita portata accusatoria dell’intercettazione ambientale. Con particolare riguardo alle parole di Martina Ciontoli, è stata fornita una ricostruzione della situazione basata sul forte stato emotivo in cui versava l’imputata, aderendo integralmente, sul punto, alla ricostruzione della difesa. I giudici, sulla scorta delle inconfutabili prove scientifiche acquisite al patrimonio processuale hanno ben compreso quanto sostenuto fin dall’inizio del dibattimento dagli scriventi e cioè che Martina Ciontoli non poteva essere presente in bagno al momento dello sparo, anche attesa la smisurata differenza di particelle rinvenute sulle narici rispetto a quelle ritrovate indosso ad Antonio Ciontoli». (agg. 19/06 ore 18.34) segue

SODDISFAZIONE PER L’ASSOLUZIONE DI VIOLA GIORGINI. Soddisfatti i due legali anche per i motivi che hanno portato all’assoluzione della fidanzata di Federico, Viola Giorgini «la cui posizione è stata sufficientemente chiarita nei suoi risvolti di comportamento e di assenza di responsabilità». Bene anche «la correttezza delle argomentazioni utilizzate dalla Corte per giustificare la concessione delle attenuanti generiche, quali l’effettiva occasionalità e irripetibilità del tragico occorso, il legame affettivo preesistente con la vittima, l’incensuratezza dei prevenuti e la drammaticità della vicenda che certamente ha colpito anche gli imputati. Elementi tutti che, a termine di legge, pacificamente, legittimano la loro attribuzione».(agg. 19/06 ore 19)

SI VA VERSO L’APPELLO. A non essere condivise dai due avvocati della famiglia sono invece «le conclusioni cui sono giunti i giudici sulla qualificazione giuridica della posizione dei familiari di Antonio Ciontoli, in solare contrasto – scrivono ancora – con quelli che sono i più recenti orientamenti della Suprema Corte che, per tale motivo, saranno oggetto di specifica censura». Ora per i due legali, terminato il primo grado di giudizio, motivazioni alla mano, si andrà verso l’appello al quale i due avvocati si preparano, dicono con un «incoraggiante impulso verso il percorso di verità che questa vicenda merita» e che sono certi sarà proprio rivista al grado di appello «in senso ancor più favorevole ai nostri assistiti».(Agg. 19/06 ore 19.30)

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