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Rifiuti, Valter Lozza (Mad): "Nessun allarme"

Il proprietario della società che gestisce la discarica rassicura: "Centomila metri cubi e poi si esaurisce lo spazio disponibile". 

Il proprietario della società che gestisce la discarica rassicura: "Centomila metri cubi e poi si esaurisce lo spazio disponibile". 

CIVITAVECCHIA – “Si sta facendo dell’allarmismo gratuito”. È il commento di Valter Lozza proprietario della Mad, società che gestisce la discarica di Fosso Crepacuore in questi giorni al centro della polemica dopo l’allarme scattato a seguito della determina regionale che individuava nella discarica di Civitavecchia uno dei siti per lo smaltimento dei rifiuti del trattamento Tmb di Aprilia. Si è parlato di mobilitazione contro i “rifiuti da Roma” ma per Lozza non c’è nessun allarme.

“Parliamo di circa 100mila metri cubi di capacità rimanenti per Fosso Crepacuore – ha spiegato – per Civitavecchia non cambia nulla perché, una volta conferiti, si esaurirà la metratura disponibile per la discarica e si farà il capping”. Lozza ha spiegato che le cifre sono di poco differenti da quelle che Civitavecchia va a conferire a Viterbo, circa un mese dei rifiuti di Roma, e che non verranno necessariamente dalla capitale. Secondo il proprietario della Mad, quindi, non esiste alcun allarme rifiuti da Roma ma si tratterebbe solamente di un quantitativo limitato e che non andrebbe ad impattare sul territorio. “Si tratta di una quantità che Civitavecchia fa in circa un anno – ha continuato Lozza – tra l’altro i rifiuti che andranno nella discarica di Crepacuore sono trattati, quindi parliamo di un impatto ambientale minore, si sta facendo del facile allarmismo. Una volta che saranno consegnati questi 100mila metri cubi la capacità della discarica si esaurirà, non avremo una nuova Malagrotta. Al momento – ha sottolineato – la discarica è una ferita aperta nel territorio e va assolutamente chiusa e non lasciata in sospeso. Dopo questa operazione procederemo con il capping”. Il capping non è altro che un’impermeabilizzazione dei rifiuti che impedisce all’acqua piovana di penetrare. Secondo Mad, quindi, non c’è allarme e parliamo di cifre simili a quelle portate da Civitavecchia a Viterbo. “Gli effetti benefici – ha concluso Lozza – superano di gran lunga i facili allarmismi”.

Altra questione è il famoso concordato Hcs che è stato ripresentato la scorsa settimana. Mad, che da sola rappresenta circa il 40% dei creditori chirografari, non aveva votato per il primo piano, bocciato. Il motivo di maggiore contrasto con l’Amministrazione riguardava il pagamento del Post mortem, ovvero la somma inserita in bolletta per legge e necessaria per la gestione della discarica nei 30 anni successivi alla chiusura, importi che teoricamente avrebbero dovuto essere pagati integralmente in pre-deduzione dal concordato. Vedremo cosa prevede la seconda proposta nel piano presentato nei giorni scorsi. Nel concordato le cifre che riguardano Mad sono importanti, parliamo di circa 4 milioni, di cui 1,2 proprio per il Post mortem e 2,8 per altri servizi, tra cui il capping. Lozza, che ha già ‘‘salvato’’ Hcs dal fallimento ritirando ad ottobre l’istanza presentata lo scorso anno, rimane vago: “Mi auguro – ha commentato – che chi ha redato il nuovo concordato abbia preso in considerazione le questioni da noi sollevate”.

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