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Sanzioni alle torrette, Assobalneari-Ribomar: ''Pronti a fare ricorso''

Sanzioni alle torrette, Assobalneari-Ribomar: ''Pronti a fare ricorso''

LADISPOLI – “Recentemente sono apparsi articoli su testate locali in cui si diffondevano pubblicamente dati sensibili circa l’attività sanzionatoria della Capitaneria di Porto di Ladispoli in merito alla non conformità di alcune dotazioni di due torrette del PCS e alla distanza tra due postazioni (si precisa che la posizione gps di ogni torretta è stata comunicata e approvata dalla Direzione Marittima di Civitavecchia)”. Inizia così la nota inviata da Assobalneari Ladispoli-S.Nicola – Rete Ribomar dove si fa riferimento all’articolo inerente le multe effettuate dalla Capitaneria di Porto ad un paio di torrette.

“A prescindere dal fatto che, essendo diretta e immediata l’identificazione del soggetto da parte del lettore, non è stata chiesta liberatoria alla società che gestisce il PCS e/o alle strutture balneari afferenti alle torrette stesse a diffondere tali dati che riguardano il regime privato e dalla cui diffusione anche solo parziale può derivare violazione della privacy, danno di immagine e finanche danno economico alle società promotrici del progetto nonché alle singole imprese ad esso afferenti;

Considerato che è in fase di preparazione il ricorso ai verbali ascritti per giustificati motivi su cui entrerà nel merito l’autorità preposta, con la presente chiediamo il rispetto della privacy nel diffondere anche solo parzialmente dati sensibili su dinamiche direttamente riconducibili alle società coinvolte.

Inoltre, visto l’accanimento verso un progetto privato che, oltre ad aver donato il Salvataggio anche su tratti di arenile precedentemente non presidiati, sta producendo statistiche da record in termini di interventi portati a buon fine (più di 50 interventi già effettuati con il 100% del successo) e considerando l’assenso quasi plebiscitario della comunità locale a questa iniziativa rimarchiamo e ribadiamo la nostra indignazione sottolineando che stiamo prendendo seriamente in considerazione l’idea di far intervenire i nostri legali a tutela delle discriminazioni di cui ci sentiamo oggetto”.

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